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Se il giudice non ha liquidato le spese di lite: che fare?

22 giugno 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 22 giugno 2018



La sentenza condanna la parte soccombente a pagare le spese di lite ma queste non vengono quantificate: appello o correzione errore materiale? La risposta delle Sezioni Unite.

Nella motivazione della sentenza il giudice esprime la condanna alle spese della parte soccombente, ma nel dispositivo non si pronuncia sull’ammontare: come contestare l’omissione? Appello o istanza di correzione?

Le Sezioni Unite della Cassazione [1] forniscono la risposta definitiva circa lo strumento processuale da utilizzare qualora il giudice abbia condannato la parte soccombente al pagamento delle spese di lite, ma non le abbia quantificate nel dispositivo.

Secondo i giudici non è necessario impugnare la sentenza dato che la quantificazione delle spese di lite non attiene al merito della decisione, ma è un aspetto tecnico- esecutivo, da effettuare secondo i parametri di legge. Ne deriva che lo strumento processuale da adottare per ottenere la quantificazione delle spese di lite è rappresentato non dall’appello ma dal procedimento di correzione degli errori materiali.

Tale risposta risulta certamente di conforto in quanto consente di escludere l’instaurazione di giudizi di appello (che inflazionerebbero i tribunali) e di ottenere in tempi brevi e con un procedimento rapido e snello la liquidazione delle spese di lite.

Omessa liquidazione spese di lite: errore materiale

Secondo i giudici si può affermare che la liquidazione delle spese processuali ha natura accessoria nell’economia della decisione, non incidendo sul contenuto sostanziale della stessa, in quanto totalmente estranea al merito del giudizio, se non per il rilievo della soccombenza. Essa è necessaria e obbligatoria, in quanto espressamente prevista dalla legge; il giudice, con la sentenza che chiude il processo, condanna la parte soccombente al rimborso delle spese in favore dell’altra e ne liquida l’ammontare. La pronuncia sulla condanna alle spese, con relativa quantificazione, è quindi obbligatoria, tanto che il giudice deve emetterla d’ufficio, a prescindere dall’esplicita richiesta della parte vittoriosa.

L’attività di liquidazione delle spese processuali consiste in uno svolgimento di un’operazione tecnico esecutiva da realizzare sulla scorta dei presupposti e parametri oggettivi fissati dalla legge e, nei limiti quantitativi in essa previsti; quindi la liquidazione vera e propria è un’attività di carattere materiale volta a completare la decisione.

Di conseguenza, una volta che nella motivazione della sentenza il giudice abbia provveduto col porre le spese a carico della parte soccombente, l’omissione degli importi deve essere integrata con il procedimento di correzione degli errori materiali.

Omessa liquidazione spese di lite: principio di diritto

La Cassazione a Sezioni Unite ha quindi affermato il seguente principio di diritto: <<a fronte della mancata liquidazione delle spese nel dispositivo della sentenza, sebbene in parte motiva il giudice abbia espresso la propria volontà di porle a carico della parte soccombente, la parte interessata deve fare ricorso alla procedura di correzione degli errori materiali di cui agli artt. 287 e ss c.p.c. per ottenerne la quantificazione>>.

Procedimento correzione errore materiale sentenza

La sentenza che non contenga la quantificazione delle spese di lite può essere corretta con il procedimento di correzione materiale. La relativa istanza deve essere presentata allo stesso giudice che ha emesso la sentenza.

Se tutte le parti concordano nel chiedere la stessa correzione, il giudice provvede con decreto.

Se l’istanza è presentata solo da una delle parti, il giudice, con decreto da notificarsi insieme col ricorso, fissa l’udienza di comparizione delle parti. Sull’istanza il giudice provvede con ordinanza, che deve essere annotata sull’originale del provvedimento.

Se è chiesta la correzione di una sentenza dopo un anno dalla pubblicazione, il ricorso e il decreto devono essere notificati alle altre parti personalmente.

Le sentenze possono essere impugnate relativamente alle parti corrette nel termine ordinario decorrente dal giorno in cui è stata notificata l’ordinanza di correzione.

note

[1] Cass. Sez. Unite, sent. n. 16415 del 21.06.2018.

[2] Art. 91 cod. proc. civ.


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