Diritto e Fisco | Editoriale

Il reato di favoreggiamento personale

19 luglio 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 19 luglio 2018



Cos’è il favoreggiamento personale? Cosa si rischia ad aiutare una persona che ha commesso un reato? L’avvocato commette favoreggiamento aiutando il cliente?

Il diritto penale si occupa di disciplinare tutti quei fatti che, a causa della loro particolare gravità e del pericolo che cagionano, meritano di essere puniti non con una normale sanzione, ma con la punizione massima: la reclusione. Chi commette un reato, poi, non soltanto rischia il carcere, ma va incontro a tante altre conseguenze negative, come l’iscrizione della condanna all’interno del casellario giudiziale, la confisca dei proventi illeciti, l’interdizione dagli uffici pubblici, ecc. Si tratta dei cosiddetti effetti penali della condanna, vere e propri scorie del processo penale che la persona imputata rischia di portarsi dietro per molti anni. Tra i delitti che la legge punisce ce ne sono alcuni che, di fatto, non recano danno a nessuno; anzi, al contrario, sono comportamenti che aiutano altre persone ma che, poiché si pongono comunque in contrasto con la giustizia, costituiscono comunque reato. Con questo articolo spiegheremo cos’è il reato di favoreggiamento personale.

Favoreggiamento personale: cosa dice la legge?

Il codice penale definisce il favoreggiamento personale come la condotta di chi, dopo che è stato commesso un delitto per il quale la legge stabilisce l’ergastolo o la reclusione, e fuori dei casi di concorso nello stesso, aiuta qualcuno a eludere le investigazioni dell’autorità o a sottrarsi alle ricerche effettuate dai medesimi soggetti [1]. La pena è la reclusione fino a quattro anni. Se l’aiuto è stato prestato in favore di una persona appartenente ad associazione mafiosa, la pena non è mai inferiore ai due anni di reclusione; al contrario, se si tratta di favorire chi ha commesso solamente una contravvenzione (cioè, un reato minore), la pena è meramente pecuniaria.

Favoreggiamento personale: in cosa consiste?

In pratica, il favoreggiamento personale consiste nell’aiutare un’altra persona a sfuggire alla giustizia, agevolando la sua sottrazione alle autorità. Requisiti indispensabili perché si possa integrare questo reato sono:

  • che l’aiutato abbia commesso un delitto punito con il carcere;
  • che l’aiutante non abbia partecipato al fatto delittuoso dell’aiutato.

Favoreggiamento personale: caratteristiche

Il bene giuridico tutelato dal reato di favoreggiamento personale è l’amministrazione della giustizia. In altre parole, la condotta di chi commette favoreggiamento è punita perché è di intralcio alla giustizia, in quanto ostacola il normale procedere delle indagini: ecco perché il favoreggiamento personale, pur non aggredendo alcuna persona e non facendo vittime, costituisce reato. La condotta del reo è diretta a danneggiare lo Stato stesso e, in particolare, la macchina della giustizia.

L’elemento soggettivo (cioè psicologico) del reato è il dolo generico: significa che il favoreggiatore deve essere consapevole di aiutare una persona a sottrarsi alle autorità. Se, al contrario, colui che presta aiuto è assolutamente ignaro del delitto commesso antecedentemente dal favorito, non potrà rispondere del reato in esame.

Come anticipato, per commettere favoreggiamento personale è necessario che il favoreggiatore non sia in alcun modo coinvolto nella realizzazione del reato commesso dalla persona aiutata. Si faccia l’esempio di Tizio e Caio che si accordano per compiere una rapina: Tizio ha il compito di entrare in casa e rubare il malloppo, mentre Caio si limiterà a favorire la fuga del primo. In questo caso, Caio non risponde del delitto di favoreggiamento personale perché l’aiuto fornito a Tizio faceva parte di un accordo criminoso finalizzato alla rapina. Caio, allora, risponderà di concorso in rapina insieme a Tizio.

Detto in altre parole, il favoreggiatore non è il complice del favorito: egli interviene in un momento successivo, quando il delitto commesso dalla persona aiutata è già stato perfezionato e compiuto in ogni suo elemento. Ruolo del favoreggiatore, dunque, non è quello di aiutare il favorito a commettere il delitto, ma a sottrarsi alla giustizia.

Altro elemento fondamentale, come già ricordato, è che un crimine sia stato commesso: se Tizio aiuta Caio a fuggire da un’aggressione in cui lui è vittima, non commetterà alcun favoreggiamento. Se, al contrario, Tizio aiuta Caio a fuggire dopo che lo stesso è stato l’autore dell’aggressione, allora che Tizio risponderà di favoreggiamento personale.

Favoreggiamento personale: qual è la condotta tipica?

Abbiamo definito il favoreggiamento personale, indicandone gli elementi essenziali. Ma cosa deve fare concretamente il favoreggiatore per incorrere in reato? Senz’altro deve aiutare colui che è ricercato o indagato; si capirà, però, che la nozione di «aiuto» è piuttosto vaga e generica. In cosa consiste, quindi, il favoreggiamento personale?

