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Lavoratore senza fissa dimora: come stabilire una residenza?

6 luglio 2018


Lavoratore senza fissa dimora: come stabilire una residenza?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 6 luglio 2018



Per motivi di lavoro mi spostato da un Comune all’altro ma le mie condizioni economiche non mi consentono di pagare un affitto. Perciò spesso mi ospita qualche collega oppure condivido “in nero” la stanza. Ho chiesto la residenza come “senza dimora abituale (o senza fissa dimora)” nella mia cittá di nascita, fornendo due domicili: cassetta postale e indirizzo presso mia madre. Ho prodotto anche contratto di lavoro temporaneo nella mia città. Il Comune mi ha negato la residenza in quanto “..non possono ricorrervi coloro che in mancanza di alloggio stabile si spostano frequentemente nell’ambito dello stesso comune che dovrebbero invece fissare la residenza presso l’abitazione dove sono accolti sia pure in forma non definitiva..” (Istat serie B n 29 anno 1992). Anche i servizi sociali hanno dato esito negativo. Devo rassegnarmi o posso fare ricorso? In caso va inoltrato al prefetto prefetto o garante? 

Secondo una Circolare del ministero dell’Interno (n. 81/1995), pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 19 giugno 1995, la richiesta di residenza, che “costituisce un diritto soggettivo del cittadino, non appare vincolata da alcuna condizione né potrebbe essere il contrario, in quanto in tal modo si verrebbe a limitare la libertà di spostamento e di stabilimento dei cittadini sul territorio nazionale in palese violazione dell’articolo 16 della Costituzione”.

Tuttavia, nel caso specifico, l’ufficio Anagrafe – ricevuta la dichiarazione di non abituale dimora del lettore – potrebbe (come in effetti ha fatto) opporsi in quanto mancherebbe, per l’appunto, quel requisito fondante la residenza che, nella sua concezione giuridica, viene descritta come il luogo in cui la persona ha la dimora abituale (art. 43, comma 2 del codice civile).

Nel caso di specie, inoltre, opera l’articolo 5 del decreto legge n. 47 del 2014 secondo cui, chiunque occupa abusivamente un immobile senza titolo non può chiedere la residenza né l’allacciamento a pubblici servizi in relazione all’immobile medesimo e gli atti emessi in violazione di tale divieto sono nulli a tutti gli effetti di legge.

Pertanto, visto che oramai la carta della residenza presso la madre del lettore è stata rifiutata, conoscendo l’Ufficio anagrafe la situazione dello stesso di dimora non abituale, quello che si consiglia al lettore è di stipulare un contratto di comodato con un suo collega con il quale quest’ultimo gli riconosce il diritto di alloggiare presso la sua abitazione a titolo gratuito e, con quella scrittura privata, presentare nuova domanda di residenza presso l’Ufficio competente, confermando che il luogo indicato nel contratto di comodato è la sua dimora abituale.

In questo modo, per la normativa prima citata, non potranno rifiutare la richiesta di residenza.

L’unica cosa che potranno fare è ordinare ai Vigili Urbani di controllare, con delle visite a sorpresa, se il lettore effettivamente risiede in quell’appartamento.

A tal proposito, sarebbe opportuno per il lettore lasciare qualche suo indumento, o ancor meglio apporre l’etichetta del citofono con il suo cognome per dimostrare l’effettività della residenza richiesta.

Nella denegata ipotesi in cui dovessero rifiutare la sua richiesta di residenza, allora non resterebbe che impugnare il provvedimento di diniego della residenza dinanzi alla prefettura competente.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Salvatore Cirilla


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