Diritto e Fisco | Editoriale

Come lasciare la propria eredità al figlio del primo matrimonio?

21 giugno 2018


Come lasciare la propria eredità al figlio del primo matrimonio?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 21 giugno 2018



È possibile riservare al proprio figlio la casa acquistata prima del secondo matrimonio, evitando così che questi la divida con il nuovo coniuge.

Ti sei sposato una seconda volta, ma hai già un figlio nato da una precedente relazione. A lui vorresti donare la casa di cui eri già proprietario prima del nuovo matrimonio. Sai bene però che, se non trovi una soluzione, così non sarà. Difatti, sposandoti, tua moglie diventerà erede, al 50%, insieme a lui. E anche se farai testamento, al coniuge dovrà essere riservato sempre il 33% del tuo patrimonio, in quanto erede legittimario. Come risolvere questo problema? In altri termini, come lasciare la propria eredità al figlio del primo matrimonio? Qui di seguito proveremo a offrirti qualche suggerimento.

Come noto, nel momento in cui si muore, il proprio coniuge diventa un erede legittimo e legittimario. Cosa significa? Non volendo dilungarci su questo tema (che abbiamo già trattato in Eredità: quanto si è obbligati a lasciare ai parenti per legge?), possiamo così sintetizzare:

  • se non è stato fatto testamento, egli eredita secondo le regole della successione legittima. Per cui, in assenza di figli, diventa erede universale; con un solo figlio prende il 50% del patrimonio e il diritto di continuare ad abitare nella casa coniugale; con due o più figli ha il 33% del patrimonio e il diritto ad abitare nella casa coniugale;
  • se è stato fatto testamento, egli ha sempre diritto a una quota minima dell’eredità, a prescindere da quanto scritto nel testamento stesso. Per cui, in assenza di figli, ha diritto alla metà dell’eredità più il diritto di abitare nella casa coniugale; con un solo figlio ha diritto al 33% del patrimonio col diritto di abitazione sulla casa; con due o più figli acquista il diritto sul 25% dell’eredità più il diritto di abitazione sulla casa.

Questo significa che, se si ha un figlio nato da un precedente matrimonio o da una relazione di convivenza, il ragazzo dovrà spartire l’eredità con il secondo coniuge. Ma è possibile evitare ciò e fare in modo che, almeno, al proprio figlio vadano tutti i beni acquistati prima delle seconde nozze. Come fare? Ci sono due metodi suggeriti dal Notariato. Eccoli.

Evita la donazione

Il primo suggerimento che mi sento di darti se davvero vuoi lasciare la casa al figlio del primo matrimonio è di evitare di donargliela. Se hai intenzione di fare in questo modo sappi che stai per fare un grosso errore. Difatti, qualora tu dovessi morire, il tuo coniuge superstite potrebbe impugnare tutte le donazioni da te compiute in vita se hanno ridotto la sua quota di “legittima”, ossia quella parte del tuo patrimonio che gli spetta per legge. Gli atti di disposizione posti da una persona che hanno leso i diritti dei legittimari possono essere soggetti alla cosiddetta «azione di riduzione» entro 10 anni dal decesso (ossia dall’apertura della successione).

Devi quindi trovare una soluzione migliore per lasciare la tua eredità, o quanto meno i beni acquistati prima del secondo matrimonio, a tuo figlio.

Donazione del denaro e vendita della nuda proprietà

Il primo metodo per lasciare la casa al figlio del primo matrimonio è donargli una somma di denaro (sempre che si disponga di tale consistenza economica) e poi vendergli la nuda proprietà dell’immobile; il figlio pagherà con il denaro avuto in donazione.

La donazione del denaro, se fatta con bonifico bancario e diretta espressamente all’acquisto della nuda proprietà, non richiede l’atto pubblico in presenza del notaio (trattasi infatti di donazione indiretta).

Il difetto di questo sistema è che può essere visto dal giudice come un atto fraudolento, una simulazione volta a ledere i diritti dell’altro erede. Per di più, l’azione di riduzione, sebbene non può essere esercitata sulla casa, può sempre svolgersi sulla donazione del denaro.

Vendita della casa dietro rendita vitalizia

Un secondo sistema è quello di vendere al figlio la casa dietro vitalizio. In buona sostanza il figlio acquisisce la proprietà della casa, senza pagare un euro, quasi come se fosse una donazione, tuttavia impegnandosi a prestare assistenza morale e materiale al genitore fino alla fine dei suoi giorni. Tale atto non è considerato una donazione e, quindi, non è soggetto all’impugnazione degli eredi tramite l’azione di riduzione. Se poi il genitore vuol continuare a vivere all’interno dell’immobile e star sicuro che il figlio non lo sbatta fuori può limitarsi a vendergli, sempre con il sistema della rendita vitalizia, la sola nuda proprietà.


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