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Cartelle non pagate: possibile il prelievo diretto dal conto?

25 giugno 2018


Cartelle non pagate: possibile il prelievo diretto dal conto?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 25 giugno 2018



Pignoramento immediato sulle somme depositate in banca anche senza l’intervento del giudice e l’udienza in tribunale. 

Chi non paga i debiti non troverà mai, subito dopo aver ricevuto la diffida del creditore, l’ufficiale giudiziario dietro la porta di casa, né potrà subire il blocco del conto corrente. Prima di arrivare a questo stadio, infatti, c’è tutto il procedimento giudiziario in cui il creditore agisce davanti al tribunale per ottenere, nei confronti del debitore, un ordine di pagamento (una sentenza o un decreto ingiuntivo) ossia il cosiddetto «titolo esecutivo». Dopodiché segue la vera e propria esecuzione forzata la quale, comunque, deve essere preceduta dalla notifica dell’atto di precetto, un invito a pagare entro massimo 20 giorni. Tutto ciò, però, non avviene con le cartelle di pagamento per le quali il creditore – ossia l’Agenzia Entrate Riscossione – non solo non ha bisogno di un giudice per formalizzare il proprio credito, ma può procedere direttamente al pignoramento. In termini pratici significa che per le cartelle esattoriali non pagate è possibile il prelievo diretto dal conto corrente. A prevedere questa possibilità è la legge e, più nel dettaglio, il decreto sulla riscossione esattoriale. Vediamo allora qual è la procedura e come mai il tanto odiato agente della riscossione ha un potere così “invasivo” sui cittadini.

Cartella di pagamento: che funzione ha

La cartella esattoriale è un ordine di pagamento dotato della stessa forza ed efficacia di una sentenza o di un decreto ingiuntivo: contiene cioè il comando di pagare le somme in essa indicate. Non si tratta comunque di un ordine incontrovertibile: il contribuente può pur sempre presentare opposizione entro 60 giorni dalla sua notifica; tuttavia, finché non viene annullata o sospesa, essa è vincolante.

Quindi la formazione della cartella sostituisce tutta la fase giudiziaria di accertamento dell’esistenza e dell’entità del credito. In realtà non è corretto pensare che sia l’agente della riscossione a stabilire, da solo e in autonomia, quanto debba versare il contribuente: le somme infatti gli sono indicate (tramite il cosiddetto “ruolo”) dall’amministrazione titolare del credito (Inps, Agenzia delle Entrate, Regione, Comune, ecc.).

La cartella è quindi il documento che contiene e racchiude in sé sia il titolo esecutivo che l’atto di precetto: essa cioè serve, da un lato, a far conoscere al debitore il credito vantato nei suoi confronti dalla pubblica amministrazione e, dall’altro, costituisce “l’ultimo avviso” scaduto il quale si passa all’esecuzione forzata vera e propria.

Cartella di pagamento: che succede dopo?

Dopo 60 giorni dalla notifica della cartella di pagamento, se il contribuente non agisce per contestarla, il debito “si solidifica”, ossia diventa definitivo. Facendo il paragone con l’ambiente giudiziario è come se si trattasse di una sentenza della Cassazione contro cui non c’è più possibilità di ricorrere. A questo punto, quindi, l’agente della riscossione ha un anno di tempo per avviare un pignoramento. Se scadono i 365 giorni, sarà prima necessaria inviare una intimazione di pagamento.

L’agente della riscossione deve far in modo che il proprio credito non cada in prescrizione. Il termine della prescrizione varia a seconda dell’imposta: 3 anni per il bollo auto; 5 per l’Imu, la Tasi, la Tari, le multe stradali e le altre sanzioni; 10 per tutte le altre imposte erariali.

Cartella di pagamento: come avviene il pignoramento

Arriviamo ora al tasto dolente: quello del pignoramento o anche detto “esecuzione forzata esattoriale”. Qui valgono regole completamente diverse rispetto il pignoramento intrapreso da soggetti privati. Innanzitutto, la procedura si svolge fuori dal tribunale. Quindi non c’è bisogno di un giudice o di un ufficiale giudiziario. L’agente della riscossione procede autonomamente. Ad esempio, il pignoramento del conto corrente avviene con una lettera inviata alla banca che contiene l’ordine di bloccare le somme depositate dal debitore; il pignoramento dello stipendio si concretizza con un ordine inviato al datore di lavoro di operare la trattenuta sullo stipendio (un decimo per stipendi fino a 2.500 euro; un settimo per stipendi fino a 5.000 euro; un quinto per stipendi superiori a 5.000 euro); il fermo dell’auto avviene con una semplice iscrizione del vincolo fatta in via telematica e così anche l’ipoteca. Ed anche l’esecuzione immobiliare ha delle forme e procedure completamente diverse da quelle ordinarie.

In questo caso ci soffermeremo sul pignoramento del conto corrente bancario per chi non ha pagato le cartelle esattoriali. Lo vedremo nel successivo paragrafo.

Cartelle di pagamento non pagate: possibile il prelievo diretto sul conto?

Chi non paga le cartelle di pagamento può subire il pignoramento diretto del conto senza intervento del giudice. Per capire meglio come stanno le cose facciamo un esempio.

Mario e Giovanni non hanno pagato alcune cartelle esattoriali e ora sono entrambi debitori di 5mila euro a testa nei confronti di Agenzia Entrate Riscossione. Mario è un lavoratore dipendente che riceve sul conto corrente la sua busta paga, mentre Giovanni è una partita Iva.

L’esattore procede a pignorare ad entrambi il conto corrente. In tutte e due le ipotesi non ha bisogno di un’autorizzazione del giudice, ma può procedere in autonomia, senza cioè un processo o un’udienza in tribunale. Così invia una lettera alla banca di Mario e a quella di Giovanni in cui intima loro di “bloccare” le somme dei loro clienti.

Senonché il pignoramento avviene in due modi diversi:

  • per Mario, che è un lavoratore dipendente, il pignoramento potrà avvenire solo per la parte di deposito bancario che supera 1340 euro circa (il triplo dell’assegno sociale). Quindi su 2mila euro può essere bloccata solo la differenza tra 2000 e 1340 pari cioè a 660 euro. Per tutte le mensilità successive e fino a totale estinzione del debito, Mario subirà una trattenuta di volta in volta pari a un decimo (se ha uno stipendio non superiore a 2.500 euro), un settimo (se ha uno stipendio non superiore a 5.000 euro) o un quinto (se ha uno stipendio superiore a 5.000 euro);
  • per Giovanni che invece non è un lavoratore dipendente il pignoramento potrà avvenire su tutte le somme depositate sul conto e anche su quelle che interverranno successivamente, fino ad estinzione del debito.

note

Autore immagine: 123rf com

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1 Commento

  1. Buongiorno
    Se io un stipendio base di 650 euro,un creditore può pignorarni il quinto dello stipendio cioè 145? Tramite datore di lavoro?

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