Diritto e Fisco | Editoriale

Apprendista senza tutor: sanzioni

24 giugno 2018


Apprendista senza tutor: sanzioni

> Diritto e Fisco Pubblicato il 24 giugno 2018



Quando l’apprendista ha diritto alla conversione del contratto in uno di lavoro dipendente a tempo indeterminato.

Sei stato assunto come apprendista. Sin da quando hai messo piede in azienda hai lavorato da solo, salvo la prima settimana durante la quale sei stato affiancato da un collega più anziano che ti ha spiegato le tue mansioni. L’assenza di una formazione adeguata ti porta a pensare che il datore abbia voluto utilizzare un tipo di contratto – appunto quello di apprendistato – solo per risparmiare, ma senza un’effettiva necessità. Insomma, a tuo avviso dovevi essere assunto con un normale contratto di lavoro subordinato, al pari di tutti gli altri dipendenti. Se dovessi denunciare l’accaduto agli ispettori del lavoro che vantaggi ne avresti? E soprattutto quali sono le sanzioni per l’apprendista senza tutor che rischia l’azienda? A ricordare come stanno le cose è una recente sentenza della Cassazione [1].

Cos’è l’apprendistato?

Il datore di lavoro, a fronte della prestazione lavorativa caratterizzata da una professionalità crescente, si obbliga a corrispondere all’apprendista non solo la retribuzione, ma anche (direttamente o a mezzo di soggetti in possesso delle idonee conoscenze) gli insegnamenti necessari per conseguire, a seconda dei casi:

  • un titolo di studio;
  • una professionalità o le competenze specifiche di un mestiere;
  • esperienze funzionali al raggiungimento di titoli di studio di livello universitario o di alta formazione.

L’apprendistato è un contratto di lavoro a tempo indeterminato, finalizzato alla formazione e all’occupazione dei giovani [2]. Può essere di tre diversi tipi:

  1. apprendistato professionalizzante, per il conseguimento di una qualificazione professionale ai fini contrattuali, rivolto ai soggetti di età compresa tra i 18 e i 29 anni; 
  2. apprendistato per la qualifica e il diploma professionale, il diploma di istruzione secondaria superiore e il certificato di specializzazione tecnica superiore. Tale tipologia riguarda i giovani che hanno compiuto i 15 anni di età e fino al compimento dei 25;  
  3. apprendistato di alta formazione e ricerca, finalizzato al conseguimento di titoli di studio universitari e dell’alta formazione, compresi i dottorati di ricerca, i diplomi relativi ai percorsi degli istituti tecnici superiori, nonché per il praticantato per l’accesso alle professioni ordinistiche.

Apprendistato: come funziona?

Il contratto di apprendistato deve essere necessariamente scritto. Esso deve indicare il piano formativo individuale che può essere definito anche sulla base di moduli e formulari individuati dai contratti collettivi nazionali o dagli enti bilaterali, oppure dall’istituzione formativa con il coinvolgimento dell’impresa per quanto riguarda le tipologie di apprendistato non riconducibili a quello professionalizzante.

L’apprendistato è compatibile con il distacco dell’apprendista stesso presso altra azienda.

Il tirocinio può essere utilizzato soltanto per tipologie di attività lavorative per le quali sia necessario un periodo formativo, mentre non può essere utilizzato per:

  • ricoprire ruoli o posizioni proprie dell’organizzazione del soggetto ospitante;
  • sostituire lavoratori subordinati nei periodi di picco delle attività;
  • sostituire personale in malattia, maternità o ferie.

Benefici per chi assume con contratto di apprendistato

L’azienda che ricorre all’apprendistato può beneficiare di numerose agevolazioni, quali ad esempio:

  • la contribuzione agevolata pari al 10% della retribuzione;
  • la deducibilità delle spese e dei contributi dalla base imponibile IRAP;
  • il taglio del costo del lavoro degli apprendisti, operato o mediante un sotto inquadramento di 2 livelli, oppure una percentuale di esonero retributivo sulla retribuzione ordinaria prevista;
  • per i due apprendistati duali, ovvero quelli finalizzati all’acquisizione di titoli e qualificazioni dal sistema educativo, la retribuzione dell’apprendista non contempla più l’orario di formazione esterna, mentre la formazione interna viene retribuita al 10%.

