Diritto e Fisco | Editoriale

Contratto a termine: cos’è la causale

27 giugno 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 27 giugno 2018



In che cosa consiste l’obbligo di indicare la causale nel contratto a tempo determinato: quali sono le motivazioni che giustificano la scadenza.

Un addio parziale al contratto a termine acausale: da ora in poi, per poter assumere un lavoratore a tempo determinato per più di 12 mesi sarà necessario indicare una valida motivazione, pena la trasformazione del rapporto a tempo indeterminato. Lo stesso vale in caso di proroga o rinnovo del contratto. Questo ritorno al passato, che elimina la flessibilità che era stata concessa col Jobs Act [1], è stato annunciato dal ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico Luigi Di Maio e sarà attuato a breve. La reintroduzione della causale è finalizzata ad evitare gli abusi nell’utilizzo del tempo determinato da parte delle imprese: in particolare, il ricorso al rapporto di lavoro a termine potrà essere giustificato solo per ragioni temporanee ed oggettive, estranee all’ordinaria attività del datore di lavoro, sostitutive, connesse ad incrementi temporanei, significativi e non programmabili dell’attività ordinaria, oppure relative a lavorazioni e a picchi di attività stagionali, individuati con decreto del ministero del Lavoro. La novità ha suscitato notevoli perplessità: da un lato, si teme che il ritorno alla causale del contratto sia una potenziale fonte di contenzioso giudiziario, dall’altro si teme che la riduzione delle occasioni di ricorrere al termine favorisca il lavoro nero, limitando le possibilità di essere assunti regolarmente. L’introduzione della causale del contratto, ad ogni modo, non è l’unica novità prevista nel rapporto a tempo determinato: il numero massimo di proroghe del contratto sarà infatti ridotto da 5 a 4. Ma procediamo per ordine e cerchiamo innanzitutto di capire, in merito al contratto a termine: che cos’è la causale, quali regole cambiano con la nuova legge e qual è l’attuale disciplina di questo particolare rapporto di lavoro.

Che cos’è la causale del contratto a termine?

La causale del contratto a termine non è altro che la motivazione per la quale viene concluso un contratto a tempo determinato. In pratica, serve a spiegare perché il datore di lavoro assume il lavoratore “a scadenza” anziché a tempo indeterminato.

Che cosa significa causale obbligatoria del contratto a termine?

La reintroduzione della causale obbligatoria comporta che, se il contratto a tempo determinato è stipulato senza la sua indicazione, l’apposizione del termine non sia valida.  In parole semplici, se manca la causale, il contratto è considerato a tempo indeterminato. Questo è quanto accadeva, peraltro, prima dell’abolizione, da parte della legge Fornero [2] inizialmente, e del Jobs Act [1] poi, dell’obbligo di indicare la causale. Sono comunque esclusi dall’obbligo di causale i contratti con durata inferiore ai 12 mesi, ad eccezione dei rinnovi.

Quali sono le causali valide per il contratto a termine?

Secondo la nuova proposta, la stipula del contratto a tempo determinato è valida se le ragioni che la determinano sono:

  • ragioni temporanee ed oggettive, estranee all’ordinaria attività del datore di lavoro;
  • ragioni sostitutive;
  • ragioni connesse ad incrementi temporanei, significativi e non programmabili dell’attività ordinaria;
  • ragioni relative a lavorazioni e a picchi di attività stagionali, individuati con decreto del ministero del lavoro.

In passato, il contratto a termine era giustificato, congiuntamente o distintamente, da ragioni di carattere:

  • tecnico;
  • produttivo;
  • organizzativo;

La nuova disciplina è dunque profondamente diversa dalla precedente: in particolare, il contratto a termine superiore ai 12 mesi, per essere giustificato, deve essere stipulato per ragioni “straordinarie”: devono, cioè, esserci dei motivi non prevedibili, che non rientrino nell’ordinaria amministrazione, per ricorrere a questa tipologia di rapporto di lavoro. Lo stesso vale per ogni rinnovo del contratto.

Sul punto si attendono, comunque, maggiori chiarimenti.

Come devono essere indicate le causali nel contratto a termine?

Come chiarito da numerose sentenze [3], le causali del contratto a termine non possono essere indicate genericamente, ad esempio scrivendo nel contratto: “l’apposizione del termine è giustificata da ragioni connesse ad incrementi temporanei, significativi e non programmabili dell’attività ordinaria”.

È necessario invece precisare in modo chiaro, specifico e puntuale le motivazioni che giustificano la scadenza del contratto, al fine di consentire il controllo da parte del giudice.

Non mancano le pronunce contradditorie in merito: ad esempio, secondo il Tribunale di Pesaro [4], la causale “per esigenze produttive a seguito del momentaneo incremento di commesse”, pur se sintetica, soddisfa l’esigenza di specificazione delle ragioni e rende legittima l’assunzione a tempo determinato.

Secondo gli esperti, la reintroduzione delle causali farà probabilmente sorgere un elevato numero di cause di lavoro: a questo proposito, bisogna considerare che è molto difficile stabilire, nel concreto, la validità e l’effettività delle causali giustificative del termine, in quanto la loro valutazione presuppone la sindacabilità delle scelte del datore di lavoro.

Quanto può durare il contratto a termine?

Anche secondo la nuova disciplina, il contratto a termine può avere una durata massima di 36 mesi, comprensivi di eventuali proroghe.

Dopo la scadenza del termine originario o validamente prorogato, o dopo il periodo di durata massima complessiva di 36 mesi, il lavoro può proseguire di fatto:

  • per 30 giorni (se il contratto ha una durata inferiore a 6 mesi);
  • per 50 giorni (se il contratto ha una durata maggiore di 6 mesi);

In queste ipotesi, il datore di lavoro è tenuto a corrispondere al dipendente una maggiorazione della retribuzione per ogni giorno di continuazione del rapporto, pari al 20%, fino al decimo giorno successivo, ed al 40% per ciascun giorno ulteriore.

Se il rapporto di lavoro oltrepassa il periodo di prosecuzione di fatto, il contratto si considera trasformato da tempo determinato a tempo indeterminato, a far data dal superamento dei 30 o dei 50 giorni.

Quante proroghe può avere il contratto a termine?

Il contratto a tempo determinato, a oggi, può essere prorogato sino a un massimo di 5 volte. Perché sia valida, la proroga deve essere accettata e firmata dal lavoratore, nonché comunicata telematicamente ai servizi per l’impiego del proprio territorio, con modello Unilav.

Secondo la nuova disciplina del contratto a termine, il numero massimo di proroghe passerà da 5 a 4, per evitare l’abuso dei rinnovi a discrezione dell’azienda, dunque per offrire più certezze ed una maggiore possibilità di organizzarsi al lavoratore.

Per prorogare il contratto a termine è obbligatoria la causale?

In base alla nuova disciplina, sarà obbligatoria una causale che giustifichi ogni rinnovo del contratto, sia se sussiste già una causale che giustifica il contratto “originario”, sia se non è stata indicata.

Quali sono le altre regole del contratto a termine?

Come funziona il periodo di pausa tra due contratti a termine? È possibile superare i 36 mesi di contratto a termine? Come funziona il contratto di somministrazione a termine?

Per trovare le risposte a queste e ad altre domande, vi invitiamo a leggere il nostro aggiornamento sul Contratto a termine.

note

[1] D.lgs. 81/2015.

[2] L.92/2012.

[3] Sent. Corte d’Appello di Genova 12/09/2005.

[4] Sent. Trib. Pesaro 17/05/2013.

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