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Pensione anticipata: quali sono i criteri per il calcolo

23 giugno 2018


Pensione anticipata: quali sono i criteri per il calcolo

> Diritto e Fisco Pubblicato il 23 giugno 2018



In data 12 luglio 2017 ho fatto domanda di pensione, respinta in quanto mancavano delle settimane che ho provveduto a far inserire per gli anni mancanti. A novembre ho fatto ricorso ma ancora non ho avuto risposta. Alla data del 12 luglio 2017 avevo diritto o no alla pensione? Se si a quanto ammonterebbe? Altrimenti quando andrò in pensione? Sto ancora pagando i contributi.

In base all’estratto conto visualizzato, prodotto in allegato dal lettore, questi al 31.12.2017 possiede 43 anni e oltre 4 mesi di contributi. Ciò significa che alla data del 12 luglio 2017 questi possedeva i 42 anni e 10 mesi di contributi richiesti per la pensione anticipata (risultando accreditate, ogni anno, 156 giornate di contributi – pari a un’annualità – presso la gestione Coltivatori Diretti/Coloni e Mezzadri, cosiddetta CD/CM). 

In base a quanto riferito dal lettore, l’Inps aveva respinto la domanda in quanto mancavano, nelle banche dati, alcuni periodi di contributi che sono stati poi inseriti: non vi è dubbio, anche in base all’estratto conto visionato poiché prodotto in allegato dal lettore, che il suo ricorso sarà accolto e gli sarà liquidata, con decorrenza 12 luglio 2017, la pensione anticipata. 

Per quanto riguarda l’ammontare della pensione, i conteggi non possono essere effettuati in modo veloce ed immediato, considerando che le regole valide per chi possiede contribuzione agricola, ed in particolare presso le gestioni CD/CM, presentano molte particolarità, nonostante in termini generali valgano i sistemi di calcolo retributivo, misto o contributivo, a seconda dell’anzianità maturata al 31 dicembre 1998. 

Proprio per questo motivo, all’interno del portale de La Legge per Tutti vi è un apposito servizio di consulenza per il calcolo della pensione: gli studi previdenziali di calcolo personalizzati comportano, generalmente, onorari a partire da 150 euro per i casi più semplici, ed un minimo di 10 giorni lavorativi quali tempistiche. 

Nel caso specifico, nella presente consulenza, si può dunque soltanto fornire un importo della pensione approssimativo, considerando la costanza nei versamenti e la progressività e regolarità nel reddito, mentre per ottenere un importo esatto è necessario richiedere uno studio previdenziale personalizzato di calcolo della pensione. 

Per capire, all’incirca, a quanto potrebbe ammontare la pensione del lettore, si deve innanzitutto considerare che questi possiede oltre 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995, quindi che ha diritto al calcolo retributivo/reddituale sino al 31 dicembre 2011, e dal 2012 al calcolo contributivo. 

Si noti che il calcolo retributivo/reddituale si basa sugli ultimi redditi o retribuzioni e sui periodi contributi sino al 31 dicembre 1992 e sino al 31 dicembre 2011, mentre il calcolo contributivo si basa sulla contribuzione versata e sull’età pensionabile. 

Bisogna però considerare le peculiarità della gestione CD/CM. 

Per la determinazione del reddito pensionabile in questa gestione occorre distinguere due periodi: 

– per i periodi di iscrizione alla gestione successivi al 30 giugno 1990, il reddito da valutare per ciascun anno corrisponde al reddito medio giornaliero convenzionale, determinato per ciascun anno su base nazionale con DM per la fascia di reddito agrario nella quale risulta inclusa l’azienda, moltiplicato per il numero delle giornate corrispondente alla fascia stessa; 

– per gli anni anteriori al 30 giugno 1990 si tiene conto: o per gli iscritti alla gestione in attività alla data del 1° luglio 1990, di un reddito pensionabile di importo pari a quello determinato per il 1990; 

o per gli iscritti che hanno cessato l’attività alla data del 1° luglio 1990, del reddito attribuibile per l’anno 1990 alle unità appartenenti alle aziende classificate nella prima fascia (quella, cioè, a cui sono attribuite convenzionalmente 156 giornate lavorative). 

