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Madre separata si trasferisce col figlio: può farlo?

19 giugno 2018


Madre separata si trasferisce col figlio: può farlo?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 19 giugno 2018



Il genitore collocatario del figlio minore può cambiare la residenza propria e quella del figlio minore anche senza il consenso dell’altro genitore e del tribunale solo se la decisione viene assunta nell’interesse del figlio.

Uno dei doveri dei genitori separati è quello di garantire al figlio rapporti solidi e amorevoli con entrambi. Questo non significa solo evitare di parlare male dell’ex coniuge in presenza dei minori o, peggio, aizzarli contro l’altro, ma anche – con un comportamento attivo – fare in modo che essi rendano partecipe il genitore con cui non convivono dei loro piccoli traguardi quotidiani e si rechino agli incontri con quest’ultimo fissati dal tribunale. Ne discende che nessun genitore può, dopo la separazione, spostare la propria residenza altrove, impedendo le visite all’altro se questi non ha dato il proprio consenso o non c’è stata un’autorizzazione espressa del tribunale. Immaginiamo però che una donna, a cui sia  stato affidato il figlio, perda il lavoro e, anche nel bene del ragazzo, decida di trasferirsi in un’altra città dove invece potrebbe contare su un’altra occupazione e magari della copertura dei propri genitori. Che succede in questi casi se la scelta viene presa senza il nulla osta del giudice o dell’altro genitore? Se la madre separata si trasferisce col figlio cosa rischia? Può farlo? Sul punto si è espressa una recente ordinanza della Cassazione [1]. Ecco cosa è stato detto.

Come abbiamo già spiegato nell’articolo La madre può trasferirsi col figlio dopo la separazione?, in linea generale, se il genitore collocatario (presso cui cioè convivono i bambini) intende cambiare la propria residenza e quindi anche quella dei figli minori, deve prima chiedere il consenso all’altro genitore e, se questi lo nega, può  rivolgersi prima al tribunale e richiedere un provvedimento di autorizzazione. 

Se la madre separata si trasferisce col figlio senza chiedere né l’ok all’ex coniuge né al tribunale, può essere sanzionata. I provvedimenti adottabili dal giudice sono:

  • l’ordine di riavvicinamento in modo da consentire all’altro genitore di esercitare il suo diritto alle visite periodiche dei figli
  • l’ammonimento;
  • il risarcimento del danno;
  • una sanzione da 75 euro a 5mila euro in favore della Cassa delle ammende [2];
  • la collocazione del figlio presso l’altro genitore;
  • la revoca dell’affidamento condiviso del figlio in favore invece dell’affidamento esclusivo all’altro genitore;
  • nei casi più gravi la perdita della potestà genitoriale.

Eccezionalmente, la decisione unilaterale di allontanamento può essere giustificata se presa nell’esclusivo interesse del minore. Quindi, se la madre cambia la residenza dall’oggi al domani, senza aver prima ottenuto il consenso dell’altro genitore o del tribunale, può evitare le sanzioni purché dimostri che la scelta è sorretta da motivazioni non egoistiche (come l’inseguimento della propria carriera) o futili (perché, ad esempio, non ama la precedente città), ma volte a far stare meglio il figlio. Un esempio è proprio nel caso di una donna senza lavoro che si sposta in un luogo – anche molto distante – ove invece ha ricevuto l’offerta di un posto. La Cassazione ha confermato dunque questa linea di pensiero: la decisione di trasferirsi presa senza il consenso dell’altro genitore – per quanto deprecabile – può essere giustificata solo se assunta nell’interesse del figlio e, dunque, non comporta, di per sé, il venir meno dell’affido condiviso o del collocamento.

Sarà comunque necessario che un consulente tecnico, nominato dal giudice, valuti tutte le circostanze del caso e se le relazioni tra il figlio e l’altro genitore (quello non convivente) sono comunque buone e sufficientemente solide da sorreggere un trasferimento e la relativa lontananza.

Altrettanto frequenti sono le ipotesi di trasferimento all’estero come succede quando ci si sposa con un cittadino o una cittadina di un altro Paese dell’UE o extracomunitario. Se il genitore collocatario trasferisce illegittimamente il minore in uno Stato diverso rispetto a quello in cui si trova la sua residenza abituale, l’autorità competente del luogo ove il minore è stato portato può essere chiamata a verificare l’illegittimità dell’allontanamento, valutando anche se il trasferimento è avvenuto contro la volontà del genitore (o dell’ente titolare della responsabilità genitoriale sul minore, cioè affidatario o coaffidatario) e può ordinare il rimpatrio (ai sensi della Convenzione dell’Aja sugli aspetti civili della sottrazione internazionale di minori).  

