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Orologi replica: è legale venderli?

9 luglio 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 9 luglio 2018



Contraffazione: cos’è? È reato vendere merce contraffatta? Quando è reato acquistare prodotti falsi? Cos’è il falso grossolano?

Il fenomeno della contraffazione è un’autentica piaga per il commercio legale: si tratta di un vero e proprio mercato parallelo che molto spesso riscuote un successo perfino maggiore rispetto a quello dei prodotti originali. Ciò avviene perché la merce contraffatta incontra il favore dei consumatori che, anziché spendere cifre esorbitanti per un oggetto firmato (vestito o accessorio che sia), preferisce ripiegare su qualcosa di molto simile (a volte identico) e, soprattutto, di gran lunga meno costoso. Con questo articolo ci soffermeremo su un particolare tipo di prodotto contraffatto: gli orologi. Nei paragrafi successivi vedremo cosa sono gli orologi replica e se è legale venderli.

Orologi replica: cosa sono?

Gli orologi replica non sono altro che fedeli riproduzioni di orologi originali, cioè di oggetti prodotti dalle case madri e sui quali viene apposto il loro marchio. Gli orologi replica, detto in due parole, sono orologi contraffatti, proprio come le borse, le scarpe e tanti altri capi di vestiario. Sono definiti “replica” in quanto sono del tutto simili, se non identici, agli originali, tant’è vero che, molto spesso, anche un intenditore ha difficoltà a riconoscere la contraffazione.

Contraffazione: è legale?

Ovviamente, la contraffazione di prodotti originali costituisce reato. Secondo il codice penale, chiunque contraffà o altera marchi o segni distintivi, nazionali o esteri di prodotti industriali, ovvero fa uso di tali marchi o segni contraffatti o alterati, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da 2.500 a 25mila euro [1].

Orologi replica: è legale acquistarli?

Prima di vedere se è legale vendere orologi replica, mettiamoci dalla parte del consumatore e spieghiamo se è legale acquistare beni contraffatti. La legge italiana prevede due ipotesi di reato diverse che possono riferirsi a chi acquista merce frutto di un reato: la ricettazione e l’incauto acquisto.

Secondo il codice penale, si ha ricettazione quando una persona, al fine di procurare a sé o ad altri un profitto, acquista, riceve od occulta denaro o cose provenienti da un delitto, o comunque si intromette nel farle acquistare, ricevere od occultare. La pena prevista è la reclusione da due ad otto anni [2].

Si incorre nel reato di incauto acquisto, invece, quando una persona, senza averne prima accertata la legittima provenienza, acquista o riceve a qualsiasi titolo cose, che, per la loro qualità o per la condizione di chi le offre o per l’entità del prezzo, si abbia motivo di sospettare che provengano da reato. La sanzione è l’arresto fino a sei mesi [3].

Acquisto orologi replica: quando è ricettazione?

Spiegate le due fattispecie di reato, vediamo se acquistare orologi replica costituisce un illecito penale. Secondo la Corte di Cassazione, non commette reato chi acquista un prodotto contraffatto (e, quindi, anche un orologio replica), a patto però che l’acquisto sia destinato a un uso esclusivamente personale [4]. Questo perché la legge sanziona solo chi è inserito nel circolo produttivo o di distribuzione del prodotto contraffatto, non invece chi se ne serve per scopi puramente personali.

Al contrario, chiunque compra un bene che sa provenire da un reato (furto, rapina, ma anche contraffazione, costituente anch’essa reato), oppure, pur non avendone certezza, immagina tranquillamente che possa essere frutto di un illecito, incorre nel reato di ricettazione se quel bene non è destinato per sé ma per essere ceduto a terzi, anche se solamente regalato.

In effetti, per l’acquisto di orologi replica, cioè di orologi del tutto identici a quelli originali, è facile incorrere nel reato di ricettazione se l’acquisto non è per uso personale, in quanto il prezzo incredibilmente basso (si pensi ad un Rolex venduto a poche decine di euro) induce qualunque acquirente a capire che si tratta di un falso.

Invece, se l’orologio replica dovesse essere venduto ad un prezzo “verosimile”, cioè analogo al prodotto originale, allora l’acquirente non incorrerà di certo nel reato di ricettazione, in quanto sarà completamente ingannato dal venditore che gli ha spacciato per originale un orologio contraffatto. In questo caso, l’acquirente è parte lesa e potrà sporgere denuncia/querela per truffa e contraffazione.