Senza dubbio risponderà di questo reato colui che, ad esempio, aiuti un delinquente a mettersi in salvo dall’inseguimento della polizia, oppure che gli offra ospitalità per nascondersi in attesa che le acque si calmino. Il favoreggiamento personale, però, può concretizzarsi anche in condotte molto meno “rocambolesche” o plateali: ad esempio, commette favoreggiamento personale colui che, sentito dai carabinieri o dalla polizia come persona informata sui fatti, mente oppure omette di riferire tutto ciò che sa per aiutare il suo amico criminale. In questo caso, quindi, anche una menzogna o il semplice silenzio sono idonei ad integrare il delitto di cui ci stiamo occupando.

Perché la condotta rilevi penalmente è necessario che l’aiuto fornito sia oggettivamente idoneo a intralciare il corso della giustizia: in mancanza di un’effettiva attitudine a deviare in modo apprezzabile le indagini, verrebbe meno la pericolosità della condotta favoreggiatrice e, perciò, la stessa offesa al bene tutelato. Si pensi, ad esempio, a colui che, sentito dai carabinieri e al fine di aiutare un suo amico indagato, menta su alcuni elementi ininfluenti, oppure ometta di fornire alcuni dettagli irrilevanti. Solo se le indagini vengono realmente sviate si potrà parlare di favoreggiamento personale.

Favoreggiamento: quando non è reato?

Non sempre aiutare qualcuno ad eludere le investigazioni comporta favoreggiamento personale. A parte i casi che si evincono da tutto ciò che abbiamo appena spiegato (concorso nel reato, condotta non idonea a sviare le indagini), non si commette favoreggiamento quando:

  1. il favoreggiamento è rivolto a se stessi (cosiddetto autofavoreggiamento);
  2. il favoreggiamento è reciproco (classica ipotesi è quella di due persone entrambe imputate e persone offese nello stesso procedimento, come nel caso di lesioni reciproche a seguito di colluttazione. In tale circostanza, le menzogne sono finalizzate a raggiungere la propria impunità);
  3. il favoreggiamento è rivolto verso una persona che ha commesso un delitto in presenza di una causa di giustificazione (ad esempio, Tizio aiuta Caio il quale ha sì aggredito Sempronio, ma solamente per difendersi dallo stesso che lo minacciava con una pistola: in questo caso, sussistendo la causa di giustificazione della legittima difesa, nessun reato è stato commesso e, pertanto, viene meno proprio il presupposto del favoreggiamento personale).

Favoreggiamento personale: cosa dice la giurisprudenza?

Illustriamo alcuni casi affrontati dalla giurisprudenza. Secondo la Corte di Cassazione, configura il delitto di favoreggiamento personale l’avvertimento, dato di chi è a conoscenza dell’avvenuto reato, del sopraggiungere della polizia, al fine di eludere le indagini [2]. Allo stesso modo, fornire ad un ufficiale di polizia giudiziaria mendaci spiegazioni sulla propria condotta al fine di celargli l’imminente sopraggiungere di un ricercato e di consentirne la tempestiva fuga integra gli estremi del delitto di cui ci stiamo occupando [3]. Il rifiuto dell’acquirente di sostanza stupefacente di rivelare il nome del fornitore costituisce ugualmente favoreggiamento personale [4].

Anche i professionisti possono incorrere in questo reato. Secondo i supremi giudici, è responsabile di favoreggiamento il medico che, determinatosi a prestare assistenza sanitaria a un latitante, assuma cautele utili a preservare gli accorgimenti adottati dal criminale per sottrarsi alle ricerche della polizia [5]. Nello specifico, si trattava di un medico che, pur di assistere un pericoloso e noto latitante, prestava il consenso a farsi trasportare in una località nascosta, disattivando il cellulare in modo da evitare la sua localizzazione.

Favoreggiamento commesso dal difensore: cos’è?

Molto ricca è la giurisprudenza riguardante il favoreggiamento personale commesso dagli avvocati. Il principio è quello secondo cui il difensore di persona imputata in un processo penale può essere responsabile di favoreggiamento personale a vantaggio del cliente ogni volta che la sua attività costituisca comportamento estraneo alla difesa tecnica dell’assistito e si identifichi, pertanto, in attività che può compiere qualsiasi altro favoreggiatore [6].

Secondo la Corte di Cassazione, commette il reato il difensore che attesta falsamente al giudice che il suo cliente non è imputabile a causa dell’età, ottenendone così la scarcerazione e pregiudicando irreparabilmente le indagini [7]. Allo stesso modo, il difensore che induce il suo assistito a fornire false informazioni alla polizia giudiziaria al fine di aiutare qualcuno a sfuggire alle autorità risponde di concorso nel reato di favoreggiamento personale [8].

Al contrario, non integra il reato di favoreggiamento personale la condotta del difensore che, avendo ritualmente preso visione di atti processuali dai quali emergono gravi indizi di colpevolezza a carico del suo assistito, lo informi della possibilità che nei suoi confronti possa essere applicata una misura cautelare, favorendo di fatto la latitanza dell’indagato [9] .

note

[1] Art. 378 cod. pen.

[2] Cass., sent. n. 7325 del 22.07.1981.

[3] Cass., sent. n. 391 del 16.01.1986.

[4] Cass., sent. n. 25715 del 12.06.2003.

[5] Cass., sent. n. 2998 del 25.01.2001.

[6] Cass., sent. del 21.03.2000.

[7] Cass., sent. n. 12050 del 18.12.1982.

[8] Cass., sent. n. 9023 del 10.09.1986.

[9] Cass., sent. n. 7913 del 06.07.2000.

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