Diritto e Fisco | Editoriale

Se riprendo un reato commetto reato?

25 giugno 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 25 giugno 2018



Quali sono le conseguenze per chi filma un fatto costituente reato? Che valore ha un video che mostra un reato? Diffondere la ripresa di un reato è illecito?

Oggi fare una ripresa è un gioco da ragazzi: qualunque smartphone consente di filmare ciò che ci sta intorno in un batter d’occhio. Un tempo occorreva una strumentazione che pochi potevano permettersi; ora, al contrario, tutti possono improvvisarsi Martin Scorsese o Stanley Kubrick: basta un click sul cellulare e il gioco è fatto. Oggetto delle riprese, però, non sono solo gattini o pose buffe, ma anche scene a volte drammatiche: tantissime persone caricano in rete filmati che mostrano percosse, aggressioni, incidenti e chi più ne ha più ne metta. È possibile riprendere un reato? Ci sono conseguenze per chi filma un fatto delittuoso? Se riprendo un reato commetto anch’io reato? Rispondiamo a queste domande.

Diritto di ripresa: cos’è?

Per rispondere alla domanda di questo articolo («Se riprendo un reato commetto reato?») bisogna partire dal principio. Il “diritto di ripresa” è direttamente riconducibile al diritto di libertà di pensiero: la Costituzione, infatti, dice che tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parole, gli scritti e con ogni altro mezzo di diffusione [1].

Filmare un’immagine o una scena, quindi, rientra tra i diritti di ognuno. Questo non significa, però, che si possa riprendere chiunque: le norme sulla privacy vietano la diffusione di immagini e ritratti senza il consenso espresso delle persone oggetto di ripresa. A volte, poi, la ripresa stessa e la sua diffusione costituiscono reato. Approfondiamo l’argomento.

Quando fare una ripresa viola la privacy?

Per capire se riprendere un reato è reato bisogna necessariamente distinguere l’atto della ripresa (cioè, il filmare in sé per sé) dal contenuto della stessa (cioè dalla scena immortalata). Di per sé, registrare un fatto costituente reato non integra, a sua volta, la commissione di un crimine. Ci sono però numerosi aspetti da considerare.

Cominciamo dalla privacy: chi riprende una persona senza il suo consenso commette illecito, punito civilmente con l’obbligo al risarcimento del danno [2] e penalmente se dalla divulgazione di immagini (che, ricordiamo, sono dati personali a tutti gli effetti) deriva un particolare nocumento alla persona offesa oppure un vantaggio per il reo [3]. Per commettere reato deve esservi la specifica volontà di trarne un vantaggio oppure di ledere l’altrui persona. In buona sostanza, chi fa delle riprese senza il consenso altrui non potrà poi divulgarle.

Prendiamo il caso più classico: quello delle riprese effettuate in luogo pubblico. In effetti, chi decide di frequentare un luogo pubblico (una piazza, ad esempio) accetta il rischio di essere visto e, eventualmente, ripreso. La legge vieta la diffusione di immagini che non sia autorizzata dal diretto interessato; pertanto, se si effettua un filmato di persone sconosciute, anche se si trovano in luogo pubblico, non potrà essere pubblicato o distribuito senza l’espressa liberatoria della persona ripresa. Da tanto si evince che il filmato realizzato per uso esclusivamente personale è perfettamente legale, senza che occorra alcun permesso.

Quando fare una ripresa è reato?

Se le riprese vengono fatte di nascosto nell’abitazione di una persona, scatta il reato di interferenze illecite nella vita privata: la legge punisce con la reclusione da sei mesi a quattro anni chiunque, mediante l’uso di strumenti di ripresa visiva o sonora, si procura indebitamente notizie o immagini attinenti alla vita privata svolgentesi nei luoghi di privata dimora. La stessa pena è prevista per chi rivela o diffonde, mediante qualsiasi mezzo di informazione al pubblico, le notizie o le immagini ottenute nei modi appena indicati [4].

