Diritto e Fisco | Editoriale

La firma mancante annulla il contratto?

25 giugno 2018


La firma mancante annulla il contratto?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 25 giugno 2018



È nullo un contratto non firmato? Se manca la scrittura privata si può evitare di pagare la controprestazione?

Hai concluso un accordo con una società per ottenere un servizio. A conti fatti, però, la prestazione è risultata insoddisfacente; il fornitore si è dimostrato non all’altezza delle promesse profuse durante le trattative e non ha rispettato quelle che erano le tue esigenze. Gli hai fatto notare le mancanze e i difetti dell’opera, ma lui non ne ha voluto prendere atto e ora esige il pagamento della fattura. Essendo sfumato il tentativo di ottenere uno sconto – che certo sarebbe stato più giusto ed equo rispetto alla qualità del servizio – hai deciso di opporre resistenza e di non pagare. A tal fine hai preso in mano il contratto che ti è stato proposto dalla ditta per verificare se c’è qualche clausola a cui aggrapparti e, proprio in quel momento, ti sei accorto che, sulla scrittura privata, non ci sono le firme: né la tua né quella di un rappresentante della società. Così ti chiedi la firma mancante annulla il contratto? In questo articolo ti spiegherò cosa prevede la legge e come difendersi quando non c’è prova della tua volontà su un accordo. Ma procediamo con ordine.

Contratto: il documento scritto è necessario?

Rispondi a bruciapelo: se ti dico la parola “contratto” a cosa pensi? Probabilmente rappresenterai questa idea con un foglio di carta su cui sono scritte le varie clausole e uno spazio alla fine destinato alle firme dei contraenti. Immaginerai magari il contratto che hai firmato con la compagnia del telefono o con quella del gas, quello con la banca o con chi ti ha venduto la casa. Eppure, così facendo, hai pensato all’eccezione. La regola generale invece vuole che i contratti siano “a forma libera”, il che significa che possono essere conclusi anche in forma verbale o con comportamenti concludenti. Facciamo qualche esempio.

Se vai dal giornalaio e gli dici: «Vorrei la gazzetta» e lui te la porge, in quel momento stai concludendo un contratto verbale.

Se vai al supermercato e prendi un oggetto da uno scaffale e lo porti alla cassa, anche in quel momento stai concludendo un contratto tramite un comportamento che denota la tua intenzione di obbligarti a pagare il prezzo in cambio della proprietà sul bene.

Se clicchi su un pulsante, posto all’interno di un sito internet, con su scritto “Acquista” stai stipulando un contratto anche se non hai in mano una penna e non c’è alcun foglio di carta.

Il fatto che ti rechi, con l’auto, al casello autostradale e ritiri il ticket per il pedaggio significa che stai chiedendo di usufruire di un servizio e, pertanto, hai concluso un contratto (che poi pagherai al casello di uscita dall’autostrada).

Se sali su un mezzo pubblico hai concluso un accordo contrattuale.

Se telefoni a un rivenditore di prodotti surgelati affinché ti venga a portare a casa dei gelati stai “firmando” a voce un contratto.

Insomma, le parti possono obbligarsi, ossia concludere contratti, con strette di mano, accordi telefonici, intese verbali, gesti, comportamenti.

Solo eccezionalmente la legge richiede che venga redatto un documento cartaceo (si pensi a un contratto di compravendita immobiliare) il quale può essere di due tipi:

una scrittura privata: si caratterizza per il fatto che viene redatta e sottoscritta dalle parti in modo autonomo e senza l’intervento di soggetti terzi. Pensa alla richiesta di attivazione di un’utenza telefonica. Eccezionalmente la legge impone un contenuto prestabilito: si pensi al contratto di affitto dove la durata è prestabilita dalla legge;

un atto pubblico: in questo caso è necessario l’intervento del pubblico ufficiale come il notaio. Pensa a una compravendita immobiliare.

Contratto non firmato: è nullo?

Fatta questa basilare distinzione andiamo a vedere se la firma di una scrittura privata è necessaria affinché il contratto sia valido. La risposa è molto semplice.

Tutte le volte in cui la legge non impone la forma scritta come condizione di validità del contratto, l’eventuale presenza di una scrittura priva di firme non condiziona la validità del contratto stesso. Detto contratto ha comunque prodotto i suoi effetti in forza dell’accordo verbale o degli stessi comportamenti delle parti. Sarà solo più difficile dimostrare le condizioni dell’accordo come, ad esempio, il prezzo pattuito dalle parti o i termini di consegna della prestazione. Quindi, se ad esempio la scrittura privata non è stata sottoscritta da una o da entrambe le parti, si potrà comunque dimostrare che c’è stata l’intenzione delle parti di obbligarsi e, magari, che una delle due ha già reso la propria prestazione. La prova potrà essere data anche con testimoni che abbiano assistito all’esecuzione del contratto o all’accordo stretto tra le parti.

Al contrario, quando è la legge che impone una forma scritta come condizione di validità del contratto, quest’ultimo, in assenza delle firme, è nullo. Difatti le sottoscrizioni servono a garantire l’autenticità del consenso prestato e, quindi, l’effettività dell’obbligazione.

In sintesi si può dire che, nella stragrande maggioranza dei casi, un contratto non firmato non impedisce al creditore di esigere il pagamento delle proprie spettanze se riesce a dimostrare di aver correttamente eseguito la prestazione concordata o, comunque, di aver fatto affidamento sull’impegno preso dall’altro soggetto. I contratti, infatti si concludono già solo con lo scambio delle reciproche volontà, ossia con l’incontro tra la proposta e l’offerta. Quando questa unione si completa – a prescindere dalla forma usata dalle parti – nascono in automatico gli obblighi da cui non ci si può svincolare solo perché il foglio di carta inizialmente redatto non presenta le firme.


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