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Il reato di abuso di ufficio

14 agosto 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 14 agosto 2018



Cos’è il reato di abuso d’ufficio? Chi sono il pubblico ufficiale e l’incaricato del pubblico servizio? La vittima di abuso d’ufficio può costituirsi parte civile?

I reati sono tutti condotte riprovevoli: a volte sono diretti a fare del male a qualcuno, altre volte a raggirare o ingannare, altre ancora a derubare. Molte condotte illecite, poi, non soltanto mettono in pericolo i beni o l’incolumità degli altri individui, ma la stessa correttezza dell’agire dello Stato. Cosa significa? Che esistono delitti che ledono il prestigio e il buon andamento della Repubblica e, in particolare, della pubblica amministrazione. Tra questi c’è l’abuso di ufficio, reato che coinvolge, per definizione, interessi pubblici (oltre che privati, come diremo nei prossimi paragrafi). Ecco allora una breve guida sul reato di abuso di ufficio.

Abuso di ufficio: cosa dice la legge?

Secondo il codice penale, è punito con la reclusione da uno a quattro anni il pubblico ufficiale o l’incaricato di pubblico sevizio che, nello svolgimento delle funzioni o del servizio, in violazione di norme di legge o di regolamento, ovvero omettendo di astenersi in presenza di un interesse proprio o di un prossimo congiunto o negli altri casi prescritti, intenzionalmente procura a sé o ad altri un ingiusto vantaggio patrimoniale ovvero arreca ad altri un danno ingiusto. La pena è aumentata nei casi in cui il vantaggio o il danno sia stato particolarmente ingente [1].

Abuso di ufficio: cos’è?

In parole povere, cos’è l’abuso di ufficio? È il reato commesso da colui che, rivestendo una particolare posizione all’interno della pubblica amministrazione (pubblico ufficiale o incaricato di pubblico servizio), approfitta proprio di tale condizione per ottenerne un vantaggio oppure per causare un danno ad altri. Classico esempio è quello del poliziotto che, abusando della sua uniforme, contesti un’infrazione stradale inesistente solamente per il gusto di danneggiare il povero autista.

Abuso di ufficio: qual è la condotta?

Da quanto detto si capisce che l’abuso di ufficio è uno di quei reati a forma libera, nel senso che può essere integrato in diversi modi. In altre parole, non esiste un’unica condotta che possa realizzare l’abuso di ufficio, ma molteplici. Ad esempio, il pubblico ufficiale che riveli il titolo delle tracce delle prove scritte di un concorso pubblico, violando così il dovere del segreto di ufficio per i dipendenti della pubblica amministrazione, commette abuso d’ufficio. Altro esempio di reato di abuso d’ufficio si riscontra nel rilascio, da parte del dirigente, di un permesso di costruire in violazione delle norme che disciplinano le costruzioni edilizie.

A prescindere dal comportamento concreto dell’autore del delitto, perché si integri il reato di abuso d’ufficio è anche necessario che la condotta violi una norma di legge. Nel primo esempio sopra riportato, il pubblico ufficiale viola il segreto d’ufficio imposto dall’ordinamento giuridico ai dipendenti pubblici.

Abuso di ufficio: chi può commetterlo?

Altra caratteristica fondamentale del reato di abuso di ufficio è che può essere commesso solamente da un pubblico ufficiale o da un incaricato di un pubblico servizio, cioè da persona che sia legata alla pubblica amministrazione. Per distinguerlo dai reati comuni, ossia da quelli che chiunque può commettere (come il furto, la rapina, l’omicidio, ecc.), in “legalese” si dice che il reato di abuso di ufficio è un reato proprio.

Ma chi sono il pubblico ufficiale e l’incaricato del pubblico servizio? Secondo la legge, per pubblico ufficiale deve intendersi colui che esercita una funzione legislativa, giudiziaria o amministrativa. Mentre non ci sono dubbi sulle prime due funzioni, riferibili a parlamentari, consiglieri regionali e giudici, la terza presenta sicuramente un raggio d’azione più esteso. Svolgono una funzione amministrativa tutti coloro che dipendono da una pubblica amministrazione ed esercitano funzioni fondamentali per essa: si pensi ai cancellieri nei tribunali, agli insegnanti nelle scuole, ai medici negli ospedali, ai carabinieri, ecc.