Nel caso appena esposto, quindi, è la stessa ripresa a costituire illecito: solamente il fatto di salvare su supporto quelle immagini integra una fattispecie di reato. Nel caso della privacy, invece, è la diffusione a costituire un comportamento illegale.

Allo stesso modo, la ripresa di una scena o di un evento può costituire reato quando il soggetto, anziché filmare, avrebbe dovuto comportarsi diversamente. È il caso dell’omissione di soccorso: secondo la legge, commette reato chiunque, trovando abbandonato o smarrito un minore degli anni dieci, o un’altra persona incapace di provvedere a se stessa, per malattia di mente o di corpo, per vecchiaia o per altra causa, omette di darne immediato avviso all’Autorità. Costituisce ugualmente reato la condotta di chi, trovando un corpo umano che sia o sembri inanimato, ovvero una persona ferita o altrimenti in pericolo, omette di prestare l’assistenza occorrente o di darne immediato avviso all’Autorità [5].

Nell’ipotesi appena menzionato, non è la ripresa in sé per sé a costituire reato, ma il fatto di non essersi attivati per prestare soccorso. Facciamo un esempio: Tizio assiste ad un incidente mortale; anziché chiamare subito i soccorsi, si mette a filmare con il suo cellulare gli ultimi attimi di agonia delle persone coinvolte nel sinistro. In questo caso, Tizio rispondere di omissione di soccorso, non perché ha filmato l’accaduto, ma perché avrebbe dovuto fare qualcosa per salvare le vittime.

Quando riprendere un reato è reato?

Veniamo ora, invece, alle ipotesi in cui fare la ripresa di un reato costituisce esso stesso reato. Ciò accade quando la condotta di chi si cimenta nella ripresa possa rientrare nella nozione di concorso di persone nel reato. Esempio: Tizio, Caio e Sempronio, in preda all’effetto di sostanze stupefacenti, incontrano per strada una donna e si mettono d’accordo per commettere una violenza sessuale. Tizio, però, si limita a riprendere la violenza degli altri due, compiacendosi di ciò che sta avvenendo. In questa raccapricciante ipotesi, anche Tizio risponderà di violenza sessuale di gruppo, in quanto era d’accordo con i due complici per commettere il fatto. Anche se lui non ha partecipato attivamente, la sua presenza era concordata e ha rafforzato l’intento criminale degli altri due.

Questo ragionamento può estendersi ogni volta che il soggetto che riprende un reato istighi o inciti gli altri a commetterlo: si consideri l’esempio di Mevio che, filmando due ragazzi che si percuotono, li inciti a continuare per poter realizzare il suo video.

Ancora, costituisce senz’altro reato riprendere uno spettacolo pedopornografico. La legge italiana punisce la pornografia minorile in ogni sua forma, anche se non si è preso parte alla realizzazione del prodotto incriminato. Così, è punito con la reclusione fino a cinque anni chi, con qualsiasi mezzo, distribuisce, divulga, diffonde o pubblicizza materiale pedopornografico [6]. Anche la cessione gratuita di riprese di questo tipo è punita, così come la mera detenzione ad uso personale. Pertanto, si può ben dire che, in questa ipotesi, riprendere un reato costituisce esso stesso reato.

Posso riprendere un reato per tutelarmi?

È invece pienamente legittimo filmare la commissione di un reato o, comunque, di un illecito per tutelare le proprie ragioni. La Suprema Corte ha stabilito che non viola la privacy chi effettua riprese fotografiche o filmati dell’attività edificatoria in corso nella proprietà del vicino: la fattispecie concreta era quella della costruzione di un manufatto in prossimità del confine tra due abitazioni che sembrava non rispettare le prescrizioni urbanistiche e civilistiche [7]. Se, infatti, non c’è interferenza illecita nella vita privata riguardo alle riprese pure e semplici dell’altrui abitazione, tanto più ciò vale se l’occhio della telecamera è diretto a riprendere possibili illeciti come, appunto, un abuso edilizio.

