Diritto e Fisco | Editoriale

Coniugi separati: spetta l’eredità?

20 giugno 2018


Coniugi separati: spetta l’eredità?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 20 giugno 2018



Eredità: quanto spetta ai coniugi separati e a quelli divorziati. Il caso del TFR e della pensione di reversibilità. Come funzionano i diritti successori in caso di addebito.

Immaginiamo che marito e moglie decidano di separarsi. Come noto lo possono fare in due forme diverse: con un accordo (separazione consensuale) o, in mancanza, con una causa in tribunale (separazione giudiziale). Dopo la sentenza, cessa la comunione dei beni e i coniugi vengono autorizzati dal giudice a vivere separatamente. Alcuni doveri del matrimonio però (come l’obbligo dell’assistenza economica) non cessano, ragion per cui il più benestante è tenuto a versare all’altro il mantenimento. Questa situazione permane fino a quando i due non passano al divorzio. Ma cosa succede se, prima di tale momento, il marito o la moglie dovesse morire? Nel caso di coniugi separati spetta l’eredità? In questo articolo cercheremo di spiegare come stanno le cose e cosa è possibile rivendicare nel caso di decesso dell’ex coniuge dopo la separazione ma prima del divorzio.

Separazione e divorzio: quanto tempo?

Chi ha pratica delle questioni di diritto di famiglia saprà certamente che, se la coppia decide di separarsi consensualmente, avendo trovato un accordo su tutti gli aspetti della separazione, può procedere in Comune, senza bisogno di avvocati, a condizione che non vi siano figli minori o portatori di handicap e che, nei patti, non sia previsto il trasferimento di proprietà di beni. In alternativa alla “separazione fai da te” c’è quella in tribunale, su ricorso congiunto o presentato anche solo da uno dei due coniuge. Un’ultima possibilità è quella di firmare un accordo redatto dai rispettivi avvocati, evitando anche il tribunale (cosiddetta “negoziazione assistita).

Salvo casi eccezionali, la coppia non può divorziare se prima non si è separata. Per procedere al divorzio devono decorrere:

  • 6 mesi, se la coppia si è separata consensualmente;
  • 12 mesi, se la coppia si è separata con una causa (il termine decorre dalla prima udienza, quella davanti al Presidente del tribunale, rivolta al tentativo di conciliazione).

Dall’altro lato, non ci sono termini massimi entro cui divorziare. La coppia, in teoria, potrebbe rimanere separata “a vita”, senza mai divorziare; oppure potrebbe divorziare dopo numerosi anni. L’importante è che nel lasso di tempo intercorso tra la separazione e il deposito dell’istanza di ricorso non sia intervenuta la riconciliazione (leggi Posso oppormi al divorzio?). Se infatti i coniugi hanno ripreso i rapporti e la convivenza, la sentenza di separazione non è più efficace e per divorziare è necessario separarsi di nuovo.

Separazione e comunione dei beni: quando incidono sull’eredità?

La coppia che si sposa entra automaticamente nel regime di comunione legale dei beni: significa che tutti gli acquisti fatti dopo il matrimonio (ad eccezione solo dei beni di carattere personale come gli abiti e gli strumenti di lavoro) sono in comproprietà. Restano esclusi dalla comunione le donazioni, le eredità, i risarcimenti del danno e gli acquisti effettuati con il prezzo derivato dalla vendita dei predetti beni.

La coppia può anche prescegliere il regime di separazione dei beni, ma in tal caso è necessaria una manifestazione espressa di volontà prima o anche dopo il matrimonio. In tale ipotesi ciascun coniuge resta proprietario esclusivo dei beni acquistati coi propri soldi.

Se uno dei due coniugi decede l’altro è suo erede legittimo (quindi anche in assenza di testamento o nel caso in cui il testamento prevede diversamente) a prescindere dal regime patrimoniale adottato. Il che significa che non c’è alcuna differenza tra la coppia in comunione dei beni e quella in separazione.

Possono invece crearsi ricadute sulla consistenza dei beni che cadono in successione: ad esempio, se un coniuge acquista un immobile in regime di separazione dei beni alla sua morte esso andrà interamente in successione; se invece l’immobile è acquistato in regime di comunione, andrà in successione solo una metà del suo valore, poiché l’altra è già di proprietà dell’altro coniuge. Un esempio servirà a chiarire meglio le cose. Se muore un uomo lasciando, come eredi, la moglie e un figlio si avrà che:

  • in caso di comunione dei beni, la metà della casa resta di proprietà della moglie mentre l’altra metà viene divisa tra quest’ultima e il figlio. Alla fine, il figlio avrà un quarto dell’immobile e la moglie i tre quarti;
  • in caso di separazione dei beni, l’immobile sarà interamente diviso tra la moglie e il figlio, cosicché ciascuno dei due avrà il 50% del bene.