L’incaricato di un pubblico servizio svolge, al contrario, funzioni residuali, ma non mansioni meramente manuali: ad esempio, l’infermiere è, di norma, un incaricato di un pubblico servizio. Sono incaricati di pubblico servizio anche coloro che sono investiti di una concessione pubblica: si pensi al settore della concessione radiotelevisiva.

Abuso d’ufficio: qual è l’elemento soggettivo?

Ogni reato che si rispetti è composto da un elemento oggettivo e da uno soggettivo: il primo è riferibile alla condotta concreta che il reo deve porre in essere per integrare il comportamento delittuoso previsto dalla norma penale; il secondo, invece, riguarda la condizione psicologica dell’agente. Perché si concreti il reato di abuso di ufficio è necessario che il pubblico ufficiale o l’incaricato di un pubblico servizio agisca con dolo generico. Cosa significa? Vuol dire che il reo deve sapere che la sua condotta viola la legge con lo scopo di avvantaggiare (non per forza economicamente) sé o altre persone o di danneggiare altri.

Abuso d’ufficio: qual è il bene giuridico tutelato?

Come anticipato, il reato di abuso d’ufficio offende direttamente la pubblica amministrazione e il suo dovere di buon andamento e imparzialità. Tanto è affermato anche dalla giurisprudenza prevalente, secondo cui la persona offesa è solo la pubblica amministrazione, in quanto titolare dell’interesse protetto dalla norma incriminatrice, interesse rappresentato dal buon andamento, dall’imparzialità e dalla trasparenza dei pubblici ufficiali [2].

Abuso d’ufficio: chi è la persona offesa?

La scelta di mettere al centro del reato di abuso di ufficio la tutela della pubblica amministrazione potrebbe avere riflessi negativi sulla persona che, concretamente, ha subito il pregiudizio arrecatogli dal pubblico ufficiale. Si pensi alla persona a cui, ingiustamente, il dirigente neghi un’autorizzazione che gli spetterebbe per legge: in questo caso, se è vero che è l’immagine dell’intera pubblica amministrazione ad essere lesa dal suo dipendente, è anche vero che, nell’immediato, il danno è stato subito dal privato.

La corretta individuazione della persona offesa è questione molto importante ai fini del diritto di opporsi all’eventuale richiesta di archiviazione della notizia di reato avanzata dal magistrato del pubblico ministero e, soprattutto, ai fini della costituzione di parte civile per chiedere e ottenere il risarcimento del danno.

Sul punto, parte della giurisprudenza si è espressa in questo senso: il privato che abbia subito un pregiudizio economico dalla condotta illegittima del pubblico ufficiale o dell’incaricato di pubblico servizio è legittimato, in quanto soggetto danneggiato, a costituirsi parte civile nel processo penale, ma, poiché egli non assume anche la qualità di persona offesa, condizione riservata alla sola pubblica amministrazione, non potrà intervenire durante la fase delle indagini preliminari e, soprattutto, non potrà opporsi alla richiesta di archiviazione avanzata dal p.m. [3].

In maniera parzialmente diversa, alcune pronunce della Corte di Cassazione hanno invece sottolineato l’importanza della distinzione tra abuso di ufficio finalizzato a ottenere un indebito vantaggio (al reo o a terzi da questi favorito) e abuso d’ufficio che arreca danno ad altri. Nel primo caso, vale quanto finora detto: l’eventuale privato danneggiato dalla condotta illecita non è persona offesa ma, se ha conseguito un danno patrimoniale, può costituirsi parte civile; nella seconda ipotesi, e cioè quando l’abuso ha colpito direttamente un privato, questi non solo è danneggiato, ma anche persona offesa, con conseguente diritto ad intervenire anche durante la fase delle indagini preliminari e, perciò, a presentare opposizione alla richiesta di archiviazione [4].

note

[1] Art. 323 cod. pen.

[2] Cass., sent. n. 3513 del 04.02.1997.

[3] Cass., sent. del 23.09.2003.

[4] Cass., sent. n. 13179 del 05.04.2012.

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