Diritto e Fisco | Editoriale

Rateizzazione cartelle di pagamento

26 giugno 2018


Rateizzazione cartelle di pagamento

> Diritto e Fisco Pubblicato il 26 giugno 2018



Se anche tu hai ricevuto una cartella esattoriale da parte di Agenzia Entrate Riscossione ma non puoi pagare le imposte in un’unica soluzione puoi richiedere la dilazione del pagamento in comode rate mensili.

Spesso l’arrivo di una cartella di pagamento può causare numerosi problemi a molti contribuenti, che magari non hanno la liquidità necessaria per estinguere immediatamente il debito. Se si versa in una situazione di difficoltà economica, è possibile richiedere la rateizzazione delle cartelle di pagamento.

Cosa può fare il contribuente che non può effettuare il pagamento in un’unica soluzione?

Se il contribuente, per vari motivi, non può effettuare il pagamento in un’unica soluzione, pagando quindi tutto in una sola volta, più richiedere all’Agenzia di Riscossione:

  • di dilazionare il pagamento in 72 rate mensili nel caso in cui versi in una situazione di obiettiva difficoltà;
  • di dilazionare il pagamento straordinariamente in 120 rate mensili nel caso in cui la difficoltà economica in cui versa sia estranea alla propria responsabilità.

La richiesta deve essere presentata quando siano passati almeno novanta giorni dalla notifica dell’atto (che possono diventare 180 in caso di istanza di accertamento con adesione), quando l’Agenzia delle Entrate lo passa in carico all’Agenzia della Riscossione [1].
Indipendentemente dalla soluzione scelta, il contribuente ha la possibilità di variare l’ammontare della rata, che non può però scendere al di sotto dei cinquanta euro. Tutti i possibili piani di dilazione sono allegati alla stessa cartella di pagamento [2].
È bene precisare che la richiesta di dilazione del pagamento ha ad oggetto anche gli interessi di mora e gli onera di riscossione, mentre non comprende le eventuali spese sostenute dall’Agenzia di Riscossione per le procedure di riscossione forzata [3].

Come deve essere inoltrata la richiesta di dilazione?

Se sei interessato a dilazionare un pagamento, puoi presentare l’istanza utilizzando gli appositi moduli, scaricabili dal sito web dell’Agenzia delle Entrate (www.agenziaentrateriscossione.gov.it). La richiesta deve essere presentata direttamente oppure inviata per posta con raccomandata a/r indirizzata all’Agenzia di Riscossione competente per territorio. Alla richiesta così presentata devono essere allegati tutti i documenti che possono rivelarsi utili per dimostrare la temporanea difficoltà (nel caso di rateizzazione ordinaria) o la grave difficoltà (in caso di rateizzazione straordinaria) in cui versa il richiedente. Oltre a tali documenti deve anche essere fornita una copia di un documento di riconoscimento in corso di validità, come ad esempio la carta d’identità o il passaporto. La legge non prevede espressamente un termine entro il quale presentare l’istanza, tuttavia sarebbe consigliabile farlo entro il termine previsto per il pagamento della cartella, quindi entro sessanta giorni dalla notifica.

Quali effetti ha la presentazione dell’istanza?

Presentare l’istanza comporta degli effetti favorevoli per il contribuente. Per esempio, l’Agenzia di Riscossione può iscrivere un‘ipoteca o fermo di beni mobili solo nel caso in cui l’istanza stessa venga rigettata (ovviamente quelli già iscritti restano validi [4]). L’Agenzia di riscossione non può nemmeno avviare nuove azioni esecutive fino all’eventuale mancato accoglimento della richiesta (le eventuali azioni già intraprese proseguono fino al pagamento della prima rata prevista dal piano di dilazione).

In quali casi può essere richiesta la dilazione ordinaria del pagamento?

Il contribuente può chiedere la dilazione ordinaria del pagamento nel caso in cui versi in una momentanea situazione di difficoltà ma è tuttavia in grado di sopportare l’onere finanziario derivante dalla rateizzazione del debito. Il numero di rate sarà stabilito in base alle condizioni patrimoniali del richiedente. L’Agenzia di Riscossione competente valuta la sussistenza della temporanea difficoltà sulla base di criteri omogenei stabiliti direttamente dal capogruppo Equitalia, in relazione anche all’importo per il quale la dilazione viene richiesta.

Per quali importi può essere richiesta la dilazione ordinaria del pagamento?

Nel caso di importi fino ad un massimo di 60.000 euro l’Agenzia di Riscossione può concedere la rateizzazione a seguito della semplice richiesta da parte del contribuente, senza che vi siano allegati particolari documenti [5].
Nel caso di importi superiori a 60.000 euro, invece, l’Agenzia di Riscossione valuterà che vi sia effettivamente una temporanea difficoltà in base ai documenti che il contribuente dovrà fornire [6].

Come viene valutata la sussistenza della temporanea difficoltà?