La Corte di Cassazione ha stabilito altresì la liceità della condotta di chi filma persone sconosciute, purché non diffonda le immagini per scopi diversi dalla tutela di un diritto proprio o altrui [8]. In pratica, registrare o filmare, di nascosto, una conversazione tra privati, utilizzando un cellulare o un altro apparecchio è lecito anche senza il consenso dell’interlocutore. Tuttavia, non si ha diritto di diffondere o pubblicare il materiale su un social network né si può inviare via mail il file audio contenente le voci delle persone spiate.

Posso riprendermi mentre commetto un reato?

In rete c’è di tutto; è possibile trovare anche filmati di persone che si riprendono da sole mentre commettono un illecito. Cosa accade in questo caso? Chi si riprende mentre commette un crimine (ad esempio, mentre percuote una persona, maltratta un animale o diffama un terzo) non fa altro che fornire alle autorità una prova del suo misfatto. Un incredibile autogol, in poche parole. In questa evenienza, quindi, la ripresa non costituisce reato, ma una prova che potrà essere utilizzata dalle autorità per inchiodare l’autore.

Per giurisprudenza pacifica, i video e i filmati sono equiparati alle prove documentali e, pertanto, sono pienamente ammessi in tribunale. Si pensi alle riprese delle telecamere di sicurezza. Tuttavia, il giudice dovrà valutarli secondo il suo prudente apprezzamento, in quanto il video potrebbe presentare manomissioni, essere tagliato o rieditato in modo da alterare la verità [9].

Riprendere infrazione stradale: cosa succede?

Filmare un illecito stradale è la stessa cosa, salvo dover distinguere se l’infrazione commessa sia perseguibile penalmente oppure no: nel primo caso, chi effettua la ripresa non commette alcun illecito; anzi, il suo filmato potrà essere utile alle autorità. Si prenda chi, per puro caso, filmi una macchina che investe e uccide un pedone.

Nella seconda ipotesi, cioè se l’infrazione al codice della strada non costituisce reato, la ripresa di norma non sarà utile in quanto l’illecito amministrativo va dimostrato con altri mezzi (tutor, autovelox, ecc.). Le riprese video valide ai fini di accertamento di violazioni al codice della strada senza contestazione immediata sono valide se effettuate con le apparecchiature omologate a tale scopo. Inoltre, si pone il problema dell’identificazione del contravventore, se la ripresa riguarda terzi. Esempio: chi riprende una persona che va forte con la macchina, non succede nulla, perché la semplice ripresa non può accertare quei dati (velocità, limite che vigeva su quel tratto, ecc.) che servono per elevare la contravvenzione.

Riprendere un reato: cosa succede in pratica?

In pratica: filmare persone sconosciute nelle loro dimore è reato; non lo è riprenderle in luogo pubblico o privato quando c’è il loro consenso oppure quando la ripresa non è destinata alla diffusione, ma soltanto ad un uso personale. Nel caso di ripresa in luogo pubblico, poiché sarebbe quasi impossibile ottenere la liberatoria da tutti i partecipanti, è sufficiente non soffermarsi sui primi piani o, comunque, rielaborare l’immagine in modo tale da non rendere riconoscibile la persona.

Riprendere un reato non è, di norma, reato, salvo alcune ipotesi viste sopra, legate però non al fatto in se per sé della ripresa, ma alla condotta complessiva tenuta dall’agente. Filmarsi mentre si commette un reato e poi pubblicare il video significa portare a conoscenza l’autorità del proprio illecito, con tutte le conseguenze di legge che ne derivano.

note

[1] Art. 21 Cost.

[2] Art. 15 d. lgs. N. 196/2003 (codice privacy).

[3] Art. 167 codice della privacy.

[4] Art. 615-bis cod. pen.

[5] Art. 593 cod. pen.

[6] Art. 600-ter cod. pen.

[7] Cass., sent. n. 25453 del 24.06.2011.

[8] Cass., sent. n. 18908 del 13.05.2011.

[9] Cass., sent. n. 5241 del 3 febbraio 2017.

Autore immagine: Pixabay.com


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