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Responsabilità del commercialista: quando?

30 giugno 2018


Responsabilità del commercialista: quando?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 30 giugno 2018



Nel 2009 è morta mia madre e ho ereditato molti immobili. Il commercialista mi ha consigliato di affittarli a canone libero con cedolare secca al 21%. Sono stato informato del fatto che, essendo immobili residenziali locati a canone piuttosto basso, dovevano rientrare tutti nel prezzo massimo stabilito dal comune per un contratto a canone concordato con cedolare al 10%. Se mio figlio avesse ragione, dal 2009 ad oggi, ho calcolato che il commercialista mi avrebbe cagionato un danno di oltre 200 mila euro (IRPEF e IMU). Ci sarebbero gli estremi per vincere un’eventuale causa?

La cedolare secca – che esenta il proprietario di un immobile concesso in locazione dal pagamento dell’imposta di bollo e di quella di registro – può essere applicata nella misura del 10%, ai contratti di locazione concordati, o del 21%, a quelli liberi. La differenza tra le due ipotesi risiede nel fatto che il canone libero è quello di mercato mentre il canone concordato è tale quando non supera l’importo determinato negli accordi territoriali conclusi dai rappresentanti dei proprietari e degli inquilini.

L’aliquota per i contratti concordati era del 15% ma il decreto Piano casa, entrato in vigore l’1.1.2014, l’ha ridotta al 10% fino al 31.12.2017. Successivamente, la legge di stabilità 2018 ha prorogato tale regime più favorevole fino al 31.12.2019 (salvo eventuali, ulteriori proroghe), data oltre la quale dovrebbe tornare in vigore la percentuale del 15%.

Va peraltro aggiunto che, oltre alla tipologia di contratto di locazione al quale è applicabile (ossia quello concordato), l’aliquota del 10% è subordinata a ulteriori condizioni. In particolare, deve trattarsi di un contratto stipulato, alternativamente: 

– in una delle undici aree metropolitane di cui al DL 551/98 (o nei comuni che confinano con le stesse) nonché in quelli capoluogo di provincia; 

– nei comuni ad alta densità abitativa, compresi nell’elenco redatto dal Cipe del 14.2.2004; 

– nei comuni dichiarati in stato di emergenza nel quinquennio precedente al 28.5.2014.

La cedolare secca al 10% comporta l’impossibilità per il proprietario di beneficiare dell’aggiornamento Istat nonché di aumentare il canone nel periodo di durata del contratto.

Pertanto, laddove gli importi dei canoni in questione rientrino nella soglia stabilita dal relativo accordo tra proprietari e inquilini del comune ove si trovano gli immobili in parola, verosimilmente sarebbe stato più conveniente accedere al regime della cedolare secca al 10%.

A questo punto è necessario verificare se il mancato suggerimento, da parte del commercialista, circa l’adozione di tale regime più favorevole configuri o meno in capo allo stesso una ipotesi di responsabilità professionale.

Su un piano generale e astratto, va osservato che laddove l’incarico non sia stato conferito per iscritto, la prova dell’esistenza di un rapporto consulenziale tra il professionista e il cliente può risultare ardua.

Tuttavia, di recente, la Corte di cassazione ha espresso un orientamento in merito che va incontro alle pretese del cliente, il quale si ritenga leso da un errore commesso dal proprio commercialista.

Infatti, Cassazione 23.6.2016 n. 13007 stabilisce che <<il dovere di diligenza impone, tra gli altri, l’obbligo, non solo di dare tutte le informazioni che siano di utilità per il cliente e che rientrino nell’ambito della competenza del professionista…, ma anche, tenuto conto della portata dell’incarico conferito, di individuare le questioni che esulino da detto ambito>>.

Dunque si ritiene a parere dello scrivente che vi possano essere gli estremi per un’eventuale azione risarcitoria nei confronti del commercialista, sul cui esito, peraltro, non potrebbe darsi alcuna garanzia.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Massimo Coppin


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