Diritto e Fisco | Editoriale

Scappare via da tutto: quali conseguenze

22 giugno 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 22 giugno 2018



Rendersi irreperibili: cosa succede? È possibile fuggire da un processo penale? E da uno civile? Cosa sono la dichiarazione di assenza e di morte presunta?

Confessa: vuoi mollare tutto e scappare via su un’isola deserta. Odi il tuo lavoro, l’ipocrisia dei tuoi amici, la boria dei tuoi capi e le lamentele della famiglia. Oppure sei pieno di debiti e coinvolto in diversi procedimenti, anche penali. Non ce la fai più e l’unica soluzione che ti viene in mente è quella di fuggire il più lontano possibile. Un sogno affascinante, che è balenato almeno una volta nella vita nella testa di tutti. La fuga, però, non è quasi mai una buona soluzione: i problemi sanno trovarti e, se ti perdono, restano ad aspettarti. Quindi, se siete novelli Mattia Pascal, questo articolo vi dirà quali conseguenze comporta scappare via da tutto.

Scappare via da un processo penale: si può?

Se vuoi scappare via da tutto perché sei indagato o imputato in un processo penale, sappi che così non risolverai nulla. Il processo penale, infatti, proseguirà senza di te, anche se non hai nemmeno nominato il difensore di fiducia: sarebbe troppo comodo rendersi irreperibili o non presentarsi alle udienze e bloccare così il corso della giustizia.

In realtà quanto appena detto vale senz’altro se il processo penale è già iniziato; se, invece, le indagini sono ancora in corso e l’ufficiale giudiziario, nel momento in cui deve notificarti il primo atto utile, non riesce a trovarti, sappi che qualche possibilità di intralciare la giustizia ce l’hai. A seguito della riforma del 2014 [1] che ha eliminato la contumacia dal procedimento penale, il giudice non può proseguire il processo se non ha la ragionevole certezza che la persona indagata o imputata abbia effettiva conoscenza del processo a suo carico. Spieghiamo meglio.

Contumacia e assenza nel processo penale

Prima della citata riforma del 2014, il giudice dichiarava la contumacia dell’imputato che non compariva alla prima udienza, sempreché:

  • le notifiche fossero regolari;
  • l’imputato non fosse all’oscuro dell’udienza preliminare celebratasi;
  • non vi fosse un legittimo impedimento dell’imputato a comparire all’udienza.

Dichiarata la contumacia, il processo proseguiva regolarmente e l’imputato era rappresentato dal difensore (d’ufficio). A seguito della riforma, l’istituto della contumacia è stato soppresso a favore di quello dell’assenza. Per garantire in maniera ancora più forte il diritto alla partecipazione al processo a suo carico, la legge ha previsto che, nel caso in cui l’imputato sia irreperibile, il giudice debba sospendere il procedimento, per un periodo massimo di un anno, al fine di compiere ulteriori ricerche della persona per cui si procede.

Non sempre, però, l’imputato irreperibile gode della sospensione; in particolare, non gli può essere concessa (e quindi il procedimento va avanti lo stesso) se:

  • l’imputato aveva conoscenza dell’udienza preliminare (nei casi in cui è prevista);
  • ricorre uno dei cosiddetti “fatti sintomatici” della conoscenza, che il codice individua nella dichiarazione o elezione di domicilio, nell’arresto e nel fermo, nell’applicazione di una misura cautelare, nella nomina di un difensore di fiducia nonché in ogni fatto dal quale risulti con certezza che l’imputato è a conoscenza del procedimento o si è volontariamente sottratto ad esso [2].

In altri termini, ove ricorra una delle situazioni anzidette, si è in presenza di una presunzione di conoscenza del procedimento da parte dell’interessato, tale per cui la macchina della giustizia non può fermarsi.

In pratica, quindi, se vuoi scappare via da tutto e, soprattutto, da un processo penale, fallo prima che ti venga notificata la citazione oppure un atto che richieda la nomina di un difensore.

