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Autismo e insegnante di sostegno: necessaria un’abilitazione?

30 giugno 2018


Autismo e insegnante di sostegno: necessaria un’abilitazione?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 30 giugno 2018



Mio figlio, con disturbo di autismo e legge 104, il prossimo anno frequenterà la scuola dell’obbligo, prima elementare. Le maestre del MIUR e l’operatore comunale dovranno avere un titolo di studio qualificato? Alla scuola materna non avevano le competenze necessarie per aiutare mio figlio. 

A parere dello scrivente, con riferimento alla normativa e alla giurisprudenza prevalente, i maestri elementari e gli educatori che hanno il compito di assistere gli alunni con autismo hanno una determinata abilitazione finalizzata al sostegno. 

Quanto evidenziato, viene affermato per i seguenti motivi. 

Gli insegnanti, a seguito della laurea, per essere abilitati ed intraprendere la loro carriera lavorativa devono portare a termine un percorso formativo a seconda dell’area di interesse. Con un esame finale, conseguono il titolo di abilitazione all’insegnamento nella relativa classe di abilitazione e punteggio. Gli insegnanti che desiderano abilitarsi nell’ambito del sostegno sono tenuti a seguire il Corso di Specializzazione nel quale vengono affrontate materie specifiche, insieme a seminari e a prove tecniche di preparazione. 

Talvolta, a causa di carenza di organico di insegnanti di sostegno, per supplire a mancanze degli istituti, alcuni posti vengono coperti da insegnanti di altre aree di insegnamento ma, solitamente si provvede all’assegnazione di casi meno problematici o rilevanti mentre gli allievi diversamente abili che presentano condizioni più critiche vengono seguiti prevalentemente da personale specializzato. 

Il consiglio pratico. In fase di iscrizione all’istituto scolastico, anche mediante un appuntamento con il dirigente o il preside, è consigliabile esplicitare la situazione attuale del bambino, evidenziando ad esempio se presenta fasi di aggressività, se necessita di particolari accessori, come giocattoli o altri oggetti che possano farlo sentire a proprio agio. 

La scuola, avendo a disposizione tutte le informazioni fondamentali, ha così la possibilità di adibire un’aula, rivestendola ad esempio di gommapiuma, se il bambino tende a correre o ha un atteggiamento ribelle, e di prepararsi per accoglierlo al meglio. 

La normativa e la giurisprudenza confermano quanto detto. 

L’organico dei posti di sostegno è determinato secondo quanto previsto dai commi 413 e 414 dell’articolo 2 della legge 24 dicembre 2007, n. 244, fermo restando che è possibile istituire posti in deroga, allorchè si renda necessario per assicurare la piena tutela dell’integrazione scolastica. L’organico di sostegno è assegnato complessivamente alla scuola o a reti di scuole allo scopo costituite, tenendo conto della previsione del numero di tali alunni in ragione della media di un docente ogni due alunni disabili; la scuola provvede ad assicurare la necessaria azione didattica e di integrazione per i singoli alunni disabili, usufruendo tanto dei docenti di sostegno che dei docenti di classe. A tale fine, nell’ambito delle risorse assegnate per la formazione del personale docente, viene data priorità agli interventi di formazione di tutto il personale docente sulle modalità di integrazione degli alunni disabili. Le commissioni mediche di cui all’articolo 4 della legge 5 febbraio 1992, n. 104, nei casi di valutazione della diagnosi funzionale costitutiva del diritto all’assegnazione del docente di sostegno all’alunno disabile, sono integrate obbligatoriamente con un rappresentante dell’INPS, che partecipa a titolo gratuito”. Art. 19, comma 11, Legge 15 luglio 2011, n. 111. 

Dal formante legislativo si traggono, infatti, l’assoluta centralità del piano educativo individualizzato, inteso come strumento rivolto a consentire l’elaborazione di una scelta condivisa, frutto anche del confronto tra genitori dell’alunno disabile e amministrazione; e, inoltre, l’immediato e doveroso collegamento, in presenza di specifiche tipologie di handicap, tra le necessità prospettate dal piano e il momento dell’assegnazione o della provvista dell’insegnante di sostegno… In conclusione, dal quadro legislativo di riferimento si evince che una volta che il piano educativo individualizzato, elaborato con il concorso determinante di insegnanti della scuola di accoglienza e di operatori della sanità pubblica, abbia prospettato il numero di ore necessarie per il sostegno scolastico dell’alunno che versa in situazione di handicap particolarmente grave, l’amministrazione scolastica è priva di un potere discrezionale, espressione di autonomia organizzativa e didattica, capace di rimodulare o di sacrificare in via autoritativa, in ragione della scarsità delle risorse disponibili per il servizio, la misura di quel supporto integrativo così come individuato dal piano, ma ha il dovere di assicurare l’assegnazione in favore dell’alunno, del personale docente specializzato anche ricorrendo – se del caso, là dove la specifica situazione di disabilità del bambino richieda interventi di sostegno continuativi e più intensi – all’attivazione di un posto di sostegno in deroga al rapporto insegnanti/alunni, per rendere possibile la fruizione effettiva del diritto, costituzionalmente protetto, dell’alunno disabile all’istruzione, all’integrazione sociale e alla crescita in un ambiente favorevole allo sviluppo della sua personalità e delle sue attitudini”. Cass. Sez. Unite, 25 Novembre 2014, n. 25011. 

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv.  Rossella Blaiotta 

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