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Se il cane esce dal cancello cosa si rischia?

24 giugno 2018


Se il cane esce dal cancello cosa si rischia?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 24 giugno 2018



Cane che scappa: se provoca incidenti, fa cadere un passante o semplicemente lo spaventa, oppure uccide qualche animale, il padrone è responsabile? Ci sono multe?

Il tuo cane è uscito fuori dal cancello due giorni fa approfittando della tua distrazione. Da allora non è più tornato. Temi che si possa essere smarrito. Per il momento hai informato di ciò i negozianti e i vicini di casa, chiedendo loro di informarti qualora lo dovessero avvistare. Nello stesso tempo hai appeso dei manifesti per strada con la sua foto. Ti chiedi cosa succederebbe se dovesse far del male a qualcuno, far cadere un anziano o aggredire un bambino, o se dovesse aggredire un animale altrui: quali sarebbero le tue responsabilità in questo caso? Per liberarti da ogni rischio vorresti denunciare la fuga alle autorità, ma temi che siano loro stesse ad applicarti una multa. Che fai in questi casi? Se il cane esce dal cancello cosa si rischia? Ecco cosa ha detto, a riguardo, la Cassazione con una recente sentenza [1].

Responsabilità del padrone del cane e risarcimento del danno

Il padrone di un animale – e più verosimilmente di un cane – è responsabile per tutti i danni da questo provocati sia a persone che a cose. Se, ad esempio, il cane dovesse fare sbandare un’auto o far cadere un motociclista, le conseguenze (lesioni fisiche e riparazione del mezzo) ricadrebbero sul proprietario dell’animale che, di tasca propria, sarà tenuto al risarcimento. Non ci sono, chiaramente, assicurazioni che coprano, salvo che sia stata stipulata un’apposita polizza per i danni provocati dall’animale.

Lo stesso dicasi se il cane dovesse azzannarne un altro e ferirlo oppure uccidere una gallina: in tali casi il proprietario deve risarcire i danni al proprietario dell’animale vittima dell’aggressione.

E non dimentichiamo i numerosi casi in cui un cane può far cadere un vecchietto che passa per strada o, magari per l’entusiasmo, saltare addosso a un bambino per giocare ma provocandone ferite. Anche di queste ipotesi il titolare del quadrupede è chiamato a risponderne in termini di risarcimento.

Responsabilità penale del padrone del cane che scappa

La responsabilità non è solo di tipo civile, relativa cioè al risarcimento dei danni al danneggiato, ma anche di tipo penale per le lesioni provocate dai morsi e dalle aggressioni. In tal caso scatta il reato di lesioni colpose. Il proprietario del quadrupede è inchiodato alle proprie responsabilità dalla mancanza di attenzione nel controllo dell’animale. Non conta il fatto che il titolare non abbia voluto l’evento e che questo si sia determinato in assenza di una colpa: è vero infatti che la responsabilità penale è personale, ma secondo i giudici della Cassazione, è decisivo il fatto che egli si sia lasciato sfuggire l’animale dal proprio controllo, come nel caso di apertura del cancello dell’abitazione senza prestare adeguata attenzione al cane o l’averlo assicurato a una corda non correttamente legata o non essersi accorto che era presente un buco nella recinzione attraverso cui il fido compagno è riuscito a filtrare. 

Responsabilità amministrativa del padrone del cane che scappa

In ultimo, se il cane esce dal cancello, scatta anche una responsabilità di tipo amministrativo per il solo fatto che l’animale è scappato anche se non ha causato incidenti o non ha fatto male a qualcuno. Qualora infatti le autorità (l’asl, la polizia, gli accalappiacani) dovessero accorgersi di un cane “privato” lasciato libero per strada comminerebbero subito una “multa” al proprietario (o meglio detta una “sanzione amministrativa”) per aver generato una situazione di potenziale pericolo. Si va da un minimo di 25 euro a un massimo di 258 euro. A prevederlo è il codice penale, ma questo reato è stato depenalizzato, sicché – come detto – la responsabilità per aver lasciato libero o non custodito un cane è attualmente solo di tipo amministrativo. 

Per evitare la multa bisognerebbe riuscire a dimostrare di non avere alcuna colpa nella fuga dell’animale, cosa particolarmente difficile: il padrone è chiamato ad adottare tutte le cautele. Ad esempio i giudici hanno ritenuto responsabile il titolare di un animale scappato da casa perché colto da una crisi di panico per dei fuochi d’artificio.

Se qualcuno si prende il mio cane che posso fare?

Se il cane finisce nella proprietà privata di un’altra persona e questa se ne impossessa, il padrone ha 20 giorni di tempo per reclamarlo a decorrere da quando ha avuto conoscenza del luogo in cui si trova. Diversamente l’animale diventa di proprietà di chi lo ha trovato e lo ha tenuto per sé.

note

[1] Cass. sent. n. 29084/18 del 22.06.2018.

