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Obbligatorio il mantenimento del minore anche se l’ex moglie è agiata

9 gennaio 2013 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 9 gennaio 2013



Rischia la condanna il padre separato che fa mancare i mezzi di sussistenza al figlio minore anche quando la ex moglie è in grado di mantenerlo autonomamente.

Neanche una situazione economica disagiata esonera il padre dal corrispondere i mezzi di sostentamento ai figli minori, a meno che egli non chieda espressamente al giudice la riduzione dell’assegno di mantenimento, dimostrando il peggioramento delle proprie condizioni economiche [1].

Lo ha ricordato una recente sentenza della Cassazione [2], che ha confermato la condanna di un uomo a cinque mesi di reclusione e 500 euro di multa, colpevole di aver violato l’obbligo impostogli dal Tribunale dei Minorenni di corrispondere, a titolo di mantenimento del figlio, un assegno mensile alla madre pari a 516,46 euro.

L’obbligo di corresponsione dell’assegno di mantenimento a favore dei figli minori deriva infatti dall’evidente stato di necessità in cui versano questi ultimi e sussiste a carico di ciascun genitore, indipendentemente dal fatto che uno dei due abbia mezzi adeguati per provvedervi in via autonoma.

In un caso analogo, tuttavia, la Cassazione [3] aveva deciso in modo totalmente opposto, assolvendo il padre dal reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare, in quanto il coniuge affidatario era in grado di garantire al minore i necessari mezzi di sussistenza economica [4].

Entrambi i genitori sono obbligati a mantenere il figlio minore indipendentemente dal fatto che il genitore obbligato al mantenimento sia disagiato economicamente mentre l’altro sia benestante.

note

[1] Art. 570 c.p. (Violazione degli obblighi di assistenza familiare): “Chiunque, abbandonando il domicilio domestico, o comunque serbando una condotta contraria all’ordine o alla morale delle famiglie, si sottrae agli obblighi di assistenza inerenti alla potestà dei genitori, o alla qualità di coniuge, è punito con la reclusione fino a un anno o con la multa da € 103 a € 1.032.                                                   Le dette pene si applicano congiuntamente a chi: 1) malversa o dilapida i beni del figlio minore o del pupillo o del coniuge; 2) fa mancare i mezzi di sussistenza ai discendenti di età minore, ovvero inabili al lavoro, agli ascendenti o al coniuge, il quale non sia legalmente separato per sua colpa.

Il delitto è punibile a querela della persona offesa, salvo nei casi previsti dal numero 1 e, quando il reato è commesso nei confronti dei minori, dal numero 2 del precedente comma.

Le disposizioni di questo articolo non si applicano se il fatto è preveduto come più grave reato da un’altra disposizione di legge.

La fattispecie in esame tutela la famiglia nella sua funzione di comunità orientata a consentire il libero sviluppo della personalità dei coniugi e dei figli minori. Tale finalità si coglie valorizzando il rinvio agli obblighi di assistenza connessi alla patria potestà ed alla qualità di coniuge: obblighi che, per quanto riguarda i figli, sono rinvenibili nell’art. 30 c°1 Cost. e nell’art. 147 c.c.; per quel che riguarda il rapporto di coniugio, sono specificati negli artt. 23, c°2 Cost. e 143, c° 2 e 3, c.c. (Cfr. Fiandaca-Musco, I Delitti contro la persona).

[2] Cass., sent. n. 47652 del 7.12.2012.

[3] Cass., sent. n. 36190 del 8.10.2010

[4] Cass., sent. n. 36190 dell’8 ottobre 2010.

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