Diritto e Fisco | Editoriale

Pensione, come recuperare i contributi non versati

20 giugno 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 20 giugno 2018



Quando e in che modo è possibile riscattare i contributi Inps prescritti che il datore di lavoro non ha versato?

Sei vicino alla pensione e hai appena controllato l’estratto conto dell’Inps, il documento in cui appaiono tutti i contributi accreditati nell’arco della vita lavorativa. Ed ecco che arriva l’amara sorpresa: mancano alcuni anni di contributi. Se sei sicuro che siano stati versati, ti basta inviare, anche tramite il portale web dell’Inps, una segnalazione contributiva, carte alla mano. E se invece il datore di lavoro non li ha proprio versati, si può fare qualcosa? Anche se questi anni di contributi risultano ormai prescritti, in questi casi il lavoratore può riscattarli, chiedendo la cosiddetta costituzione di rendita vitalizia. È necessario, però, avere almeno un documento scritto di data certa che provi l’esistenza del rapporto di lavoro. Ma procediamo per ordine, e vediamo, per salvare la pensione, come recuperare i contributi non versati dall’azienda.

Quando si prescrivono i contributi Inps?

I contributi obbligatori dei lavoratori dipendenti si prescrivono, in via generale, in 5 anni dalla data in cui sarebbe dovuto avvenire il versamento (il termine, in base alla Legge Dini [1], è valido dal primo gennaio 1996).

Trascorsi 5 anni, non è ammessa alcuna regolarizzazione contributiva: non si possono, cioè, versare i contributi oltre questo termine.

Tuttavia, nell’ipotesi in cui il lavoratore o i suoi superstiti denuncino il mancato versamento dei contributi da parte del datore di lavoro, il termine di prescrizione si allunga a 10 anni [2], ma solo a favore della persona che denuncia, non di altri collaboratori o dipendenti.

In pratica, se il dipendente provvede a denunciare all’Inps il mancato versamento dei contributi da parte dell’azienda, l’ente ha la facoltà di procedere al loro recupero entro 10 anni dall’omissione (cioè dal termine di versamento dei contributi): grazie alla denuncia, in ogni caso, il termine di prescrizione si allunga, anche nell’ipotesi in cui l’Inps non agisca in alcun modo.

Che cosa fare se i contributi Inps risultano prescritti

Secondo la legge [3], una volta terminato il periodo di prescrizione, il datore di lavoro non può più versare i contributi con le consuete modalità ed il lavoratore non ha alcuna possibilità di far valere il diritto prescritto (neppure attraverso la riscossione coatta dei contributi), se non attraverso un’azione di risarcimento del danno.

Per rimediare, la legge ammette la possibilità che il datore di lavoro, o i suoi eredi, costituiscano presso l’Inps una rendita vitalizia reversibile, pari alla pensione adeguata, o alla quota di pensione, che sarebbe spettata al lavoratore in base ai contributi non versati.

Il lavoratore, nei casi in cui non sia più possibile ottenere dal proprio datore di lavoro la costituzione della rendita, può, salvo il diritto al risarcimento del danno, provvedere a costituirla da sé, riscattando gli anni di contributi mancanti. Anche gli eredi del lavoratore possono chiedere la costituzione della rendita vitalizia.

Quali documenti bisogna presentare per recuperare i contributi non versati?

A supporto della domanda di riscatto, o meglio di costituzione della rendita vitalizia, deve essere fornita, con documentazione di data certa, la prova dell’esistenza del rapporto di lavoro, della sua durata e dell’ammontare della retribuzione corrisposta.

Un’importante sentenza della Corte Costituzionale [4], però, ha dichiarato la parziale illegittimità costituzionale della legge in materia [3], nel punto in cui non consente di provare la durata del rapporto stesso e l’ammontare della retribuzione con modalità diverse dalla documentazione scritta di data certa.

È solo l’esistenza del rapporto di lavoro, difatti, a dover risultare certa in base a documentazione scritta.

Per quanto riguarda, invece, la durata del rapporto di lavoro e l’ammontare della retribuzione, elementi qualificati dalla Corte come semplici modalità del rapporto, è ammessa la possibilità che la relativa prova venga fornita con altri mezzi.

In buona sostanza:

  • l’esistenza del rapporto di lavoro deve essere provata da un documento scritto, salvo l’accertamento della data dello stesso, che può essere provata anche per testimoni o con altri mezzi;
  • non è richiesta documentazione scritta di data certa, invece, per provare la durata del rapporto di lavoro e ammontare della retribuzione, fermo restando quanto appena osservato in merito all’esistenza del rapporto di lavoro.

Per recuperare i contributi non versati sono richiesti dei requisiti?

Per la costituzione di rendita vitalizia non è richiesto alcun requisito minimo: non è necessario, in pratica, possedere un minimo di annualità di contribuzione.

Che cosa succede se la domanda viene respinta?

Se la domanda di costituzione di rendita vitalizia viene respinta, ma si viene in possesso, in seguito, della documentazione utile richiesta, è possibile presentare una nuova domanda.

La domanda di costituzione di rendita vitalizia si prescrive?

Non è previsto alcun termine di prescrizione per la domanda di costituzione di rendita vitalizia.

È possibile recuperare i contributi da lavoro autonomo?

Il riscatto dei contributi omessi non può essere effettuato dai lavoratori autonomi; tuttavia, sono ammessi i lavoratori autonomi più deboli, il cui rapporto assicurativo dipende comunque da altri. Si tratta in particolare di:

  • familiari coadiuvanti dell’imprenditore artigiano o commerciale;
  • coadiutori dell’imprenditore artigiano o commerciale;
  • coltivatori diretti, coloni e mezzadri;
  • collaboratori iscritti alla gestione Separata Inps;
  • associati in partecipazione;
  • lavoratori autonomi occasionali.

I lavoratori devono essere in grado di provare con documenti scritti (ad esempio la dichiarazione dei redditi) che nel periodo in cui non sono stati versati i contributi c’è stato un effettivo svolgimento dell’attività lavorativa.

È possibile recuperare i contributi dei dipendenti pubblici?

Per i dipendenti pubblici, a seguito dei recenti orientamenti dell’Inps e del Ministero del Lavoro, il mancato versamento dei contributi è a carico delle amministrazioni: la maggior parte dei dipendenti pubblici, a differenza del settore privato, non deve quindi procedere al riscatto oneroso per recuperare ai fini previdenziali il periodo mancante, in quanto i costi sono a carico dell’amministrazione pubblica.

note

[1] L. 335/1995.

[2] Cass. Sent. 9962/2005.

[3] Art. 13 L. 1338/62.

[4] C.Cost, sent. 568/1989.

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