Diritto e Fisco | Editoriale

Pensione, come funziona la totalizzazione

16 luglio 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 16 luglio 2018



Pensione di vecchiaia e anticipata in regime di totalizzazione: quali sono i requisiti per ottenerla, come si calcola il trattamento.

In questi ultimi tempi si parla spesso del cumulo dei contributi, che consiste nella possibilità di sommare gratuitamente la contribuzione accreditata in gestioni previdenziali diverse ai fini del diritto alla pensione. In realtà, una simile possibilità esisteva già da anni prima dell’introduzione del cumulo; questa possibilità è tutt’ora valida, e peraltro consente, come il cumulo, di riunire alla contribuzione Inps anche i contributi versati alle casse dei liberi professionisti: si tratta della totalizzazione. Come mai, allora, non si fa altro che parlare del cumulo, e della totalizzazione non parla quasi nessuno? Questo accade perché, nella maggior parte dei casi, la totalizzazione comporta il ricalcolo contributivo della pensione, che risulta penalizzante. Bisogna osservare che anche il cumulo, però, in diverse ipotesi comporta il ricalcolo contributivo dell’assegno: questo non accade per quanto riguarda i contributi delle gestioni Inps, ma accade spesso in relazione alla contribuzione accreditata presso le casse professionali. Le gestioni dei liberi professionisti, difatti, hanno stabilito delle regole piuttosto severe per ottenere il cumulo senza il ricalcolo contributivo della prestazione. Dall’altra parte, in pochi sanno che la totalizzazione non comporta il calcolo contributivo, nel caso in cui, presso una delle gestioni previdenziali considerate, si ottenga il diritto ad un’autonoma pensione. Ma facciamo il punto della situazione e vediamo, per capire se è conveniente richiedere questo tipo di pensione, come funziona la totalizzazione.

Che cos’è la totalizzazione

La totalizzazione [1], come abbiamo detto, è uno strumento che dà la possibilità di ottenere il diritto alla pensione sommando i contributi versati in gestioni diverse.

In pratica, i contributi non coincidenti accreditati presso fondi previdenziali diversi sono sommati per verificare il diritto alla pensione. Per quanto riguarda la misura della pensione, cioè l’ammontare dell’assegno, ogni gestione calcola la quota di prestazione secondo le proprie regole: se, però, presso la gestione non si raggiunge il diritto ad autonoma pensione, si applica il calcolo contributivo della prestazione.

La facoltà di totalizzazione, prima dell’introduzione del cumulo, era molto utilizzata, soprattutto per l’aumentare dei lavoratori con una carriera discontinua, che versano contributi in più gestioni. Con l’entrata in vigore del cumulo le domande di totalizzazione sono diminuite a causa del fatto che questa nuova possibilità, almeno presso le gestioni Inps, non obbliga al ricalcolo contributivo della prestazione.

Quali sono i requisiti per la totalizzazione?

Con la totalizzazione è possibile ottenere:

  • la pensione di vecchiaia, con:
    • 65 anni e 7 mesi di età (66 anni dal 2019);
    • 20 anni di contributi;
    • l’attesa di una finestra, dal momento della maturazione dei requisiti alla liquidazione del trattamento, pari a 18 mesi;
    • in ogni caso, per ottenere la pensione di vecchiaia in regime di totalizzazione, devono esistere gli ulteriori requisiti, diversi da quelli di età ed anzianità contributiva, previsti dai rispettivi ordinamenti dei fondi previdenziali;
  • la pensione di anzianità, con:
    • 40 anni 7 mesi di contributi (41 anni dal 2019);
    • l’attesa di una finestra di 21 mesi;
  • la pensione d’inabilità, in presenza dei requisiti di assicurazione e di contribuzione richiesti nella forma pensionistica nella quale il lavoratore è iscritto al verificarsi dello stato invalidante;
  • la pensione ai superstiti, in base ai requisiti di assicurazione e di contribuzione richiesti nella forma pensionistica nella quale il lavoratore dante causa era iscritto al momento della morte.

Ai fini del perfezionamento dei requisiti per la totalizzazione rileva la sommatoria dei periodi assicurativi e contributivi risultanti presso le singole gestioni; ai fini della pensione contano tutti gli spezzoni di contributi presenti nei vari fondi, anche se inferiori a 3 anni.

Come si calcola la pensione in totalizzazione?

La pensione in totalizzazione è calcolata secondo il sistema contributivo, che si basa sulla contribuzione accantonata, rivalutata in base al Pil, e trasformata in assegno da appositi coefficienti che aumentano al crescere dell’età. Ogni gestione calcola separatamente la propria quota di pensione.

Se, però, in una delle gestioni previdenziali privatizzate si matura il diritto ad un’autonoma pensione di vecchiaia, il calcolo di quella quota non è contributivo, ma segue il sistema di calcolo proprio della gestione. Il più delle volte, le casse dei liberi professionisti prevedono, sino a un determinato anno, il calcolo reddituale della pensione (basato sui redditi migliori), poi il calcolo contributivo: è dunque questa sorta di calcolo misto che deve essere utilizzato, se presso il fondo si ottiene il diritto alla pensione di vecchiaia, senza bisogno di sommare i contributi di altre gestioni.

È possibile escludere alcuni contributi dalla totalizzazione?

Non è consentita la totalizzazione parziale dei contributi, nemmeno se si ha diritto ad un’autonoma pensione nella gestione esclusa: tutti i contributi posseduti devono essere considerati ai fini della pensione in totalizzazione.

Non è nemmeno possibile chiedere la totalizzazione se già si è titolari di un’autonoma pensione presso una gestione previdenziale, anche se si vogliono sommare dei periodi contributivi maturati in casse diverse da quella in cui sia stata già liquidata una prestazione a favore del pensionato.

Si può invece chiedere la totalizzazione anche se in una gestione si ha diritto ad un autonomo trattamento, ma non è stata ancora liquidata la pensione, oppure se il trattamento già in liquidazione è una pensione ai superstiti o una prestazione estera.

note

[1] D.lgs.42/2006.


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