Scappare via da un processo civile: si può?

Se vuoi scappare via da tutto e, in modo particolare, dai processi civili in corso, sappi che vale quanto detto sopra: poco importa che non ti presenterai oppure che non ritirerai l’atto di citazione del pubblico ufficiale, perché il processo civile proseguirà anche senza di te e alla fine c’è una grande probabilità che tu venga condannato in contumacia.

Rendersi irreperibili sin dall’inizio non è così semplice come nel caso del processo penale: mentre in quest’ultima circostanza è interesse del giudice capire se effettivamente l’imputato ha avuto cognizione dell’avviso, nel processo civile le garanzie sono attenuate. Di conseguenza, se sei scappato via da tutto ma, formalmente, la tua residenza è ancora ben individuata, per la legge tutti gli atti notificati all’indirizzo in cui abitavi sono regolari. Cosa significa? Che, anche in tua assenza, creditori e presunti tali continueranno a sbizzarrirsi nell’inviarti il pubblico ufficiale per la comunicazione degli atti più disparati. Se, infatti, l’ufficiale giudiziario, dopo sommarie indagini, non trova nessuno, egli deposita la busta da notificare al Comune ove resta a disposizione per sei mesi.  Orbene, dopo venti giorni dal deposito nella Casa Comunale, la notifica si intende per la legge eseguita correttamente. Il che va a tuo discapito visto che non sei stato nelle condizioni di verificare cosa conteneva la raccomandata.

Ecco perché rendersi irreperibile non conviene: gli atti, le procedure e le azioni giudiziarie producono ugualmente i loro effetti, con o senza di te. Con notevole svantaggio, visto che non potrai difenderti in giudizio, né ti verrà nominato un difensore d’ufficio come avviene nel processo penale. In pratica: scappare via dal processo civile è un vero e proprio suicidio giuridico.

Scappare via: come farsi cancellare dai registri anagrafici?

Se davvero vuoi scappare via da tutto, fallo in maniera intelligente. Un’ottima mossa è quella di farsi cancellare dai registri anagrafici. La cancellazione per irreperibilità è una procedura eccezionale che avviene a cura del Comune quando una persona non abita più nella dimora abituale dichiarata all’anagrafe. Il procedimento viene messo in atto solo a seguito di numerosi tentativi di ricerca della persona e di indagini: se l’interessato non si fa più trovare presso l’indirizzo e tale situazione è perdurante, l’amministrazione può disporne la cancellazione.

La notizia dell’abbandono, o del presunto abbandono, deve pervenire all’Ufficiale dell’Anagrafe dal proprietario dell’abitazione (si pensi a un inquilino in affitto) o da altro pubblico ufficiale (si pensi al postino che tenti di consegnare le raccomandate, l’ufficiale giudiziario che provi a notificare atti, il messo comunale per la notifica di cartelle di pagamento o avviso di accertamento fiscale, i servizi sociali, ecc.). Non solo: la segnalazione può derivare anche da una società che gestisce servizi pubblici (Poste Italiane, Enel, ecc.) ed anche da un privato.

Attenzione all’altra faccia della medaglia: con la cancellazione dall’anagrafe per irreperibilità si perde anche il diritto al voto, ad ottenere certificazioni anagrafiche o i documenti di riconoscimento (carta d’identità, patente, ecc.), la tessera sanitaria e quindi anche l’assistenza sanitaria. Una specie di morte civile, insomma.

Scappare via da tutto: scomparsa, assenza e morte presunta.

La legge ha previsto alcuni istituti per sopperire all’irreperibilità di una persona. Pertanto, se intendi ancora scappare via da tutto, devi considerare che i tuoi familiari potrebbero in qualche modo ovviare al vuoto che hai lasciato. Come? Facendo dichiarare formalmente la tua scomparsa e, successivamente, la tua assenza, fino addirittura alla morte presunta. Ma procediamo con ordine.