Contratto di apprendistato: preavviso per il licenziamento

Al termine del periodo di apprendistato, le parti possono recedere dal contratto con preavviso decorrente dal medesimo termine e senza obbligo di motivazione. 

Se nessuna delle parti recede, il rapporto prosegue come ordinario rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato.

Durata apprendistato

In termini generali, il contratto di apprendistato non può avere una durata minima inferiore a 6 mesi. In ogni caso, per l’apprendistato di “primo livello” la durata del contratto è determinata in considerazione della qualifica o del diploma da conseguire e non può in ogni caso essere superiore a:

  • 3 anni per il conseguimento della qualifica di istruzione e formazione professionale; 
  • 4 anni per il conseguimento del diploma di istruzione e formazione professionale, nonché per il conseguimento del diploma di istruzione secondaria superiore; 
  • 2 anni per la frequenza del corso annuale integrativo per l’ammissione all’esame di Stato;
  • 1 anno per il conseguimento del certificato di specializzazione tecnica superiore.

Ancora, nel caso del contratto di apprendistato di alta formazione e di ricerca, la durata del periodo di formazione è definita dalle Regioni in accordo con le parti sociali e gli organi istituzionali tra cui le università e altre istituzioni scolastiche e formative. In assenza delle regolamentazioni regionali, la durata non può essere superiore a 3 anni, salva la facoltà delle Regioni e delle Province autonome di prevedere ipotesi di proroga del contratto fino ad un anno in presenza di particolari esigenze legate al progetto di ricerca.

Infine, la durata dei contratti di apprendistato per il praticantato per l’accesso alle professioni ordinistiche non può essere inferiore a 6 mesi.

Diritti dell’apprendista

Per gli apprendisti è inoltre prevista l’applicazione delle tutele in materia di previdenza e assistenza sociale obbligatoria, comprese:

  • l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali, le malattie, l’invalidità e vecchiaia;  
  • la maternità e l’assegno familiare;
  • le forme assicurative contro la disoccupazione involontaria, come ad esempio la NASpI.

Apprendistato senza tutor: sanzioni

Se il datore di lavoro viola le norme sull’apprendistato subisce le sanzioni amministrative da 100 a 600 euro e, in caso di recidiva, da 300 a 1.500 euro. Alla contestazione delle sanzioni amministrative provvedono gli organi di vigilanza che effettuano accertamenti in materia di lavoro e previdenza (personale ispettivo del ministero del Lavoro, dell’INPS, INAIL, ecc.), i quali devono emettere nei confronti del datore di lavoro un provvedimento di diffida a regolarizzare le inosservanze materialmente sanabili.

Il lavoratore invece può chiedere la conversione del contratto di apprendistato in un contratto di lavoro a tempo indeterminato se, fin dall’inizio, manca l’attività di formazione. La conversione opera sin dall’inizio del rapporto di lavoro ossia con effetto retroattivo.

In caso di assenza per malattia del dipendente, peraltro, è onere dell’azienda organizzare i corsi in modo che ciascuno riceva l’insegnamento professionale necessario per diventare qualificato.

Secondo la Cassazione grava sul datore di lavoro l’onere di provare di non avere potuto adempiere all’obbligo formativo per cause imputabili all’apprendista. Spetta cioè all’azienda dimostrare il requisito essenziale dell’apprendistato, cioè l’insegnamento professionale impartito al lavoratore apprendista, allo scopo di farlo diventare qualificato, escludendo altresì ogni colposa omessa collaborazione da parte del diretto interessato.

In termini esemplificativi, il datore di lavoro, in tali casi, dovrebbe quantomeno dimostrare l’effettivo svolgimento di corsi di formazione per le ore prescritte e la mancata partecipazione agli stessi da parte del lavoratore.

note

[1] Cass. sent. n. 16571/18 del 22.06.2018.

[2] Art. 41 del DLgs. 81/2015.


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