Diritto e Fisco | Editoriale

Come conservare il cordone ombelicale

6 luglio 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 6 luglio 2018



Le madri attente e lungimiranti hanno gli strumenti per donare ai propri figli l’opportunità di curarsi in futuro, vediamo come.

Due persone che si incontrano e si amano decidono di affrontare un percorso insieme ed allargare la famiglia mediante la nascita di un figlio. Il miracolo della vita si compie ogni volta in cui si mette al mondo un bambino che assomiglia ai propri genitori e rappresenta una gioia per tutti. La gravidanza, in particolare, è una fase molto delicata per la donna che vede giorno per giorno il suo corpo che cambia e si arrotonda sempre più rendendo difficoltosi anche i movimenti più basilari. La nascita di una nuova vita è sempre una gioia e quando il bambino è ancora nella pancia della mamma i genitori predispongono tutto l’occorrente per il suo arrivo, preparano la borsa da portare in ospedale, arredano la cameretta, comprano il corredino e cercano il nome. Molti genitori però, oltre a predisporre questa organizzazione basilare, pensano al futuro del proprio figlio e si attivano, per quanto possibile, al fine di proteggerlo ponendo in essere delle azioni di estrema importanza. Pensando alle nascite viene spontaneo domandarsi: come conservare il cordone ombelicale?

A cosa serve il cordone ombelicale

Il cordone ombelicale è il diretto collegamento tra la madre e il bambino. Si tratta di un funicolo frastagliato, non liscio, lungo circa 55 cm e largo 2 cm, che unisce il feto alla placenta e permette il passaggio del sangue che contribuisce allo sviluppo del bambino durante i nove mesi di gestazione. Si chiama ombelicale proprio perché il cordone ha la sua fase finale proprio in quest’area dell’addome.

Al momento del parto, il cordone ombelicale viene reciso e dal taglio in poi il piccolo inizia la sua vita autonoma, indipendente rispetto al corpo della madre che lo ha sostentato sino al momento dell’effettiva espulsione. Generalmente, soprattutto in passato, non si attribuiva una grande importanza al cordone ombelicale che veniva preso in considerazione solo in caso di parti difficili, quando ad esempio si attorcigliava intorno al collo del nascituro mettendone seriamente a rischio l’incolumità. Poiché probabilmente non se ne conoscevano le proprietà, si riteneva che fosse un elemento utile ai fini dell’incubazione del feto ma totalmente superfluo in fase successiva, infatti, dopo il parto il cordone ombelicale veniva tagliato e buttato via. Con il progresso delle tecniche mediche e l’approfondimento di certe tematiche, dovute anche allo sviluppo della ricerca scientifica, è emerso che quel tessuto di soli 55 cm rappresenta la speranza per la cura di numerose gravi malattie. Con la diffusione di questa informazione molti si domandano allora: come conservare il cordone ombelicale?

Le capacità curative del cordone ombelicale

Il cordone ombelicale, proprio per la presenza di tre vasi sanguigni, una vena e due arterie, ha una forma contorta. La vena ha una funzione di trasporto del sangue ossigenato, ricco di nutrimenti, dalla placenta materna al feto, mentre le arterie effettuano il trasporto contrario del sangue non ossigenato dal feto alla placenta. Il cordone è un elemento ricco di cellule staminali che hanno una funzione curativa di numerose malattie, come ad esempio alcune particolari forme tumorali, anche aggressive, la leucemia e le patologie genetiche. La ricerca su queste cellule ne ha evidenziato dunque il potere curativo e all’estero sono molti i pazienti che sono riusciti a guarire grazie a questa terapia che si è dimostrata efficace. Negli ultimi anni, a causa di abitudini scorrette, inquinamento dell’aria e dell’acqua, modificazioni genetiche e molto altro, i tumori sono in aumento e una fetta della popolazione mondiale, purtroppo, ne è affetta. Per questa ragione i futuri genitori si chiedono se è possibile conservare il cordone ombelicale del proprio bambino per utilizzarlo, in caso di necessità, un domani.

Cosa dice la norma italiana

In Italia non è ammessa la conservazione per uso unicamente personale del sangue del cordone ombelicale, se non in un caso, ossia quando, tra i consanguinei del nascituro, vi sia una patologia per la quale è riconosciuto clinicamente valido ed appropriato l’utilizzo terapeutico delle cellule staminali del sangue da cordone.

In tale circostanza si può parlare di donazione dedicata e le cellule staminali, conservate in modo gratuito nelle banche italiane, sono ad esclusiva disposizione della persona alla quale sono state destinate in ragione della sua patologia. Il Ministero della Salute, mediante due appositi decreti [1] elenca le patologie per le quali viene autorizzato il trapianto diretto.

In altri termini, è possibile donare sangue e tessuti del cordone ombelicale, a scopo di cura e di ricerca, in forma gratuita presso le banche delle cellule staminali italiane ma non è possibile l’utilizzo diretto se non in caso di effettiva malattia tra i congiunti del nuovo nato. Poiché in molti casi i genitori desiderano effettivamente assicurare la salute futura dei propri figli, si vedono costretti a trovare vie alternative, volte alla conservazione del cordone ombelicale per un utilizzo esclusivo.

Come intraprendere la via straniera

Numerosi futuri genitori, pur considerando la donazione del cordone ombelicale un gesto nobile, desiderano indirizzarlo non alla collettività indistinta ma esclusivamente al proprio figlio, per questa ragione, a causa dei divieti italiani, si vedono costretti ad intraprendere la via straniera. Esistono infatti delle organizzazioni, collegate con banche delle cellule staminali che, con appositi addetti, provvedono, in seguito al parto, al prelevamento del materiale biologico e alla sua conservazione in ambiente sterile, refrigeratoe addizionato di sostanze chimiche volte allo scopo.

Si tratta, logicamente, di un trattamento a pagamento, con prezzi variabili a seconda della destinazione finale del cordone, che permette la sua conservazione per decenni, onde estrapolare le cellule nella denegata ipotesi di una cura per una eventuale malattia. Benchè i costi siano importanti, sono molti i genitori che fanno questa scelta al fine di mettere in cassaforte la salute dei propri figli.

note

[1] Decreto Ministeriale 18 novembre 2009 aggiornato con il Decreto Ministeriale 22 aprile 2014.


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