Diritto e Fisco | Editoriale

Abbandono del tetto coniugale: è reato?

9 luglio 2018 | Autore:


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L’abbandono del tetto coniugale è giustificabile se il fatto è avvenuto dopo che la crisi coniugale era già irrimediabilmente scoppiata per altri motivi

Sei un uomo sposato, ma purtroppo il tuo matrimonio non è più quello di una volta. Ormai tu e tua moglie non condividete più nulla e non c’è alcun contatto fisico. Persino la semplice conversazione tra voi due è diventata una cosa rara mentre invece sono sempre più frequenti e furiosi i vostri litigi. Come stai purtroppo provando sulla tua pelle, si tratta di un rapporto coniugale già deteriorato che si caratterizza per i soliti elementi: i coniugi non si amano più, i contrasti sono sempre più ricorrenti, magari è nato un sentimento nei riguardi di una terza persona, la convivenza è diventata intollerabile. Ebbene, per queste ragioni, è assai probabile che uno dei coniugi si allontani dalla casa familiare per andare a vivere altrove ed è quello che hai ritenuto opportuno fare anche tu. Hai fatto bagagli e burattini e ti sei sistemato in un piccolo appartamento ammobiliato. Tuttavia, sei stato assalito da un dubbio tremendo: questa iniziativa che hai assunto può essere definita come abbandono del tetto coniugale? Se la risposta a questa domanda è positiva, quali sono le conseguenze della tua scelta? Separarsi di fatto è possibile senza avere il permesso da qualcuno oppure è necessario che la coppia sia autorizzata da un giudice appositamente invocato e coinvolto? Chi dei coniugi lascia/abbandona il tetto coniugale sarà sanzionato oppure no? In particolare, l’abbandono del tetto coniugale è persino un reato?

La separazione giudiziale

A proposito delle modalità con le quali è possibile separarsi, ne ho parlato più diffusamente nella pubblicazione Come separarsi, alla cui lettura ti rimano opportunamente. In questa sede, mi limito a ricordarti che alla separazione legale si arriva in tre modi:

  • presentandosi in totale accordo davanti all’ufficiale di stato civile (cioè la cosiddetta separazione in comune);
  • definendo la separazione con l’assistenza di un avvocato per ogni coniuge. In questo caso, l’accordo raggiunto sarà successivamente omologato dal Tribunale (cosiddetta separazione assistita);
  • affidando la definizione delle regole della separazione ad un procedimento in Tribunale (cosiddetta separazione consensuale o giudiziale).

Detto ciò, nello specifico, la separazione giudiziale è la modalità più conflittuale per raggiungere lo scopo. In poche parole, in questo caso, le parti sono in chiaro contrasto e non sono d’accordo nel regolare gli aspetti più importanti della separazione (affidamento prevalente dei figli, misura del mantenimento, assegnazione della casa, ecc). Esse necessitano di un vero e proprio processo, durante il quale dimostreranno le proprie ragioni e, al termine del quale, sarà emessa una sentenza che deciderà su tutto. Ebbene, tra le questioni che potrebbero essere sollevate durante la separazione giudiziale e decise al termine della stessa, ci sarebbe anche quella della responsabilità: chi dei due coniugi ha provocato la crisi coniugale e/o la separazione? La crisi del rapporto è stata naturale e senza responsabili di sorta oppure è addebitabile a qualcuno dei due? Il Tribunale, investito del compito di sancire e regolare la separazione, può addebitarla ad uno dei due coniugi? La risposta è positiva [1].

