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Celle troppo piccole: detenuti risarciti per trattamento inumano e degradante


> Diritto e Fisco Pubblicato il 9 gennaio 2013



La Corte Europea dei diritti dell’Uomo ha condannato l’Italia per violazione dei diritti dei detenuti a causa delle carceri sovraffollate e di celle troppo piccole: in conseguenza di ciò lo Stato dovrà risarcire i reclusi nelle nostre prigioni.

“Trattamento disumano e degradante”: è questa l’accusa con cui l’Europa [1] ha, per la seconda volta [2], bacchettato il nostro Paese. I detenuti sono infatti rinchiusi in carceri di meno di tre metri quadrati.

Così, i giudici di Strasburgo hanno accolto il ricorso di sette detenuti che lamentavano la mancanza di spazio in celle e hanno riconosciuto in loro favore un risarcimento complessivo di centomila euro.

La sentenza in questione è stata un’occasione per ricordare all’Italia che quello delle prigioni sovraffollate è un problema strutturale, che richiede soluzioni urgenti, quali ad esempio la previsione di misure alternative al carcere.

Per avere un’idea dell’intensità del problema basta esaminare i seguenti dati: secondo l’ultimo rapporto di Antigone (associazione che si batte per i diritti nelle carceri), il sovraffollamento carcerario è del 142,5%: dunque ci sono oltre 140 detenuti ogni 100 posti letto, mentre la media europea è del 99,6%.

La situazione è particolarmente grave in alcuni istituti dove il numero dei detenuti è più che doppio rispetto ai posti regolamentari, come nel carcere messinese di Mistretta (269%), a Brescia (255%) e Busto Arsizio (251%) [3].

Al problema degli spazi si aggiunge quello delle condizioni malsane, gli ambienti poco puliti, le pareti scrostate e i letti arrugginiti. Ecco perché alla Corte di Strasburgo pervengono più di 500 ricorsi l’anno da parte di detenuti italiani.

Ora il Parlamento italiano ha un anno di tempo per uniformarsi al dictat della Corte dei diritti dell’uomo.

note

[1] Corte di Strasburgo, sentenza dell’8 gennaio 2013.

[2] Corte di Strasburgo, sentenza del luglio 2009.

[3] Fonte dati: ANSA.

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