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Matrimonio per procura o via skype: quando è ammesso

23 giugno 2018


Matrimonio per procura o via skype: quando è ammesso

> Diritto e Fisco Pubblicato il 23 giugno 2018



Sono italiana e il mio fidanzato, straniero, vive e lavora all’estero, dove ha un’agenzia turistica ma non riesce ad avere il visto turistico per venire in Italia. Io ho difficoltà economiche per raggiungerlo. Vorremmo sposarci. Sarebbe bello prima incontrarci in Italia o in altri stati europei, ma non so come sono i visti turistici per gli altri paesi,se è più facile o no ottenerli. Ho sentito parlare del matrimonio su Skype o per procura. Esiste una soluzione reale e rapida per noi, per stare insieme? 

Il matrimonio per procura è ammesso solo in casi eccezionali. Si riporta il testo dell’art. 111 del codice civile: «I militari e le persone che per ragioni di servizio si trovano al seguito delle forze armate possono, in tempo di guerra, celebrare il matrimonio per procura. La celebrazione del matrimonio per procura può anche farsi se uno degli sposi risiede all’estero e concorrono gravi motivi da valutarsi dal tribunale nella cui circoscrizione risiede l’altro sposo. L’autorizzazione è concessa con decreto non impugnabile emesso in camera di consiglio, sentito il pubblico ministero. La procura deve contenere l’indicazione della persona con la quale il matrimonio si deve contrarre. La procura deve essere fatta per atto pubblico; i militari e le persone al seguito delle forze armate, in tempo di guerra, possono farla nelle forme speciali ad essi consentite. Il matrimonio non può essere celebrato quando sono trascorsi centottanta giorni da quello in cui la procura è stata rilasciata. La coabitazione, anche temporanea, dopo la celebrazione del matrimonio, elimina gli effetti della revoca della procura ignorata dall’altro coniuge al momento della celebrazione». 

La legge non specifica quali siano i gravi motivi che giustifichino un matrimonio per procura nel caso in cui uno degli sposi risieda all’estero. Ad esempio, un grave motivo potrebbe essere quello legato alle condizioni del rifugiato politico all’estero. Oggettivamente, non si può a parere dello scrivente dire se l’impossibilità di ottenere un visto turistico e le difficoltà economiche per incontrarsi possano essere valutate dal giudice come ragioni idonee a conferire l’autorizzazione a sposarsi per procura, in quanto non si è trovato giurisprudenza in merito. Può comunque tentare facendo ricorso al tribunale ove risiede. 

Si ricordi che la procura deve rivestire la forma dell’atto pubblico e deve contenere specificamente la persona che si intende sposare. 

Per quanto riguarda il matrimonio via Skype, una pronuncia della Corte di Cassazione (sentenza n. 15343/2016) ne ha riconosciuto la validità in Italia nel caso in cui l’unione “telematica” sia riconosciuta dalla legge straniera. In altre parole, se una persona italiana ne sposa una straniera e, secondo la legge dello Stato di quest’ultima, il matrimonio è valido anche se contratto via internet, l’ufficiale dello Stato civile italiano non può rifiutare la trascrizione nei registri dello stato civile. Pertanto, se la lettrice intende sposarsi con persona che vive all’estero, dovrà informarsi se in quello Stato il matrimonio contratto via internet sia valido; se lo è, potrà sposarsi e poi chiedere la trascrizione dell’atto in Italia. 

In linea di massima, per ottenere il visto turistico per l’Italia occorre recarsi presso l’ambasciata italiana più vicina e preparare tutta la documentazione necessaria, consistente in: 

– compilazione di formulario per la domanda del visto d’ingresso (come motivazione potrebbe indicare Turismo – Visita famiglia/amici); 

– fotografia recente in formato tessera; 

– documento di viaggio in corso di validità con scadenza superiore di almeno tre mesi a quella del visto richiesto; 

– titolo di viaggio di andata e ritorno (o prenotazione), ovvero la dimostrazione della disponibilità di mezzi di trasporto personali; 

– dimostrazione del possesso di mezzi economici di sostentamento; 

– documentazione giustificativa della propria condizione socio-professionale; 

– assicurazione sanitaria avente una copertura minima di € 30mila per le spese per il ricovero ospedaliero d’urgenza e le spese di rimpatrio, valida in tutta l’area Schengen;

 – dichiarazione di ospitalità. 

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Mariano Acquaviva 

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