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Rovesciare i cassonetti della spazzatura: quali rischi?

25 giugno 2018


Rovesciare i cassonetti della spazzatura: quali rischi?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 25 giugno 2018



Lasciare i rifiuti e la spazzatura per terra è reato, a prescindere dalle motivazioni che hanno mosso il responsabile. 

Rovistare nei rifiuti: una triste scena a cui gli ultimi tempi ci hanno purtroppo abituato. Prima della crisi e del grande esodo dell’immigrazione, rovesciare il cassonetto della spazzatura o prelevare le singole buste per poi abbandonarle sulla strada veniva considerato un gesto vandalico. Oggi, invece, è spesso conseguenza della necessità. Ciò nonostante, la giurisprudenza non ha mutato il proprio orientamento in merito alla qualificazione giuridica di questo comportamento: si tratta comunque di un reato. Sia quando frutto di una bravata che quando rivolto a soddisfare esigenze di sopravvivenza. Questo perché il codice penale [1], sul punto, non fa alcuna differenza. A tanto è arrivata una recente sentenza della Cassazione [2]. La Corte ha spiegato quali sono i rischi del rovesciare i cassonetti della spazzatura. Vediamo cosa è stato detto nel caso di specie.

Il codice penale [1], come noto, punisce il «deturpamento e imbrattamento di cose altrui», siano esse mobili, immobili o mezzi di trasporto (auto private, vagoni di treno, metropolitane, tram e autobus di linea). In questa condotta possono rientrare numerose fattispecie tra cui: lasciare che il proprio cane faccia i bisogni a ridosso della parete di un edificio, affiggere manifesti sui muri di un palazzo pubblico o privato, sputare contro la vetrina di un negozio, lasciare oggetti per la strada, ecc.

Anche il gesto di chi abbandona una busta della spazzatura aperta per terra, non curandosi del fatto che il suo contenuto possa sporcare la via pubblica. Affinché scatti il reato è necessaria la coscienza e la consapevolezza circa le conseguenze della propria azione o, detto in termini giuridici, il “dolo generico”. La semplice colpa non comporta invece la responsabilità penale. Significa che non subisce alcun procedimento colui che lascia il sacchetto dell’indifferenziata ben chiuso sul ciglio della strada, accanto al cassonetto pubblico, se successivamente i cani e i gatti lo rompono. Invece è responsabile chi non si cura di chiudere il sacchetto e ne lascia cadere il contenuto a terra. Sono del tutto indifferenti ai fini del reato le ragioni per cui si sia agito: basta la consapevolezza di imbrattare la via. Questo vale sia per il vandalo che per il clochard. Come spiegato dalla Cassazione, integra il delitto di imbrattamento di cose altrui la condotta di chi, dopo aver rovistato nelle buste dei rifiuti conferiti in regime di raccolta differenziata, al fine di asportare quanto di suo interesse, rompe le predette buste che li contengono e, dopo aver preso ciò che gli serve, abbandona il resto sulla pubblica via. 

Il penale scatta per via del semplice fatto di aver, coscientemente, imbrattato il suolo pubblico in modo tale da renderlo sudicio, con senso di disgusto e di ripugnanza nei cittadini. Il fatto che vi sia, dietro tale condotta, la semplice volontà di disfarsi momentaneamente oppure accantonare i materiali non più utili non vale ad escludere il reato. Reato che, come detto, si configura a prescindere dalle ragioni che lo hanno determinato, per il semplice fatto che vi sia stata la semplice condotta consapevole. Dunque è indifferente il fine per cui il soggetto agisce: occorre solo che si sia rappresentato l’evento finale come conseguenza della propria azione. Ricade nel divieto del codice penale tanto chi è mosso da un’indole vandalica quanto chi vuol solo prendere oggetti e indumenti per la propria sopravvivenza e si limita a selezionare, accantonare e poi lasciare i materiali che non sono di suo gradimento sulla pubblica via: in entrambi i casi siamo dinanzi all’intento di deturpare ed imbrattare la via pubblica. 

Peraltro, conclude la Cassazione, non è necessario che vi sia un comportamento abituale: basta anche la natura episodica della condotta visto che il reato si consuma proprio nel momento del deturpamento della cosa altrui. 

La pronuncia in commento è anche un invito a mantenere pulite le strade e a non buttare gli oggetti per terra. Difatti, nelle ultime parole della sentenza in commento, c’è un lauto riferimento al rispetto dell’ambiente laddove ritiene caratterizzato da “dannosità sociale” il gesto dell’abbandono ormai diffuso e sistematico dei rifiuti che non formano oggetto di diretto “interesse”.

note

[1] Art. 639 cod. pen.

[2] Cass. sent. n. 29018/2018.

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