Diritto e Fisco | Editoriale

Foto sui social: vale il diritto d’autore?

21 giugno 2018


Foto sui social: vale il diritto d’autore?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 21 giugno 2018



Facebook e Instagram: si possono salvare, usare e ripubblicare le foto prelevate da un profilo social altrui?

Uno dei tuoi contatti su Facebook e Instagram pubblica sempre delle foto molto belle. Non sai se sia un fotografo o un semplice appassionato di arte: il fatto è che i suoi scatti hanno qualcosa in più che ti attrae. Non hai potuto fare a meno di mettere il “like” e, in alcuni casi, condividerle. Ora però vorresti fare un’altra cosa: salvare l’immagine nel tuo hard disc e poi ripubblicarla. Non scriverai ovviamente che la foto è tua ma lascerai che gli altri lo pensino. Le possibilità che l’autore lo venga a sapere sono minime. Tuttavia ti chiedi cosa potrebbe succedere se lo scoprisse. Per le foto sui social vale il diritto d’autore? Ecco la risposta che, in proposito, ha dato la giurisprudenza [1]. 

Postare foto comporta la cessione dei diritti d’autore a Facebook?

Il primo problema affrontato dai giudici è stato quello di valutare l’eventuale cessione dei diritti d’autore su scritti e fotografie una volta pubblicati su un profilo social. Se una persona posta una immagine sulla propria bacheca cede i diritti di pubblicazione a Facebook e, quindi, l’opera diventa di pubblico dominio? È corretto ritenere che, se non metto una protezione all’immagine (ad esempio il watermarks o l’espressa indicazione “diritti riservati”) questa possa essere utilizzata da chiunque? La risposta è stata negativa. Anche se non è detto che la semplice pubblicazione di una fotografia sulla pagina personale di un social network sia la prova della titolarità dei diritti di copyright su tale contenuto, nello stesso tempo però è possibile presumerlo se non vi sono prove contrarie. Pertanto, pubblicare fotografie sulla propria pagina Facebook o Instagram non comporta la cessione dei diritti d’autore. Pertanto, in caso di utilizzo non autorizzato da parte di terzi (altri utenti del social ma anche giornali o programmi televisivi) scatta il risarcimento del danno patrimoniale e morale per violazione del diritto d’autore in favore di colui che le ha pubblicate. Insomma, in assenza di prove contrarie, chi posta una foto deve essere considerato il titolare del contenuto, e ciò sulla base della mera pubblicazione del materiale sulla pagina del social network. 

Se pubblichi sul social network e condividi coi tuoi contatti una fotografia non significa che hai riconosciuto una «licenza generalizzata di utilizzo e di sfruttamento dei contenuti coperti da diritti di proprietà intellettuale in favore di qualunque terzo che accede alla pagina Facebook». Tale cessione è solo nei confronti della piattaforma (Facebook o Instagram) al fine dell’esposizione della stessa sulla timeline. Il social network, a ben vedere, si riserva solo la «licenza non esclusiva, trasferibile, per l’utilizzo di qualsiasi contenuto IP pubblicato su Facebook o in connessione con Facebook (cd. Licenza IP)», ma valida fin quando detto contenuto sia presente sul social stesso.

Come tutelare le proprie opere col diritto d’autore?

Spesso molti artisti si trovano dinanzi al dilemma: «Pubblicare le foto sul social, e fare in modo che tutti le possano prendere, ma nello stesso tempo farsi conoscere, oppure riservarle a una stretta cerchia di amici o astenersi proprio dalla condivisione?». Abbiamo appena detto che la pubblicazione sul social non comporta la cessione dei diritti d’autore: l’opera non è di dominio pubblico e resta di proprietà del titolare che ne conserva i diritti d’autore fino a 70 anni dopo la propria morte. 

Tuttavia, c’è un altro aspetto che non va dimenticato. Per proteggere un’opera con il “copyright” (termine anglosassone per definire il nostro “diritto d’autore”) non sono necessarie registrazioni o particolari formalità: è solo indispensabile dimostrare l’anteriorità della propria opera. Tra due immagini sostanzialmente identiche prevale l’autore che riesce a dare la prova di aver, per primo, creato il contenuto. In questo, il social network può addirittura essere una tutela e non una fonte di pericolo. Difatti la condivisione di uno scatto su Facebook o Instagram consente anche di risalire alla data della pubblicazione che non può certo essere precedente alla  realizzazione. Insomma, chi per primo posta riesce anche a dimostrare l’anteriorità dell’opera e quindi il proprio diritto. 