Coniugi separati: spetta l’eredità?

Vediamo ora quali diritti può vantare il coniuge separato in caso di morte dell’ex intervenuta dopo la separazione ma prima del divorzio. La soluzione è diversa a seconda che il coniuge superstite sia stato ritenuto, dal giudice, colpevole per la fine del matrimonio ossia, detto in termini più tecnici, ha subito il cosiddetto addebito (leggi Quali conseguenze dall’addebito?). Distingueremo quindi separatamente queste due ipotesi.

Separazione senza addebito ed eredità

Dopo la morte del coniuge separato, l’altro, se non ha subito l’addebito, gli succede come se i due fossero ancora sposati. Non c’è quindi alcuna differenza quindi, almeno ai fini successori, tra coppia separata e coppia ancora sposata. Anche in caso di rifiuto dell’eredità, spetta ugualmente il diritto a ottenere la pensione di reversibilità.

Separazione con addebito ed eredità

Diverso è il caso se il coniuge superstite ha subito l’addebito perché è stato causa della fine del matrimonio. In tal caso non ha alcun diritto alla successione.

Questa regola però conosce un’eccezione. Nel caso di coniuge in condizioni economiche disperate, tali cioè da non consentirgli la sopravvivenza, questi può chiedere gli alimenti all’ex anche se ha subito l’addebito; in tale ipotesi, se quest’ultimo dovesse decedere, il coniuge con l’addebito manterrebbe il diritto a un assegno vitalizio.

TFR: spetta alla morte del coniuge?

Regole a parte sono previste per il TFR e variano a seconda che la coppia, al momento del decesso del lavoratore, fosse sposata, separata o divorziata. Vediamo i singoli casi.

Coniugi ancora sposati: spetta il TFR?

Se uno dei due coniugi decede dopo essere andato in pensione e quindi dopo la riscossione del TFR o comunque dopo aver maturato il diritto a riscuoterlo, tali somme passano agli eredi. Se invece, al momento del decesso, il coniuge era ancora al lavoro e quindi non aveva maturato il diritto al TFR, detto TFR è escluso dalla successione e il coniuge superstite è il primo soggetto cui spetta il diritto di percepire il TFR.

Coniugi separati: spetta il TFR?

Il diritto a percepire il TFR non spetta al coniuge separato che, pertanto, non può rivendicare alcun diritto nei confronti del datore di lavoro del marito o della moglie deceduta.

Coniugi divorziati: spetta il TFR?

Diversa è la soluzione per i coniugi divorziati. L’ex superstite, infatti, a differenza di quello separato, ha diritto a ricevere una percentuale del TFR, anche se essa è maturata dopo la sentenza di divorzio. Tuttavia, affinché questo diritto sia valido, il coniuge divorziato deve essere titolare di un assegno divorzile e non deve essersi risposato.

Pensione di reversibilità: spetta alla morte del coniuge?

Ulteriore e separato discorso vale per la pensione di reversibilità, quella cioè che spetta ai superstiti. Anche in questo caso dobbiamo distinguere le due ipotesi di coniugi separati e coniugi divorziati.

Coniugi separati: spetta la reversibilità?

Il coniuge separato ha diritto alla pensione di reversibilità dell’ex defunto anche se ha rifiutato l’eredità e sempre che il lavoratore sia iscritto all’Inps prima della fine della causa di separazione. Se però il coniuge superstite ha subito l’addebito, ha diritto alla reversibilità solo se gli è stato riconosciuto dal giudice il diritto agli alimenti a carico del coniuge deceduto.

Coniugi divorziati: spetta la reversibilità?

Anche il coniuge divorziato, al pari di quello separato, ha diritto alla reversibilità in caso di decesso dell’ex e sempre che questi fosse iscritto all’ente previdenziale prima della sentenza di divorzio.

Se però il coniuge superstite si è risposato spetta al giudice stabilire una percentuale di ripartizione della reversibilità tra il coniuge superstite (quello delle seconde nozze) e l’ex coniuge divorziato.

Coniugi divorziati: spetta l’eredità?

Dopo il divorzio, cessano tutti i diritti successori. Sicché l’ex coniuge superstite non diventa erede dell’altro quando questi muore. Tuttavia, se il coniuge defunto stava versando l’assegno divorzile, i suoi eredi dovranno continuare a farlo nei limiti dell’eredità percepita, tenendo conto dell’eventuale stato di bisogno del coniuge superstite. Se il coniuge divorziato accetta, l’assegno può essere anche liquidato in un’unica soluzione. Il coniuge divorziato perde questo diritto se si risposa.


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