Il reddito pensionabile di ciascun anno è rivalutato per il periodo compreso tra l’anno a cui il reddito si riferisce e quello precedente la decorrenza della pensione. 

Data la stretta interdipendenza tra reddito imponibile e reddito pensionabile, l’anno è quello in cui il reddito è assoggettato a contribuzione ed è conseguentemente valutabile anche ai fini pensionistici. Ciò comporta che è a tale anno che deve essere fatto riferimento per l’individuazione del coefficiente di rivalutazione da applicare e non a quello nel quale il reddito è stato prodotto. 

Sono esclusi dalla rivalutazione l’anno di decorrenza della pensione e quello immediatamente precedente la decorrenza stessa. 

I coefficienti di rivalutazione variano di anno in anno in relazione alla decorrenza della pensione. 

Come per i dipendenti, i coefficienti e il criterio di rivalutazione sono diversi a seconda che si riferiscano al calcolo della quota di pensione relativa alle anzianità contributive maturate fino al 31 dicembre 1992 ovvero alle anzianità acquisite successivamente a tale data: 

– per il calcolo relativo alle anzianità fino al 31 dicembre 1992, i redditi annui pensionabili sono rivalutati sulla base della variazione dell’indice annuo del costo della vita calcolato dall’ISTAT ai fini della scala mobile delle retribuzioni dell’industria (art. 5, c. 6, L. 233/90); 

– per il calcolo relativo alle anzianità successive al 31 dicembre 1992, i redditi sono rivalutati in misura corrispondente alla variazione dell’indice annuo dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati calcolato dall’ISTAT, con l’incremento di un punto percentuale per ogni anno solare preso in considerazione (art. 3, c. 5, D.Lgs. 503/92). 

Nel caso di specie, poiché l’unica documentazione pervenuta è l’estratto conto Inps, si assumeranno i redditi indicati nel documento quali valori corretti. 

Calcolando per approssimazione, si ottiene: 

Per la quota A di pensione, un importo lordo annuo pari a 4063 euro circa, importo mensile lordo pari a 339 euro circa; 

Per la quota B di pensione, un importo lordo annuo pari a 3748 euro circa, importo mensile lordo pari a 312 euro circa; 

Per la quota C di pensione, non conoscendo la zona e la fascia di appartenenza, assumiamo che si applichino le aliquote relative alle zone non montane e non svantaggiate; in base ai contributi risultanti, la pensione annua quota C dovrebbe essere pari a 715 euro circa, con pensione mensile (base 13 mensilità) pari a 55 euro. 

Raffronto con doppio calcolo (Legge 190/2014) integralmente retributivo: 

Quota B virtuale: importo lordo annuo pari a 4734 euro circa, importo mensile lordo pari a 394 euro circa; 

Totale pensione lorda mensile calcolo ordinario: 706 euro 

Totale pensione mensile doppio calcolo: 733 euro 

Totale pensione lorda mensile presunta: 706 euro 

Si ribadisce, in ogni caso, che si tratta di un calcolo approssimativo, che assume i redditi presenti nell’estratto conto corretti e derivanti dal reddito medio giornaliero convenzionale, assume le aliquote applicate alle generalità delle aziende, un coefficiente di rendimento annuo del 2%, l’indice Foi di rivalutazione dei redditi per la quota retributiva/reddituale e l’ordinario tasso di capitalizzazione utilizzato nel calcolo contributivo. 

Se i parametri su cui il calcolo si basa non sono corretti, il calcolo non può essere considerato attendibile. 

Articolo tratto dalla consulenza resa dalla dott.ssa Noemi Secci 


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