Diritto e Fisco | Editoriale

Assemblea condominiale e privacy

25 Agosto 2018 | Autore:
Assemblea condominiale e privacy

L’assemblea condominiale non è un luogo aperto al pubblico. Anche in quella sede deve essere tutelata la vostra privacy

Come tante persone, sei residente in un condominio e devi quotidianamente affrontare il fastidioso problema dei difficili rapporti condominiali. In particolare ti dà molta noia che, all’assemblea condominiale, puntualmente, si presentino persone estranee al condominio oppure in aggiunta al proprietario. Ad esempio, il condomino del quarto piano, si fa sempre accompagnare dal cognato (è avvocato e può tornare utile per far valere le proprie ragioni). Oppure c’è la signora del primo piano che manda sempre il genero all’assemblea, ma senza alcuna delega, poiché la ritiene implicita e superflua. In sostanza ti chiedi: a che titolo queste persone possono partecipare all’assemblea condominiale, se non sono proprietari di nessun appartamento nel palazzo? Se per consolidata abitudine avviene quanto descritto, si tratta di un comportamento pienamente lecito ed ammissibile? In altri termini, è sufficiente avere un qualche minimo rapporto personale o parentale col proprietario di un appartamento per essere legittimamente presente in assemblea oppure no? Vorresti, quindi, sapere, chiunque può partecipare o presenziare ad un’assemblea condominiale e, in particolare, se partecipa alla riunione un soggetto sostanzialmente estraneo al condominio, senza alcuna autorizzazione o delega scritta, è tutelata la privacy dei condomini in merito all’assemblea condominiale oppure è più probabilmente violata?

Assemblea condominiale: chi può partecipare

È abbastanza noto che all’assemblea condominiale [1] possano partecipare i proprietari (o il comproprietario designato) delle singole unità immobiliari, i quali, debitamente convocati dall’amministratore, potrebbero eventualmente delegare (con delega scritta) per la presenza, la discussione e le conseguenti operazioni di voto, soggetti terzi, anche estranei al condominio (ad esempio, il proprio avvocato). È inoltre, altrettanto risaputo, che la legge, in determinati casi preveda delle eccezioni alla regola della partecipazione dei soli proprietari: ad esempio, stabilendo la possibilità per l’usufruttuario, di presenziare alle riunioni e di esercitare il diritto di voto in relazione all’ordinaria manutenzione o al semplice godimento delle cose e dei servizi comuni. Al di fuori, quindi, delle ipotesi qui in parte richiamate, non è consentita la partecipazione all’assemblea condominiale: in particolare, è opportuno ribadire, che non è legittimo che partecipi o sia presente un soggetto estraneo o diverso dal proprietario senza alcuna delega scritta in tal senso.

La privacy nel condominio: l’assemblea

Da quanto è stato appena detto, appare evidente che non è consentita la partecipazione all’assemblea condominiale di soggetti estranei al condominio o diversi dai titolari del diritto a parteciparvi per legge, a meno che non siano muniti di apposita delega scritta. Il descritto divieto trova la sua causa di giustificazione anche nella necessità di tutelare la privacy dei soggetti partecipanti all’assemblea. Come infatti è stato chiarito dal Garante della Privacy [2], consentendo la presenza in assemblea di soggetti non legittimati a parteciparvi, è possibile riconoscere un’illecita comunicazione a terzi di dati personali riferiti ai partecipanti autorizzati: questa possibilità potrebbe essere esclusa soltanto col consenso degli interessati (in sostanza sarebbe necessaria l’unanimità dei partecipanti). Le descritte conclusioni del Garante sono sinteticamente ribadite nel Vademecum – Il condominio e la privacy, pubblicato dalla detta autorità nel 2013. Pertanto, chi non ha diritto a partecipare all’assemblea condominiale può farlo solo se:

  • è munito di delega scritta conferitagli da un soggetto autorizzato (ad esempio, un proprietario/condomino);
  • oppure è autorizzato dall’unanimità dei partecipanti all’assemblea.

Assemblea condominiale e privacy: le sanzioni

Avrai sicuramente capito che la partecipazione del cognato, del genero o dell’amico stretto del proprietario all’assemblea condominiale non è legittima senza una delega scritta del cosiddetto avente diritto oppure senza il consenso di tutti i soggetti interessati (per l’appunto i legittimati ed autorizzati partecipanti all’assemblea). In caso contrario, avverrebbe una violazione del codice della privacy: d’altra parte, la legge legittima la partecipazione del proprietario e non di tutto il suo nucleo familiare. Tuttavia, a proposito della violazione descritta, tieni, però, presente che non tutti i trattamenti illeciti dei dati personali comportano necessariamente delle sanzioni a carico del responsabile. Ad esempio, la Cassazione [3], con un importante decisione in merito, ha precisato che in relazione alla nozione di danno prevista dalla legge, non possono essere prese in considerazione le semplici violazioni formali e le irregolarità procedimentali oppure le infrazioni che determinano una lesione minima alla privacy dell’interessato, senza che la stessa si concretizzi in un danno patrimoniale minimamente ragguardevole. In altre parole, non tutti i trattamenti illeciti dei dati personali sono rilevanti e perseguibili, ma soltanto quelli che determinano nella vittima un danno apprezzabile e/o di rilievo.

Consigli pratici

Alla luce di quanto detto se, costantemente, partecipa all’assemblea un soggetto non legittimato (ad esempio, l’ormai famoso cognato o genero del proprietario), senza alcuna delega scritta e magari semplicemente accompagnando il proprio parente, sarebbe opportuno invitare il responsabile a non ripetere il descritto comportamento. Potresti comunicarlo:

  • inviando, prima dell’assemblea, una comunicazione scritta all’interessato e per conoscenza all’amministratore del fabbricato;
  • facendo presente, durante l’assemblea e prima che inizi ogni discussione, che la detta partecipazione è illegittima, informando tutti delle eventuali conseguenze in mancanza del dovuto allontanamento e facendo verbalizzare le vostre dichiarazioni.

Ovviamente, non mancare di ricordare che il condomino interessato potrebbe facilmente risolvere il problema conferendo la delega scritta al parente: in tal caso, la presenza del medesimo, per quanto scomoda e fastidiosa, sarebbe legittima.


note

[1] Art. 67 disp. att. cod. civ.

[2] Ag. della privacy, provv. del 18.05.2006.

[3] Cass. pen. sent. n. 1134/2004


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1 Commento

  1. la presunta morosità di un condomino ( dato che c’è pendente giudizio ) può essere portata da parte dell’amministratore a conoscenza di tutti i condomini ?

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