Diritto e Fisco | Editoriale

Incidente: quanto tempo per andare in ospedale?

24 giugno 2018


Incidente: quanto tempo per andare in ospedale?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 24 giugno 2018



La valutazione del medico o delle indagini strumentali, come raggi X, risonanze e tac possono accertare se l’automobilista sta mentendo o meno.

Hai fatto un incidente stradale. Una macchina, sbucata all’improvviso alla tua sinistra, non si è accorta che stai per attraversare l’incrocio e ti ha urtato sulla fiancata. La carrozzeria dello sportello lato guida è da aggiustare, ma almeno tu non ti sei fatto male. Avverti un dolore alla spalla che, probabilmente, andrà via da solo. Tuttavia, hai intenzione di farti vedere da un medico anche perché, constatando il danno, potresti ottenere dall’assicurazione un risarcimento superiore. C’è però un problema: in questo momento non puoi recarti al pronto soccorso perché hai un importante appuntamento e non puoi proprio mancare. Peraltro sei già in ritardo proprio a causa dell’incidente. Hai così pensato di andare domani, magari prendendoti un giorno di malattia dal lavoro. Lo puoi fare? Cosa succede se la data del certificato medico è successiva a quella dell’urto? In caso di incidente, quanto tempo c’è per andare in ospedale? Cerchiamo di fare il punto della situazione e di vedere cosa è meglio fare in tali situazioni.

Tempo per andare in ospedale dopo un incidente

La prima cosa che devi sapere è che non esiste una norma che stabilisca un limite di tempo entro cui andare in ospedale dopo un incidente stradale: tutto si risolve in una valutazione di opportunità in base al caso concreto. Cosa significa? Che non c’è una regola. Tuttavia un comportamento che denoti intenti strumentali – come quello di chi si fa rilasciare un certificato medico solo per ottenere un indennizzo superiore – può essere facilmente riconoscibile dal giudice. Vediamo in che modo.

La riforma delle pratiche di risarcimento per incidenti stradali

Prima di spiegare quanto tempo c’è per andare in ospedale dopo un incidente dobbiamo ricordare che le regole e le procedure per le pratiche di liquidazione dei risarcimenti sono cambiate proprio di recente. Alla riforma che ha introdotto il cosiddetto «indennizzo diretto» (ossia la possibilità di chiedere il risarcimento alla propria compagnia e non a quella del responsabile) si è aggiunta quella che ha imposto una stretta sui testimoni e che ha di fatto escluso, dal novero delle patologie indennizzabili, il colpo di frusta.

Quanto ai testimoni, ora la legge stabilisce che il danneggiato ha l’obbligo di indicare, già nella denuncia di sinistri, i nomi dei testimoni che hanno assistito allo scontro; se non lo fa, sarà l’assicurazione a ricordarglielo con una raccomandata da inviare entro 60 giorni dalla denuncia medesima ed a cui è necessario rispondere nei successivi 60 giorni. In caso caso contrario, si perde il diritto a chiedere la prova testimoniale qualora si finisca in causa.

Quanto al colpo di frustra, invece, si è stabilito che, in caso di lesioni «micropermanenti» (quelle cioè con non più di 9 punti di invalidità) non danno diritto a risarcimento i dolori lamentati dal danneggiato non suscettibili di «accertamento clinico strumentale obiettivo»: si tratta cioè di quelli non riscontrabili dal medico o da indagini radiologiche (raggi X, risonanze, ecc.). Ciò per evitare che l’automobilista potesse riferire sintomi – come capogiri, senso di nausea e spossatezza, dolori diffusi – che, tuttavia, non trovavano riscontro dall’esame del paziente e dinanzi ai quali il medico non poteva che prenderne atto. Ciò ovviamente portava le assicurazioni a dover risarcire danni tutt’altro che dimostrati. Leggi Colpo di frusta per incidente: la radiografia è necessaria?

Quando è opportuno andare al pronto soccorso dopo un incidente

Quanto si è detto è molto importante ai nostri fini, perché lascia intendere il maggior rigore che ha sposato oggi la legge, per arginare le facili richieste di risarcimento del danno. In altri termini, se anche può succedere che un dolore si manifesti con un giorno di ritardo o che un sintomo, inizialmente sottovalutato dall’automobilista, si aggravi in seguito, è anche vero che, in tutti quei in cui il danneggiato, prima di andare in ospedale, è riuscito a svolgere altre attività non possono dar luogo al risarcimento del danno fisico (resta ovviamente intatto il risarcimento del danno al mezzo).

Dunque, la valutazione sarà strettamente collegata al tipo di patologia riscontrata e all’esame obiettivo o strumentale del medico. Ad esempio, se c’è una frattura ad un dito della mano e l’automobilista decide di farsi vedere dal dottore solo il giorno successivo all’incidente, questi non incontrerà grosse difficoltà nell’ottenere il risarcimento, sempre ammesso che la dinamica del sinistro sia compatibile con il danno fisico (in modo da escludere che la frattura sia il frutto di un infortunio differente). Si tratta, infatti, di una lesione che può essere verificata da indagini strumentali (i raggi).

Più difficile è invece ottenere il risarcimento quando il dolore riguarda una parte del corpo sulla quale né l’occhio del medico né quello della macchina riscontrano lesioni. Si pensi al caso di chi sente un peso al collo o un senso di fiacchezza.


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