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Stop email spam su Facebook, Twitter, Skype o WhatsApp

24 Luglio 2013 | Autore:
Stop email spam su Facebook, Twitter, Skype o WhatsApp

Il Garante della Privacy ha appena approvato regole più severe per chi invia email promozionali sui social network o sui servizi di messaggistica come Skype e WhatsApp.

Basta tempestare gli utenti di Facebook e Twitter con la pubblicità: lo spam sui social network (cosiddetto “social spam”) o diffuso attraverso le pratiche di marketing virale o marketing mirato da oggi subisce una regolamentazione più severa. In particolare, le offerte commerciali agli utenti dei social network e dei servizi di messaggistica (come Skype e WhatsApp) potranno essere inoltrate solo con l’espresso consenso dell’utente stesso.

È questa, in sintesi, la novità contenuta nelle nuove linee guida contro lo spam varate ieri dal Garante della Privacy [1].

Ciò non vuol dire che le imprese non potranno avviare campagne per pubblicizzare i propri prodotti, ma dovranno seguire delle regole ben previse per non subire sanzioni che possono arrivare anche a 500.000 euro.

Ecco dunque le principali novità

Offerte commerciali e spam

1) Le offerte commerciali, in generale, potranno essere inviate solo con il consenso del destinatario (cosiddetto opt-in): consenso che deve essere specifico, libero, informato e documentato. In particolare, ciò vale per l’invio di comunicazioni promozionali e materiale pubblicitario tramite sistemi automatizzati (per es.: telefonate preregistrate, email, fax, sms, mms).

A prima impressione, ci sembra che questo sistema vada (fortunatamente) nel senso opposto a quello disegnato con il Registro Pubblico delle Opposizioni, basato invece sul criterio dell’opt-out (seguendo la logica del “silenzio assenso”, esso consente di telefonare a tutti, salvo quanti si sono iscritti nel Registro).

Quindi, è illecito inviare una mail, dal tenore apparentemente informativo, con cui si avvisa il destinatario della possibilità di opporsi a ulteriori invii; non è neanche lecito chiedere, con tale primo messaggio promozionale, il consenso al trattamento dati per finalità promozionali.

Pertanto, senza il consenso preventivo non è possibile inviare comunicazioni promozionali con i predetti strumenti neanche nel caso in cui i dati personali siano tratti da registri pubblici, elenchi, siti web atti o documenti conosciuti o conoscibili da chiunque.

Non è lecito utilizzare per inviare e-mail promozionali gli indirizzi pec contenuti nell’indice nazionale degli indirizzi pec delle imprese e dei professionisti.

È possibile, invece, contattare telefonicamente mediante operatore (per chiedere al contraente di esprimere un consenso a ricevere comunicazioni promozionali) i numeri presenti in elenchi telefonici e non iscritti nel Registro pubblico delle opposizioni.

2) Chi commissiona campagne promozionali non potrà più scaricare la responsabilità di eventuali lesioni della privacy sugli agenti, subagenti o altri soggetti di cui si è valso per contattare i potenziali clienti. Al contrario dovrà effettuare un controllo continuo e generale su tutti coloro della cui attività si valga.

3) Sarà necessario ottenere il previo consenso del destinatario per inviare messaggi promozionali agli utenti di Facebook, Twitter e altri social network (ad esempio pubblicandoli sulla loro bacheca virtuale) o di altri servizi di messaggistica e Voip sempre più diffusi come Skype, WhatsApp, Viber, Messenger, etc.

Una prima ipotesi di spam è quella in cui l’utente riceva, in privato, in bacheca o nel suo indirizzo di posta e-mail collegato al suo profilo social, un determinato messaggio promozionale relativo a uno specifico prodotto o servizio da un’impresa che abbia tratto i dati personali del destinatario dal profilo del social network al quale egli è iscritto.

In questo caso, il trattamento sarà da considerarsi solo se il mittente dimostri di aver acquisito dall’interessato un consenso preventivo, specifico, libero e documentato.

Una seconda è quella in cui l’utente sia diventato “fan” della pagina di una determinata impresa o società oppure si sia iscritto a un “gruppo” di follower di un determinato marchio, personaggio, prodotto o servizio.

In questo caso, l’invio di comunicazione promozionale è lecita se dal contesto o dalle modalità di funzionamento del social network, può evincersi in modo inequivocabile che l’interessato abbia in tal modo voluto manifestare anche la volontà di fornire il proprio consenso alla ricezione di messaggi promozionali da parte di quella determinata impresa. Se invece l’interessato si cancella dal gruppo, oppure smette di “seguire” quel marchio o quel personaggio, o comunque si oppone ad eventuali ulteriori comunicazioni promozionali, il successivo invio di messaggi promozionali sarà illecito. Resta ferma comunque la possibilità, fornita dai social network, di bloccare l’invio di messaggi da parte di un determinato “contatto” o di segnalare quest’ultimo come spammer.

Spesso si crede che il fatto che i dati degli utenti siano liberamente accessibili sul social network implica che essi possano essere anche prelevati e utilizzati. Non è affatto così: il garante ricorda che tali dati non possono essere liberamente usati per inviare comunicazioni promozionali automatizzate o per altre attività di marketing “virale” o “mirato”, senza il previo consenso dell’interessato.

4) Non sarà necessario il consenso per inviare e-mail o sms con offerte promozionali ad amici a titolo personale (il cosiddetto “passaparola“).

Semplificazioni per le aziende

1) Le aziende potranno inviare messaggi promozionali, tramite e-mail, ai propri clienti su beni o servizi analoghi a quelli già acquistati (cosiddetto soft spam).

2) Le aziende potranno inviare offerte commerciali ai propri follower sui social network quando dalla loro iscrizione alla pagina aziendale si evinca chiaramente l’interesse o il consenso a ricevere messaggi pubblicitari concernenti il marchio, il prodotto o il servizio offerto.

Come tutelarsi contro lo Spam

Quanti ricevono spam possono presentare segnalazioni, reclami o ricorsi al Garante, richiedendo sanzioni contro chi invia messaggi indesiderati (fino a circa 500.000 euro).


note

[1] Garante della Privacy, “Linee guida in materia di attività promozionale e contrasto allo spam”, doc. web n. 2542348.


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