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Aziende in crisi: come accedere all’accordo di ricollocazione?

25 giugno 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 25 giugno 2018



Indicazioni operative per le aziende in crisi o riorganizzazione che intendono accedere all’accordo di ricollocazione

L’azienda per cui lavori è in crisi o in riorganizzazione aziendale e intende chiedere la Cigs (Cassa integrazione guadagni straordinaria). Sei seriamente preoccupato in quanto rientri nell’ambito aziendale o profilo professionale a rischio di esubero. Si tratta di situazioni sempre molto incerte poiché il superamento della crisi aziendale non è per nulla certa e inizi a chiederti se non è il caso di iniziare a guardarti attorno e trovare nel caso un nuovo lavoro. Il tuo punto di vista è ovviamente condivisibile, tant’è che una recentissima legge [1] i permette di facilitare la ricerca di una nuova occupazione, grazie ad incentivi soprattutto per la parte datoriale che sono quindi spinti ad assumerti.

Questo nuovo strumento prende il nome di «Accordo di ricollocazione». A tal proposito, con un nuovo documento di prassi da parte delle amministrazioni [2] sono state fornite le istruzioni operative per poter richiedere il predetto assegno e di essere dunque supportato fattivamente per la ricollocazione nel mercato del lavoro. Ma come accedere all’accordo di ricollocazione per le aziende in crisi? Quali sono le modalità di accesso? Quali sono gli incentivi garantiti dall’accordo di ricollocazione? Facciamo un passo indietro e vediamo tutto quello che c’è da sapere sull’accordo di ricollocazione per i lavoratori operanti in aziende in crisi o in riorganizzazione.

Aziende in crisi: che cos’è l’accordo di ricollocazione?

Con l’intento di limitare il ricorso da parte delle imprese in situazione di forte crisi o in stato di riorganizzazione aziendale di licenziare massivamente personale, e al fine di favorire quindi strumenti di politica attiva, la legge è intervenuta nel vigente testo riguardante la riforma degli ammortizzatori sociali in costanza di rapporto di lavoro, avente l’obiettivo di introdurre il c.d. accordo di ricollocazione.

Si tratta in buona sostanza di uno strumento che permette a tutti quei lavoratori occupati in ambiti aziendali o profili professionali a rischio di esubero, di poter richiedere direttamente all’Anpal (Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro) l’attribuzione anticipata dell’assegno di ricollocazione (AdR) [3]. Ricordiamo che l’assegno di ricollocazione è già prevista per quei lavoratori disoccupati che percepiscono l’assegno di disoccupazione NASpI da almeno 4 mesi: ora tale strumento è stato esteso anche ai lavoratori che ricevono un’integrazione salariale straordinaria i quali potranno anticiparne la richiesta per essere ricollocati più velocemente nel mondo del lavoro. Chiaramente, chiarisce la legge, chi chiede l’assegno di ricollocazione come lavoratori dipendente di azienda in crisi, non potrà successivamente fare domanda nuovamente come lavoratore disoccupato.

Aziende in crisi: come funziona l’accordo di ricollocazione?

Qualora l’azienda che ha fatto ricorso all’intervento straordinario di integrazione salariale, per motivi di crisi o riorganizzazione aziendale, non prevede il completo recupero occupazionale, la procedura di consultazione può concludersi con un accordo che preveda un piano di ricollocazione, con l’indicazione degli ambiti aziendali e dei profili professionali a rischio di esubero.

Quindi, per i lavoratori che rientrano nei profili di esubero possono fare domanda all’Anpal, entro 30 giorni dalla data di sottoscrizione dello stesso accordo, di ricevere in maniera anticipata l’assegno di ricollocazione, rispetto all’attribuzione ordinaria dell’assegno per i disoccupati che avviene dopo 4 mesi dalla ricezione della NASpI.

Al riguardo, bisogna specificare che non è possibile per il lavoratore ricorrere all’accordo di ricollocazione qualora cui l’intervento straordinario di integrazione salariale sia determinato da contratto di solidarietà.

Le imprese che intendono avvalersi della procedura di consultazione per il ricorso all’intervento straordinario di integrazione salariale, sono tenuti a produrre il verbale contenente al suo interno, in apposita sezione, l’accordo con il quale le Parti abbiano inteso definire il piano di ricollocazione.

Aziende in crisi: cos’è la consultazione sindacale?

Il nuovo impianto degli ammortizzatori sociali in costanza di rapporto di lavoro, ai fini dell’erogazione delle integrazioni salariali straordinarie (CIGS), stabilisce che le imprese richiedenti l’intervento straordinario della cassa integrazione guadagni, per riorganizzazione aziendale e crisi aziendale, ad esclusione, a decorrere dal 1° gennaio 2016, dei casi di cessazione dell’attività produttiva dell’azienda o di un ramo di essa, sono tenute a comunicare, direttamente o tramite l’associazione imprenditoriale cui aderisce o conferisce mandato, alle rappresentanze sindacali aziendali (RSA) o alla rappresentanza sindacale unitaria (RSU), nonché alle articolazioni territoriali delle associazioni sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale:

  1. le cause di sospensione o di riduzione dell’orario di lavoro;
  2. l’entità e la durata prevedibile;
  3. il numero dei lavoratori interessati.

Entro tre giorni dalla predetta comunicazione, definita “consultazione sindacale”, è presentata dall’impresa domanda di esame congiunto della situazione aziendale. Tale domanda è successivamente trasmessa, ai fini della convocazione delle parti:

  • al competente ufficio individuato dalla regione del territorio di riferimento, qualora l’intervento richiesto riguardi unità produttive ubicate in una sola regione;
  • o al Ministero del lavoro e delle politiche sociali, qualora l’intervento riguardi unità produttive ubicate in più regioni.