Acquisto orologi replica: quando è incauto acquisto

Più lieve è l’ipotesi di incauto acquisto, in cui incorre chi acquista un bene contraffatto o, comunque, proveniente da reato quando avrebbe ben potuto immaginare che la merce stessa fosse delittuosa. In poche parole, mentre il delitto di ricettazione scatta quando il compratore sa o accetta consapevolmente il rischio che il prodotto sia contraffatto, nel caso dell’incauto acquisto l’acquirente compra il bene per ingenuità, pur avendo dovuto ipotizzare che provenisse dal mercato nero.

Acquisto orologi replica: sanzione amministrativa

A prescindere dalla sanzione penale, chi acquista merce contraffatta incorre in una sanzione amministrativa. Come, infatti, ha avuto modo di chiarire la Corte di Cassazione [5], l’acquirente finale di un prodotto con marchio contraffatto o comunque di origine e provenienza diversa da quella indicata risponde a titolo di illecito amministrativo e non di ricettazione [6]. La sanzione da pagare va da cento a settemila euro.

Orologi replica: è reato venderli?

Veniamo ora al punto principale di questo articolo: è legale vendere orologi replica? La risposta si evince da quanto detto finora: la contraffazione è un reato e, pertanto, vendere oggetti falsi, seppur identici agli originali, costituisce reato, sempreché ce ne sia la consapevolezza. In altre parole, il commerciante al dettaglio che vende orologi replica credendo che siano originali, non commette reato; al contrario, incorrerà in illecito penale colui che consapevolmente, al fine di trarne guadagno, immette sul mercato merce contraffatta.

Nello specifico, la legge dice che, fuori dei casi di concorso nell’attività di contraffazione stessa, chiunque detiene per la vendita, pone in vendita o mette altrimenti in circolazione, al fine di trarne profitto, prodotti contraffatti, è punito con la reclusione fino a due anni e con la multa fino a 20mila euro [7].

Inoltre, la legge prevede la confisca della merce contraffatta e, salvo che il fatto costituisca più grave reato, la sanzione amministrativa da ventimila a un milione di euro qualora lo stesso acquisto sia realizzato da un operatore commerciale o da un soggetto diverso dall’acquirente finale.

Contraffazione: quando non è punibile?

La giurisprudenza ha escluso la punibilità del venditore che offre al pubblico un prodotto contraffatto così male da non poter essere spacciato per originale in alcun modo [8]. Si tratta del cosiddetto falso grossolano, cioè di quella contraffazione talmente evidente da non poter ingannare nessuno. Classico esempio è quello del venditore ambulante che vende in strada (semmai su un lenzuolo steso a terra) orologi di grande prestigio a pochi euro.

Ma perché il falso grossolano non è punito? Perché le norme sulla contraffazione mirano a tutelare la fede pubblica, ossia l’affidamento dei consociati nei marchi o segni distintivi che individuano le opere dell’ingegno o i prodotti industriali e ne garantiscono la circolazione. Pertanto, quando la falsificazione non sia idonea a trarre in inganno i consumatori, provocando confusione tra contrassegno e prodotti originali e quelli non autentici, non si può neanche parlare di reato.

Per dover di precisione, però, va anche detto che esistono isolate pronunce di senso contrario, cioè sentenze che hanno punito anche la contraffazione evidente [9].

Infine, si segnala quell’orientamento (per vero, assolutamente minoritario) secondo cui il commercio di merce contraffatta non è penalmente rilevante se giustificato dallo stato di necessità del venditore e dal numero esiguo di prodotti falsificati [10]. Trattasi di un’applicazione alquanto peculiare della scriminante prevista dal codice penale [11], atteso l’orientamento assolutamente maggioritario secondo cui lo stato di necessità non può applicarsi ai reati contro il patrimonio o che, comunque, offendono il commercio [12].

note

[1] Art. 473 cod. pen.

[2] Art. 648 cod. pen.

[3] Art. 712 cod. pen.

[4] Cass., sent. n. 12870 del 29.03.2016.

[5] D.l. n. 35 del 24.03.2005, conv. in legge n. 80/2004.

[6] Cass., Sez. Un., sent. n. 22225/2012.

[7] Art. 474 cod. pen.

[8[ Cass., sent. n. 5215 del 3.02.2014.

[9] Cass., sent. n. 2558 del 21.01.2015.

[10] Trib. Roma, sent. del 15.02.2001.

[11] Art. 54 cod. pen.

[12] Cass., sent. n. 26143 del 26.07.2006.

Autore immagine: Pixabay.com

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