Scomparsa: cos’è?

Secondo il codice civile, quando una persona non è più comparsa nel luogo del suo ultimo domicilio o dell’ultima residenza e non se ne hanno più notizie, il tribunale, su istanza degli interessati o dei presunti successori legittimi o addirittura del pubblico ministero, può nominare un curatore che rappresenti la persona in giudizio o comunque nella gestione dei suoi affari, potendo altresì emanare altri provvedimenti necessari alla conservazione del patrimonio dello scomparso. Il curatore non è nominato se c’è già un legale rappresentante (si pensi al genitore del bambino scomparso) [3].

Con la dichiarazione di scomparsa, quindi, le persone più vicine all’irreperibile chiedono che sia nominato un soggetto capace di amministrare le sostanze dello scomparso ed eventualmente di rappresentarlo in giudizio. Lo scopo, quindi, è quello di tutelare il patrimonio di una persona che non si trova più.

Assenza: cos’è?

A prescindere dalla dichiarazione di scomparsa, trascorsi due anni dal giorno a cui risale l’ultima notizia dell’irreperibile, i suoi successori legittimi e chiunque ragionevolmente creda di avere sui beni dello scomparso diritti dipendenti dalla sua morte possono domandare al tribunale competente, secondo l’articolo precedente, che ne sia dichiarata l’assenza [4].

Mentre la scomparsa tutela la persona irreperibile, l’assenza avvantaggia i superstiti, cioè i familiari e tutti coloro che vantano diritti (ad esempio, i creditori) nei confronti dell’assente. Ed infatti, divenuta eseguibile la sentenza che dichiara l’assenza, il tribunale ordina l’apertura degli atti di ultima volontà dell’assente (testamento), se vi sono.

Coloro che sarebbero eredi testamentari o legittimi, se l’assente fosse morto nel giorno a cui risale l’ultima notizia di lui, o i loro rispettivi eredi possono domandare l’immissione nel possesso temporaneo dei beni.

I legatari, i donatari e tutti quelli ai quali spetterebbero diritti dipendenti dalla morte dell’assente possono domandare di essere ammessi all’esercizio temporaneo di questi diritti. Coloro che per effetto della morte dell’assente sarebbero liberati da obbligazioni (cioè, i debitori) possono essere temporaneamente esonerati dall’adempimento di esse [5].

Coloro che sono immessi nel possesso temporaneo dei beni dell’assente non possono alienarli, ipotecarli o sottoporli a pegno, se non per necessità o utilità evidente riconosciuta dal tribunale.

Morte presunta: cos’è?

Trascorsi dieci anni dal giorno a cui risale l’ultima notizia dell’assente, il tribunale, su istanza del pubblico ministero, di un familiare o di una persona che vanta diritti nei confronti dell’irreperibile, può con sentenza dichiarare presunta la morte dell’assente nel giorno a cui risale l’ultima notizia [6].

Con la dichiarazione di morte presunta cade ogni divieto di utilizzabilità dei beni dell’irreperibile: coloro che ottennero l’immissione nel possesso temporaneo dei beni dell’assente o i loro successori possono infatti disporre liberamente dei beni. I debitori si intendono definitivamente liberati dal loro debito e il coniuge può addirittura contrarre nuove nozze

La persona di cui è stata dichiarata la morte presunta, se ritorna o ne è provata l’esistenza, recupera i beni nello stato in cui si trovano e ha diritto di conseguire il prezzo di quelli alienati, quando esso sia tuttora dovuto, o i beni nei quali sia stato investito [7]. Il matrimonio contratto dal coniuge con altra persona si intende nullo.

note

[1] Legge n. 67/2014.

[2] Art. 420-bis, comma secondo, cod. proc. pen.

[3] Art. 48 cod. civ.

[4] Art. 49 cod. civ.

[5] Art. 50 cod. civ.

[6] Art. 58 cod. civ.

[7] Art. 66 cod. civ.

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