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Il malato che si cura in clinica privata può rivolgersi all’asl?

30 giugno 2018


Il malato che si cura in clinica privata può rivolgersi all’asl?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 30 giugno 2018



Vorrei  sottoporre  mio figlio disabile con autismo a terapie comportamentali private a pagamento. La neuropsichiatra infantile della Asl di mia competenza territoriale potrebbe rifiutarsi di fare valutazioni periodiche, diagnosi funzionali, se non dovesse più frequentare le terapie della Asl gratuite? 

L’Asl, in quanto servizio pubblico, non può rifiutare una prestazione dovuta; in caso contrario, potrebbe configurarsi il reato di rifiuto di atti d’ufficio (art. 328 cod. pen.). 

Addirittura parte della giurisprudenza (Trib. Castrovillari, sent. n. 1112/2013) ha ritenuto di dover addossare al Servizio sanitario nazionale le spese mediche private sostenute da un paziente quando l’asl di appartenenza non sia in grado di fornire un’assistenza equivalente. Nello specifico, la sentenza ha stabilito che il cittadino che si cura presso cliniche private non convenzionate può ottenere dal SSN il rimborso delle spese sostenute a condizione che: 

– tali prestazioni mediche costituiscano – a causa delle specifiche condizioni cliniche o di rischio del paziente – un significativo beneficio in termini di salute 

– nello stesso tempo, non sia possibile effettuare cure dello stesso tipo presso strutture pubbliche o convenzionate. 

In concreto, però, potrebbero presentarsi dei problemi legati all’impossibilità, per l’asl di appartenenza, di effettuare diagnosi o valutazioni in assenza di un collegamento con la struttura privata. In altre parole, l’asl potrebbe addurre il problema della difficoltà di valutare terapie comportamentali che seguano protocolli diversi o, addirittura, non condivisi dalla sanità pubblica. 

Giuridicamente parlando, però, l’asl non può a priori sottrarsi ad una prestazione medica regolarmente richiesta. Anche il codice deontologico parla chiaro: dal punto di vista diagnostico, il medico non può rifiutarsi di rilasciare direttamente al cittadino certificati relativi al suo stato di salute (art. 22). 

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Mariano Acquaviva 

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