La domanda di rimpatrio va presentata entro un anno dall’illecito trasferimento. Essa può essere respinta solo laddove si dimostri che il ritorno del minore gli arrecherebbe un grave pregiudizio.

note

[1] Cass. ord. n. 15949/2018 del 18.06.2018.

[2] Art. 709 ter cod. proc. civ.

Corte di Cassazione, sez. VI Civile – 1, ordinanza 30 gennaio – 18 giugno 2018, n. 15949

Presidente Campanile – Relatore Bisogni

Rilevato che

1. Ba. De. ha proposto reclamo, dinnanzi la Corte di Appello di Roma, avverso il decreto 17 gennaio – 3 febbraio 2017 con il quale il Tribunale per i minorenni di Roma, in accoglimento del ricorso di Er. Ro., ha dichiarato la sua decadenza dalla responsabilità genitoriale nei confronti del figlio Ni. Sa. Ro. nato il (omissis…). Il Tribunale minorile romano aveva sanzionato la condotta della madre che, senza il consenso del padre, nell’estate del 2015, aveva trasferito la sua residenza a Padova portando con sé il figlio e impedendo in tal modo di fatto la relazione con il padre residente a Roma.

2. Ha rilevato la ricorrente che la sua condotta non poteva giustificare un provvedimento così grave come la decadenza dalla responsabilità genitoriale in relazione a un comportamento ampiamente giustificato dalla perdita del lavoro a Roma, dalla presenza a Padova dei suoi genitori e dalla disponibilità di un alloggio nonché dalla possibilità, che si era concretizzata, di trovare una occupazione lavorativa. Tutto ciò a fronte di una completa imprevedibilità e inaffidabilità del comportamento del padre. Ha inoltre rimarcato la reclamante la sua osservanza dei provvedimenti del T.M. e in particolare di quello che dopo il suo trasferimento aveva imposto il ritrasferimento del figlio a Roma presso il padre.

3. Si è costituito Er. Ro. che ha chiesto il rigetto del reclamo rilevando la gravità della condotta della De. che aveva comportato, oltre alla arbitraria interruzione della frequentazione del figlio con il padre, il perturbamento del suo percorso scolastico nel quadro di una mancanza di cure e dell’inosservanza dei doveri di mantenimento.

4. La Corte distrettuale con sentenza n. 344/2017 ha accolto il reclamo ritenendo che, per quanto censurabile, il comportamento della De. non integra i presupposti per la dichiarazione di decadenza dalla responsabilità genitoriale che costituisce un provvedimento predisposto dal legislatore non a scopo sanzionatone» ma a tutela del minore e finalizzato a scongiurare ulteriori condotte pregiudizievoli da parte del genitore. Ha inoltre rilevato la Corte d’appello che le finalità del comportamento della De. non sono riconducibili a motivazioni egoistiche o futili ma alla ricerca di una occupazione lavorativa e alla possibilità di fruire del sostegno dei genitori; inoltre la De. ha rispettato le successive disposizioni del T.M.; la c.t.u. espletata in primo grado attesta una buona relazione del bambino con entrambi i genitori e ritiene preferibile la residenza presso la madre che ha le capacità, l’attenzione e l’amore per accudire il figlio.

5. Avverso la sentenza della Corte d’appello il ricorrente propone ricorso per cassazione ritenendo che il provvedimento impugnato si pone in evidente violazione di legge specificamente degli artt. 330 e 333 c.c. e dell’art. 30 della Costituzione.

Ritenuto che

6. Il ricorso per cassazione svolge censure attinenti al merito del procedimento senza dedurre, se non genericamente, in cosa consista la dedotta violazione di legge e senza, in particolare, una precisa contestazione dell’interpretazione adottata da parte del giudice del reclamo della norma costituzionale e delle norme del codice civile (artt. 330 e 333), a fronte di una esaustiva e coerente valutazione dei fatti compiuta dalla Corte di appello.

7. Il ricorso va pertanto dichiarato inammissibile senza statuizioni sulle spese del giudizio di cassazione.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso. Dispone omettersi l’indicazione dei nominativi e dei riferimenti identificativi delle parti in caso di pubblicazione del presente provvedimento.


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