Cosa contiene la domanda di esame congiunto della situazione aziendale?

  • Il programma che l’impresa intende attuare
  • la durata e del numero dei lavoratori interessati alla sospensione o riduzione di orario e delle ragioni che rendono non praticabili forme alternative di riduzioni di orario
  • le misure previste per la gestione delle eventuali eccedenze di personale,
  • i criteri di scelta dei lavoratori da sospendere, che devono essere coerenti con le ragioni per le quali è richiesto l’intervento,
  • le modalità della rotazione tra i lavoratori o le ragioni tecnico-organizzative della mancata adozione di meccanismi di rotazione.

L’intera procedura di consultazione, attivata dalla richiesta di esame congiunto, si esaurisce:

  • entro i 25 giorni successivi a quello in cui è stata avanzata la richiesta medesima;
  • ridotti a 10 per le imprese che occupano fino a 50 dipendenti.

Aziende in crisi: come si richiede l’assegno di ricollocazione?

L’assegno di ricollocazione può essere richiesto dai lavoratori in cassa integrazione guadagni straordinaria, entro trenta giorni dalla data di sottoscrizione dello stesso accordo, nei limiti e alle condizioni previsti dai programmi di Cigs.

Alla luce di ciò, possiamo affermare che:

  • i soggetti legittimati a presentare la domanda di attribuzione anticipata dell’assegno di ricollocazione sono pertanto i soli lavoratori coinvolti nella riduzione e/o sospensione dell’attività lavorativa, appartenenti agli ambiti aziendali o profili professionali per i quali sia stato dichiarato un esubero,
  • la domanda di attribuzione anticipata dell’assegno di ricollocazione deve essere presentata, entro il termine di 30 giorni dalla data di sottoscrizione dell’accordo di ricollocazione, con le modalità indicate dall’ANPAL. Il numero delle richieste non può in ogni caso eccedere i limiti di contingente previsti, per ciascun ambito o profilo, dal programma di CIGS. L’Anpal verifica il rispetto del suddetto limite, accettando le domande in base all’ordine cronologico di presentazione.

Aziende in crisi: quanto dura l’assegno di ricollocazione?

L’assegno di ricollocazione, ossia il servizio di assistenza intensiva alla ricollocazione, ha una durata corrispondente a quella del trattamento straordinario di integrazione salariale e comunque non inferiore a sei mesi. La durta può essere raddoppiata fino a 12 mesi, previo accordo tra il lavoratore interessato e l’ente erogatore del servizio, nel caso non sia stato utilizzato, entro il termine del trattamento straordinario di integrazione salariale, l’intero ammontare dell’assegno.

Il programma di assistenza intensiva deve essere compatibile:

  • con la residua attività lavorativa;
  • e con l’accordo di ricollocazione.

Infatti, le convocazioni e le iniziative di politica attiva proposte devono pertanto essere svolte al di fuori dell’orario di lavoro. Al riguardo, è molto importante precisare che ai lavoratori ammessi anticipatamente all’assegno di ricollocazione a seguito di accodo di ricollocazione non si applica l’obbligo di accettazione di un’offerta di lavoro congrua (come previsto invece per esempio per la NASpI). Una offerta di lavoro potrà pertanto essere liberamente rifiutata da tali lavoratori, senza che ciò comporti conseguenze in relazione all’integrazione salariale percepita.

Aziende in crisi: quali benefici per il lavoratore assunto?

Il lavoratore che, nel periodo in cui usufruisce del servizio di assistenza intensiva alla ricollocazione, accetta l’offerta di un contratto di lavoro con altro datore, la cui impresa non presenta assetti proprietari sostanzialmente coincidenti con quelli dell’impresa del datore in essere, usufruisce di un duplice beneficio:

  1. l’esenzione dal reddito imponibile ai fini IRPEF delle somme percepite in dipendenza della cessazione del rapporto di lavoro, entro il limite massimo di 9 mensilità della retribuzione di riferimento per il calcolo del trattamento di fine rapporto;
  2. la corresponsione, da parte dell’INPS e con le modalità definite dall’Istituto, di un contributo mensile pari al 50% del trattamento straordinario di integrazione salariale che gli sarebbe stato altrimenti corrisposto.

Aziende in crisi: quali benefici per il datore di lavoro che assume?

Per il datore di lavoro che assume, invece, spetta l’esonero dal versamento del 50% dei contributi previdenziali complessivamente dovuti, con esclusione dei premi e contributi dovuti all’INAIL, nel limite massimo di importo pari a 4.030 euro su base annua.

L’esonero è riconosciuto per una durata non superiore a:

  • 18 mesi, in caso di assunzione con contratto a tempo indeterminato;
  • 12 mesi, in caso di assunzione con contratto a tempo determinato.

Nel caso in cui, nel corso del suo svolgimento, il predetto contratto venga trasformato in contratto a tempo indeterminato, il beneficio contributivo spetta per ulteriori 6 mesi. Ai fini della fruizione del beneficio, Anpal comunica all’INPS i dati relativi ai datori di lavoro che abbiano assunto lavoratori nel periodo di fruizione dell’assegno di ricollocazione.

note

[1] Art. 1, co. 136 della Legge 27 dicembre 2017, n. 205.

[2] Ministero del Lavoro e Anpal, Circolare congiunta n. 11 del 7 giugno 2018.

[3] Art. 23 del Decreto Legislativo 14 settembre 2015, n. 150.


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