In un’era in cui non conta tanto la vendita della singola unità del prodotto ma il farsi conoscere (visti i numeri della concorrenza) non ci sono molte alternative tra il restare anonimi e il mettersi in vetrina.

Si possono usare le foto pubblicate sui social come prova in un processo?

La giurisprudenza ha, ormai da anni, ammesso la possibilità di utilizzo dei contenuti postati su Facebook come prove di un processo civile o penale. Un utilizzo abbastanza ricorrente riguarda i giudizi di separazione e divorzio, laddove l’uso del social può essere indicativo del reddito di una persona (le foto postate in località esotiche) o di eventuali tradimenti (nelle more del giudizio di separazione, un coniuge si era fotografato in discoteca insieme al compagno). Al contrario delle conversazioni contenute nei messaggi scambiati tramite la messaggistica istantanea, che sono state considerate quali “corrispondenza privata” e, di conseguenza, tutelate dalla privacy, le foto pubblicate sul profilo personale, destinate ad essere conosciute da soggetti terzi, pur se rientranti nella cerchia delle amicizie “social”, non sono protette dalla riservatezza; al contrario, vanno considerate informazioni messe a disposizione, tramite i social network, anche a soggetti terzi.

note

[1] Trib. Roma, sent. n. 12076/2015.

Tribunale di Milano civ., 30 maggio 2016, n. 6766

In ordine alla tutela del diritto di autore relative alle fotografie, è necessario provare che le stesse siano state pubblicate munite dei requisiti di cui all’art. 90 della L. n. 633 del 1941. É necessaria, in particolar modo, l’indicazione dell’autore e del regime giuridico di circolazione da applicare. Nella fattispecie tali requisiti erano stati indicati dall’attore, essendo stato specificato che ai terzi era consentito il diritto di condividere, copiare e modificare liberamente l’immagine, purché ne venisse indicata la paternità dell’opera, insieme ad un link al sito del titolare dei diritti e che l’utilizzo dell’immagine non avesse pubblicità promozionale. Siffatti requisiti, sebbene non indicati sull’immagine fotografica oggetto di controversia, erano stati specificati immediatamente dopo la predetta fotografia, sì da potersi ritenere integrata la violazione del diritto connesso d’autore da parte della convenuta che aveva illecitamente utilizzato l’immagine de qua per fini pubblicitari e per finalità promozionali sia sul proprio sito che sulla pagina Facebook, senza alcuna autorizzazione, con conseguente diritto dell’attore a vedersi risarcire i danni patiti.

Tribunale di Roma civ., 1° giugno 2015, n. 12076

La pubblicazione di foto sulla propria pagina Facebook non comporta la cessione integrale dei diritti fotografici. Per cui nel caso di utilizzo non autorizzato da parte dei media scatta il risarcimento del danno morale e patrimoniale. Pubblicare fotografie sulla propria pagina Facebook non comporta la cessione integrale dei diritti fotografici. Pertanto, in caso di utilizzo non autorizzato da parte di giornali o programmi televisivi di tali fotografie, scatta il risarcimento del danno patrimoniale e morale per violazione del diritto d’autore in favore di colui che le ha pubblicate, il quale, in assenza di emergenze probatorie di segno contrario, deve esserne considerato il titolare, per via della semplice pubblicazione sulla pagina del social network. Questa è la decisione del tribunale di Roma che ha disposto il risarcimento in favore di un ragazzo che aveva pubblicato nella propria pagina Facebookalcune fotografie che documentavano il fenomeno delle baby cubiste. Due di queste foto erano state poi riutilizzate da un quotidiano e da alcuni programmi televisivi per documentare tale fenomeno, senza però indicare né la fonte, né l’autore delle fotografie. I giudici, in assenza di prova contraria, hanno riconosciuto la titolarità delle fotografie in capo al ragazzo e ritenuto sussistente una violazione del diritto d’autore.

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