Diritto e Fisco | Editoriale

Quando spetta l’aumento dello stipendio

20 giugno 2018


Quando spetta l’aumento dello stipendio

> Diritto e Fisco Pubblicato il 20 giugno 2018



Assegnazione a mansioni superiori, premi aziendali, promozioni automatiche e riconoscimenti fissi in busta paga: quando la retribuzione va adeguata alle modifiche tacite del contratto di lavoro.

Ci sono dipendenti che restano una vita con lo stesso stipendio, salvo l’adeguamento al costo della vita. E altri invece che possono contare su premi produzione, scatti di anzianità e miglioramenti dovuti a un innalzamento della qualifica professionale. Ma in alcuni casi è la legge a imporre un incremento della retribuzione: ciò succede prevalentemente quando il lavoratore viene adibito a mansioni superiori per un certo lasso di tempo. Un’altra ipotesi è quando il datore eroga puntualmente una maggiorazione (dovuta, ad esempio, a un incentivo, a un rimborso forfettario di spese, ecc.) che diventa poi parte della retribuzione fissa proprio per via del riconoscimento continuato che viene fatto dall’azienda. Di tutto ciò parleremo in questo articolo: in particolare spiegheremo quando spetta l’aumento dello stipendio e cosa fare per ottenerlo. 

Aumento dello stipendio per mansioni superiori

Può succedere che il datore di lavoro, dopo aver assunto e inquadrato un dipendente in una determinata qualifica, lo adibisca temporaneamente a mansioni superiori. Si considerano «mansioni superiori» quelle caratterizzate da un più elevato contenuto professionale e, per conseguenza, inserite in un livello di inquadramento superiore.

Il datore di lavoro può adibire il dipendente a mansioni superiori anche senza il suo consenso, né c’è bisogno di un apposito ordine di servizio: il tutto può avvenire anche con comportamenti concludenti, ad esempio con la richiesta di svolgere determinate attività. La legge consente all’azienda di assegnare il dipendente a mansioni superiori temporaneamente solo in due casi:

  • per sostituire un lavoratore assente per malattia, ferie o maternità, e sino al rientro di quest’ultimo. In tale ipotesi il dipendente che svolge le mansioni superiori in sostituzione del collega ha diritto al corrispondente trattamento economico ossia all’aumento dello stipendio finché perdura l’assegnazione alle mansioni superiori. Tuttavia non spetta la promozione automatica; 
  • per tutte le altre ragioni (ad esempio, momentanea vacanza di una posizione in organico), per non oltre sei mesi: decorso tale periodo il lavoratore ha diritto all’inquadramento superiore. Anche in questo caso, il dipendente matura subito il diritto a un aumento dello stipendio corrispondente all’attività svolta. Dopo l’assegnazione temporanea, il lavoratore torna alle proprie mansioni originarie.

Se il datore di lavoro non vuole riconoscere la qualifica superiore, il dipendente può fare causa all’azienda per chiedere al giudice:

  • il ripristino delle mansioni in precedenza svolte e per le quali è stato assunto oppure l’adeguamento contrattuale alle mansioni effettivamente svolte;
  • un risarcimento del danno.

Per ottenere il riconoscimento della diversa qualifica rivendicata, nella domanda devono essere specificate le mansioni effettivamente svolte e la loro corrispondenza a una determinata qualifica e a un determinato livello, come definiti dal contratto collettivo applicato dal datore di lavoro.

Aumento dello stipendio per promozione

Uno dei casi più tipici in cui spetta un aumento dello stipendio è la promozione. Ma non si deve pensare alla promozione necessariamente come a un atto formale di investitura del datore di lavoro. La promozione può avvenire anche in modo tacito e automatico quando il datore di lavoro adibisce il dipendente a mansioni superiori in via continuativa, proprio per come abbiamo detto al punto precedente. In tal caso il lavoratore ha diritto, dopo il periodo fissato dai contratti collettivi (o, in mancanza, dopo 6 mesi), al definitivo riconoscimento della qualifica superiore e al relativo aumento dello stipendio, salvo che vi rinunci.

Aumento dello stipendio per riconoscimenti fissi in busta paga

La giurisprudenza è stabile nel riconoscere il diritto del dipendente, che ha percepito in modo stabile e continuativo una maggiorazione sulla busta paga, a vedersela riconoscere anche in futuro. Spetta quindi l’aumento dello stipendio quando tale maggiorazione costituisce una stabile componente della retribuzione, poichè, ad esempio, ha funzione di rimborso delle spese necessarie per la prestazione fuori sede o è connessa all’impossibilità per i lavoratori operanti fuori città di fruire della mensa aziendale; quando compensa la maggiore gravosità e il disagio morale ed ambientale (si pensi all’indennità di cassa). Lo stesso dicasi per i compensi da lavoro straordinario se prestati con frequenza (non necessariamente con periodicità assoluta) in relazione alla particolare organizzazione del lavoro: essi vanno calcolati nella retribuzione utile ai fini del TFR. Ciò vale anche per i compensi corrisposti in modo forfettizzato o a cadenza fissa (a titolo di maggiorazione per il lavoro straordinario).

Aumento dello stipendio per premi aziendali

I contratti collettivi prevedono varie tipologie di premi aziendali che comportano un aumento dello stipendio. Eccone alcuni:

  • premi di produzione: sono collegati all’andamento produttivo. I criteri di calcolo e di versamento variano da azienda ad azienda;
  • premi di rendimento: sono erogazioni normalmente effettuate nei settori del Credito e delle Assicurazioni, istituite dagli accordi collettivi in relazione al rendimento, alla capacità e alla condotta. Il premio di rendimento costituisce un elemento retributivo di natura facoltativa, erogabile a discrezione del datore di lavoro;
  • premi di fedeltà: sono erogazioni effettuate in occasione del raggiungimento di una certa anzianità di servizio del lavoratore, oppure in occasione di un determinato anniversario aziendale (ad esempio per i 25 anni di fondazione dell’azienda). Altre erogazioni di tipo liberale sono collegabili a particolari festività o ricorrenze, come ad esempio in corrispondenza del Natale, del matrimonio e della nascita di figli.

Aumento dello stipendio per progressione di carriera

Un ultimo e tipico caso in cui spetta un aumento dello stipendio è quello della progressione di carriera se prevista dal contratto collettivo. Con questo termine si intende un passaggio ad una qualifica superiore per il solo decorso dell’anzianità di servizio. L’assenza per congedo di maternità (o di paternità) è utile ai fini della progressione di carriera.

note

Autore immagine: Pixabay.com

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