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Srl: l’amministratore delegato può essere assunto come dipendente?

22 giugno 2018


Srl: l’amministratore delegato può essere assunto come dipendente?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 22 giugno 2018



In una srl con capitale sociale 100 mila euro, con un presidente, due consiglieri ed il sottoscritto, amministratore delegato, posso io essere assunto come lavoratore dipendente dal momento che:  non ho diritto di voto nelle sedute CDA ; ho deleghe amministrative/contabili ben circoscritte in fase di nomina; sono sottoposto al controllo del CDA ? Se si, quali cautele è opportuno adottare per evitare contestazioni da parte dell’INPS ?

La legge, in generale, prevede l’ipotesi del conflitto di interessi quando gli amministratori di società a responsabilità limitata concludono contratti con la società per conto proprio o di terzi.

Dunque risulta evidente che un componente del consiglio di amministrazione, oppure un amministratore delegato anche se solo a specifici atti, possa comunque trovarsi in situazione di potenziale conflitto di interessi con la società che rappresenta.

Pertanto emergerebbe di sicuro un conflitto di interessi nel caso in cui la delega ricevuta dal cda, riguardasse la gestione delle risorse umane e l’amministratore delegato, che rappresentasse la società davanti ai dipendenti, concludesse un contratto di lavoro con sé stesso.

In materia, oltre al codice civile, è intervenuto anche l’Inps, con la circolare n. 179 del 1989, dove si precisa che quando il presidente, l’amministratore unico o i consiglieri delegati esprimono, da soli, la volontà della società, esercitando i poteri di controllo, comando e disciplina, in veste di lavoratori, gli stessi diventerebbero subordinati di sé stessi, fatto giuridicamente impossibile.

La conseguenza di questo conflitto di interessi e della sua incompatibilità giuridica è che viene esclusa ogni riconoscibilità al rapporto di lavoro subordinato e che non si configura la assoggettabilità agli obblighi previdenziali.

Pertanto si rischia, in caso di inquadramento di un amministratore come lavoratore subordinato, se in conflitto di interessi, il disconoscimento del rapporto di lavoro da parte dell’Inps ed il conseguente mancato riconoscimento dei diritti che potrebbero maturare a seguito del versamento dei contributi – ad esempio non verrebbe riconosciuto il diritto a ricevere il trattamento pensionistico – nonché si verificherebbe la indeducibilità dei costi sostenuti dalla società per pagare stipendi e contributi.

Tale disconoscimento potrebbe portare anche a contenziosi fra la società ed il lavoratore subordinato – amministratore, che si vedrebbe danneggiato dal non poter accedere ai trattamenti previdenziali e sociali previsti per il suo inquadramento lavorativo, pur avendo il diritto al rimborso dei contributi versati.

Sebbene nel quesito sia già precisato che l’amministratore delegato è sottoposto al controllo del cda, che non ha diritto di voto in seno all’organo amministrativo e che ha deleghe amministrative e contabili ben individuate in fase di nomina, quando un lavoratore dipendente viene chiamato a far parte dell’organo amministrativo occorre sempre prestare particolare cautela.

Occorre infatti in ogni caso provare che le deleghe siano limitate e circoscritte in modo tale da non fare venire meno il vincolo di subordinazione e nello stesso tempo occorrerebbe inquadrare il dipendente come dirigente della società, in quanto l’inquadramento in una qualifica inferiore non sarebbe compatibile con la contemporanea funzione di amministratore delegato della società.

Nel caso del quesito infine sembra di poter comprendere che è stata prima affidata la delega all’amministrazione e che solo successivamente si sta ponendo mano alla stipula di un contratto di lavoro dipendente, mentre, di solito, accade il contrario, cioè ad un lavoratore subordinato, già inquadrato in una società, viene assegnata una delega specifica ad amministrare.

La risposta al quesito posto dunque è la seguente:

L’assunzione in qualità di lavoratore subordinato dell’amministratore delegato, secondo le indicazioni fornite nel quesito, è sicuramente possibile, tuttavia nella individuazione dei poteri delegati occorre evitare qualsiasi conflitto di interessi, anche potenziale, fra lo svolgimento dell’attività di amministratore delegato e quella di lavoratore subordinato, limitando detta delega a funzioni che non siano fincompatibili od in conflitto con le attività di lavoro dipendente e con l’inquadramento previdenziale di quest’ultimo.

In particolare sarebbe opportuno evitare di assegnare deleghe che consentano all’amministratore delegato di intervenire con poteri di controllo e disciplinari sui lavoratori dipendenti, né assegnare deleghe a pagare le retribuzioni dei dipendenti o a predisporre i prospetti paga mensili o altri prospetti dichiarativi in materia previdenziale o fiscale, obbligatori per legge.

Altresì occorrerebbe evitare di assegnare deleghe che in qualche modo possano influire sul rapporto fra lavoratori dipendenti e società, sia direttamente che indirettamente.

Infine sarebbe necessario che anche la qualifica e l’inquadramento delle mansioni del rapporto di lavoro subordinato venissero precisate in modo dettagliato e che fossero ovviamente distanti ed ultronee rispetto a quelle assegnate nella delega amministrativa.

Articolo tratto dalla consulenza resa dal dott. Mauro Finiguerra

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