L’addebito della separazione

L’addebito della separazione comporta varie a conseguenze a carico del coniuge dichiarato responsabile e, in particolare:

  • la condanna al pagamento delle spese processuali: il coniuge a cui sarà imputato l’addebito, dovrà pagare sia il proprio avvocato che quello della controparte [2].
  • la perdita dell’assegno di mantenimento. Il coniuge dichiarato responsabile, anche se ne avesse diritto, perde il diritto al mantenimento a carico dell’altro [3].
  • la perdita dei diritti ereditari. Se viene accertato di aver provocato la separazione, il coniuge responsabile non può succedere all’altro, alla morte di quest’ultimo;
  • la perdita dei diritti previdenziali. Se il Tribunale ha sentenziato l’addebito della separazione a carico di un coniuge, a questi non spetta alcun diritto in materia previdenziale (ad esempio la pensione di reversibilità, alla morte dell’altro);
  • l’obbligo di risarcimento. Il coniuge vittima della separazione potrebbe avere un risarcimento [4], a carico dell’altro, al quale è stata addebitata la separazione.

Abbandono del tetto coniugale ed addebito della separazione

A seguito del matrimonio, il dovere di coabitazione rientra tra quelli previsti a carico dei coniugi dalla legge [5]: in buona sostanza è tra quelli che l’ufficiale di stato civile o il prete leggono agli sposi durante la cerimonia. Ebbene, la violazione di uno di questi doveri può comportare il cosiddetto addebito della separazione e quindi, l’abbandono del tetto coniugale potrebbe rivelarsi decisivo da questo punto di vista. In particolare, la giurisprudenza della Cassazione [6] ha affermato che l’abbandono del domicilio coniugale legittima l’addebito della separazione, in quanto determina l’impossibilità della convivenza. Tuttavia ha precisato che la condanna non potrà avvenire:

  • se l’abbandono è stato provocato dal comportamento dell’altro coniuge;
  • se l’abbandono è avvenuto dopo che l’intollerabilità della prosecuzione della convivenza si era già verificata.

In altri termini, come ulteriormente chiarito dalla Cassazione stessa [7], non si può parlare di rottura del matrimonio provocata dall’abbandono del tetto coniugale, allorquando esso sia avvenuto nel contesto di una situazione matrimoniale già irrimediabilmente compromessa. Ovviamente, sarà onere del coniuge, che ha abbandonato la casa, dimostrare che la predetta rottura era già avvenuta per altri motivi ed indipendentemente dal descritto allontanamento. In questo senso, anche le testimonianze (ad esempio dei genitori o di altri soggetti terzi) potrebbero essere più che sufficienti per dimostrare:

  • che l’abbandono non ha determinato la rottura del matrimonio;
  • che il matrimonio era già irrimediabilmente compromesso;
  • che, essendo diventata intollerabile la convivenza, l’abbandono ne è stato un effetto oppure era stato concordato tra i due coniugi ed a prescindere dai contrasti successivamente sorti e che hanno condotto alla separazione giudiziale.

Abbandono del tetto coniugale: è reato?

In teoria, l’abbandono del tetto coniugale potrebbe essere anche il presupposto per una responsabilità penale. C’è infatti, una legge che sanziona il mancato rispetto degli obblighi di assistenza familiare [8]. Ebbene, se l’abbandono del domicilio domestico si sostanzia e si accompagna al mancato adempimento del generale obbligo di assistenza a favore del proprio coniuge, può scattare il reato. Tuttavia, come chiarito dalla Cassazione [9], l’abbandono del domicilio domestico e/o del tetto coniugale non è punibile di per sé, ma solo se ha avuto come risultato la descritta mancata assistenza. Inoltre, se l’abbandono è avvenuto per giusta causa, cioè è stato dovuto all’intollerabilità della convivenza e non per futili motivi, la descritta responsabilità penale non è configurabile.

note

[1] Art. 151 cod. civ.

[2] Art. 91 cod. proc. civ.

[3] Art. 156 cod. civ.

[4] Art. 2043 cod. civ.

[5] Art. 143 cod. civ.

[6] Cass. civ. sent. n. 10719/2013 – 1696/2014

[7] Cass. civ. sent. n. 2183/2013 – 16285/2013

[8] Art. 570 cod. pen.

[9] Cass. pen. sent. n. 22912/2013

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