[2] Art 672 cod. pen.

Corte di Cassazione, sez. IV Penale, sentenza 5 aprile – 21 giugno 2018, n. 29084

Presidente Fumu – Relatore Ranaldi

Fatto e diritto

1. Con sentenza del 19.6.2017 il Tribunale di Nocera Inferiore ha confermato la sentenza del Giudice di Pace che ha accertato la responsabilità di Ar. Ca. per il reato di lesioni colpose ai danni di Ci. Ga., condannandolo alla pena di giustizia e al risarcimento dei danni in favore della parte civile costituita.

Si imputa al Ca. di aver contravvenuto agli obblighi di custodia del suo cane (di razza pastore tedesco) il quale, lasciato libero sulla pubblica via, azzannava la persona offesa al braccio e alla gamba destra, provocandogli lesioni personali giudicate guaribili in giorni due (fatto del 14.12.2010).

2. Avverso tale sentenza ha proposto ricorso per cassazione l’imputato, a mezzo del proprio difensore, articolando quattro motivi, di seguito sinteticamente illustrati.

I) Lamenta che i giudici di merito abbiano omesso di indicare, con la dovuta completezza, gli elementi probatori e di diritto che possano giustificare una declaratoria di responsabilità, incorrendo la sentenza nel vizio di manifesta illogicità. Infatti la difesa in sede di gravame aveva eccepito che il Ga. non conoscesse l’imputato, non sapesse chi fosse il proprietario del cane e non fosse stato in grado di indicare l’abitazione dalla quale il cane sarebbe uscito. Per tutta risposta il Tribunale ha ritenuto, illogicamente, che il dato essenziale, ovvero la proprietà dell’animale, fosse desumibile dall’essere lo stesso uscito dall’area recintata di pertinenza dell’immobile dell’accusato.

II) Nullità dell’atto di citazione a giudizio, in quanto l’imputazione reca la violazione dell’art. 590 cod. pen., ma il fatto descritto è diverso dalla indicata ipotesi di reato. Lamenta, inoltre, il vizio di motivazione in ordine alla determinazione della pena e alla mancata concessione delle attenuanti generiche.

III) Deduce che nessuna prova è stata portata a sostegno dell’elemento soggettivo del reato.

IV) Deduce la violazione dell’art. 533 cod. proc. pen., sostenendo che la sentenza impugnata non ha adeguatamente proceduto ad un completo esame degli elementi di prova rilevanti, non rispettando il canone di giudizio dell’ai di là di ogni ragionevole dubbio.

3. Il ricorso deve essere dichiarato inammissibile, in quanto contenente motivi generici, aspecifici e comunque manifestamente infondati.

3.1. Quanto al primo motivo di censura, si osserva come le due sentenze di merito (trattasi infatti di cd. “doppia conforme” in punto di responsabilità) abbiano adeguatamente motivato in merito alla responsabilità del prevenuto, pacificamente individuato nel soggetto che, nell’aprire il cancello della sua abitazione, non si è in alcun modo preoccupato di controllare il cane presente nella sua proprietà, lasciando che lo stesso uscisse sulla pubblica via e aggredisse la persona offesa. La posizione di garanzia del prevenuto è stata coerentemente e razionalmente desunta dalla circostanza che il cane, prima di uscire sulla strada, si trovava su un’area di pertinenza dell’imputato.

3.2. Il secondo motivo è scarsamente intelligibile. Il capo di imputazione attiene chiaramente ad una contestazione di lesioni colpose, stante l’indicazione della violazione degli obblighi di custodia del cane da parte dell’imputato, con conseguente riconducibilità al medesimo delle lesioni provocate dall’animale. La pena inflitta è inferiore alla media edittale, per cui non necessita di specifica motivazione; sulle attenuanti generiche la valutazione è adeguata, non essendo emersi elementi ulteriori valorizzabili nel senso preteso dal ricorrente.

3.3. Il terzo motivo di doglianza è assolutamente generico ed indeterminato, omettendo di specificare le ragioni in fatto e in diritto a sostegno della dedotta censura. La colpa del prevenuto è stata, comunque, adeguatamente dedotta e argomentata nella sentenza di primo grado (non avere l’imputato adottato tutte le cautele atte ad evitare che il proprio cane procurasse danni a terzi).

3.4. Anche il quarto motivo è assolutamente generico ed indeterminato, non avendo specificato le ragioni per cui il giudice di merito non avrebbe proceduto ad un completo esame degli elementi di prova rilevanti.

3.5. Stante l’inammissibilità del ricorso, e non ravvisandosi assenza di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità (Corte cost. sent. n. 186/2000), alla condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali consegue quella al pagamento della sanzione pecuniaria, nella misura indicata in dispositivo.

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di Euro duemila in favore della cassa delle ammende

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