Diritto e Fisco | Editoriale

Niente sesso se il coniuge puzza

21 giugno 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 21 giugno 2018

Non si può costringere il marito o la moglie ad avere un rapporto intimo se uno rifiuta palesemente l’altro che non si lava. Se si insiste, c’è reato?

Avere dei rapporti intimi all’interno del matrimonio si suppone che sia un piacere prima ancora di un obbligo sancito dalla legge. Come si sa, il coniuge che rifiuta di fare sesso con l’altro coniuge non solo rischia la separazione ma anche di non vedere un soldo dall’altra parte. Ora, ci sono casi e casi in cui uno dice: «Guarda, adesso meglio di no». Non si parla del solito mal di testa di lei o dello stress da lavoro di lui ma di un fattore molto particolare, quello che qualcuno conosce come «fattore OC», cioè «odore corporeo». La puzza, insomma. C’è a chi piace, intendiamoci. C’è perfino chi non ci bada, talmente è preso dal momento. C’è chi la trova addirittura eccitante. De gustibus. Ma se capiti con chi pretende a letto una persona lavata, pulita e profumata in ogni angolo del suo corpo (ma proprio in ogni angolo), meglio che vai sotto la doccia, ti strofini per bene con la spugna, ti lavi i capelli con shampoo e balsamo e poi ti spruzzi un po’ di profumo qua e là. Sì, perché la Cassazione [1] ha lasciato ben chiaro un concetto che forse non piacerà a qualcuno ma che bisogna accettare. Il concetto è semplice: è legittimo rifiutare un rapporto intimo se il l’altra persona ha un cattivo odore perché non vuole lavarsi. In estrema sintesi: niente sesso se il coniuge puzza. I giudici lo hanno detto con altre parole, certo, ma la questione non cambia: se il marito non si lava quando torna dal lavoro e ogni volta che alza le braccia le sue ascelle aprono le ostilità, niente sesso. Se la moglie non si lava la testa e si presenta a letto con i capelli unti come un fritto misto, niente sesso. Inutile scendere (è proprio il caso di dirlo) in altri dettagli.

Perché secondo la Cassazione è giusto dire «niente sesso se il coniuge puzza»? Perché la moglie (ma anche il marito) ha tutto il diritto di rifiutare un rapporto sessuale se non ce la fa a sopportare un cattivo odore e chiede inutilmente al partner di darsi una lavata prima di qualsiasi approccio fisico. Il che, almeno in teoria, dovrebbe scattare in automatico: se ho una certa voglia, vedo che anche lei potrebbe averla e so che la mia puzza di sudore può allontanarla, ci vogliono 5 minuti a fare una doccia e a risolvere il problema. Bene, a quanto pare non tutti la pensano così. Sappiano, però, che la «controparte» può dire di no perché, come sostiene la Suprema Corte, «si vede negata la propria libertà sessuale». Ma non finisce qui.

Sesso coniugale: quando è reato pretenderlo

Se oltre alla pigrizia di non voler andare in doccia prima di chiedere alla moglie un rapporto sessuale c’è anche la testardaggine di farlo ad ogni costo, anche se ormai lei aveva detto che o ti lavi o niente sesso, il marito rischia pure una denuncia per violenza sessuale [2]. Per la Cassazione, infatti, indipendentemente dalla questione «odori», costringere una persona ad avere un rapporto sessuale contro la sua volontà integra il reato previsto dal Codice penale. Si tratta di scegliere tra una doccia fatta bene o la reclusione da 5 a 10 anni.

Considerate che si compie violenza sessuale anche quando si costringe ad avere un rapporto non voluto dall’altro abusando delle condizioni di inferiorità fisica o psichica della persona offesa. Nel caso specifico, bisognerebbe stare ben attenti a fare delle pressioni psicologiche sul coniuge per portarlo ad accettare ciò che non vuole, cioè andare a letto a fare sesso con una persona che puzza.

Certo, il marito può sempre dire: «Come fa a parlare di violenza sessuale se mi ha detto che avrebbe fatto sesso con me nel caso mi fossi lavato?» Semplice: perché non ti sei lavato, puzzi e hai voluto ad ogni costo avere un rapporto sessuale con tua moglie quando lei non lo desiderava. Questo, secondo la Suprema Corte basta e avanza per commettere reato. Non basta, dunque, che lei dica «se ti lavi va bene, altrimenti no».

Detto ciò, uno si chiede: ma dobbiamo parlare di queste cose, dobbiamo arrivare a tutto questo per una doccia?

Sesso coniugale: chi tace acconsente?

A questa domanda, le sentenze della Cassazione citate poco fa hanno già dato una risposta. Ma la Suprema Corte l’ha ribadito ancora, a scanso di ogni equivoco [3]. I giudici hanno stabilito a lettere ben chiare che si commette reato di violenza sessuale quando si costringe il coniuge a fare sesso e lei (o lui) appare consenziente. Diciamolo in parole non volgari ma piuttosto chiare: «Ci sto perché mi stai rompendo le scatole, non perché ti voglio, e per questa volta va bene. Ma se vai avanti così, finisce che ti mando a quel paese dove c’è un tribunale in cui un giudice mi darà ragione. Perché se dico di no, è di no. E non solo perché puzzi, ma perché sarò pure libera (o libero) di fare quello che mi pare e di non fare quello che non mi va». Chiaro?

Chiaro. Talmente chiaro che, nelle sentenze citate poco fa, la Cassazione conferma che «con il matrimonio il marito e la moglie acquisiscono gli stessi diritti e assumono i medesimi doveri». Il che non vuol dire che uno dei coniugi abbia il diritto «al compimento di atti sessuali inteso come mero sfogo all’istinto sessuale contro la volontà del partner, tanto più se tali rapporti avvengono in un contesto di sopraffazioni, infedeltà e/o violenze che costituiscono l’opposto rispetto al sentimento di stima, affiatamento e reciproca solidarietà in cui il rapporto sessuale si pone come una delle tante manifestazioni». E pure se uno dei due puzza.

note

[1] Cass sent. n. 30364/2011 e n. 980/2014.

[2] Ex art. 609-bis cod. pen.

[3] Cass. sent. n. 9690/16 e n. 39865/2015.

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