Nel caso in cui il richiedente sia una persona fisica (o un titolare di impresa individuale purché in contabilità semplificata) la sussistenza della situazione di temporanea difficoltà è valutata in base al rapporto tra l’ISEE del nucleo familiare [7] e l’entità del debito. Per questo motivo, il richiedente deve allegare all’istanza anche l’ISEE relativa al proprio nucleo familiare. Quest’ultima può essere richiesta presso Comuni, CAF convenzionati con l’INPS, INPS e altre amministrazioni pubbliche erogatrici di prestazioni sociali agevolate.
L’istanza può essere presentata anche da persone diverse legate da un vincolo di coobbligazione: sono tali ad esempio gli eredi del contribuente defunto. In questo caso basta l’ISEE relativa al nucleo familiare di uno solo dei coobbligati [8].

Le società possono richiedere la rateizzazione ordinaria?

Anche le società (srl, spa, sapa, consorzi, COOP) possono chiedere la dilazione del pagamento, presentando però una documentazione diversa da quella che viene richiesta per le persone fisiche [9], ossia:

  • il prospetto per determinare l’indice di liquidità e l’indice Alfa (che serve a stabilire quante rate devono essere concesse al richiedente nel caso in cui la domanda venga accolta);
  • la copia dell’ultimo bilancio approvato e depositato.

Se il bilancio si riferisce ad un periodo ormai passato da oltre sei mesi, o semplicemente se il richiedente ritiene di dover presentare una documentazione più aggiornata, può essere allegata alla richiesta una relazione economico patrimoniale approvata dall’organo di controllo, comprensiva di tutte le voci del debito.

In quali casi può essere richiesta la dilazione straordinaria del pagamento?

Qualora la situazione di difficoltà sia molto grave e dovuta a cause estranee alla responsabilità del richiedente, tramite un’istanza motivata quest’ultimo potrà richiedere la rateizzazione straordinaria [10]. In particolare:

  • se è accertata l’impossibilità di eseguire il pagamento secondo la rateizzazione ordinaria;
  • se è solvibile in relazione alla rateazione concedibile.

Il modulo per la richiesta può essere scaricato dal sito dell’Agenzia delle Entrate (www.agenziaentrateriscossione.gov.it). Nel caso in cui la richiesta per la dilazione straordinaria venga rigettata, il contribuente potrà comunque richiedere quella ordinaria.

Cosa succede se la situazione di difficoltà peggiora?

Nel caso in cui la situazione di difficoltà economica (sia temporanea che grave) peggiori ulteriormente, il contribuente può richiedere una proroga della rateizzazione [11] già concessa, sia ordinaria che straordinaria, se ricorrono le condizioni sopra riportate. La proroga può essere richiesta una volta soltanto. Se non è accettata la richiesta di rateizzazione straordinaria, il contribuente può comunque richiedere quella ordinaria.
Per presentare l’istanza di proroga devono essere seguite le procedure per la richiesta di rateizzazione sopra riportate. Al modello scaricato dal sito dell’Agenzia di Riscossione vanno allegati tutti i documenti necessari a provare il peggioramento della situazione di difficoltà preesistente.

Cosa accade quando l’istanza viene accolta?

In caso di accoglimento della domanda di dilazione da parte del richiedente, l’Agenzia di Riscossione notifica un avviso di pagamento con la ripartizione del debito nelle rate concesse. Le rate mensili concesse scadono nel giorno del mese indicato nell’atto di accoglimento dell’istanza. Sulla somma rateizzata verrà applicato un tasso d’interesse pari al 4,5%, che verrà addebitato direttamente nelle rate previste dal piano di pagamento [12].
Gli interessi decorrono [13] a partire da:

  • dalla scadenza del termine di pagamento se l’istamza è stata presentata prima;
  • dalla data di presentazione se il termine per il pagamento della cartella era già scaduto al momento della domanda. In questo caso saranno applicati anche gli interessi di mora [14] (dalla scadenza del termine di pagamento alla presentazione dell’istanza).

Per le rateizzazioni concesse dopo il 22 ottobre 2015, il mancato pagamento di quattro rate – anche non consecutive – non comporta il decadimento dalla rateizzazione. In caso di mancato pagamento di cinque rate anche non consecutive, invece, il debitore decade dal beneficio della rateizzazione ed è considerato moroso a partire dalla data dell’ultima rata pagata [15]. In questo caso l’intera somma potrebbe essere riscossa in un’unica soluzione.
Per le rateizzazioni concesse prima del 22 ottobre 2015, la decadenza dal beneficio si verifica a seguito del mancato pagamento di otto rate non consecutive, con gli stessi effetti sopra indicati [16].

Qualora dovesse intervenire nel corso della rateizzazione un provvedimento amministrativo o giudiziale di sospensione, sia totale che parziale, della riscossione delle somme rateizzate, il debitore è autorizzato a non versare le rate successive del piano. Allo scadere della sospensione, il debitore può richiedere che il pagamento della somma residua venga dilazionato secondo quanto previsto dal piano di pagamento originario, oppure richiedere che le rate vengano ricalcolate (fino ad un massimo di 72 rate [17]).

Ulteriori casi di decadenza dal beneficio della rateizzazione del pagamento

Vi sono ulteriori casi di decadenza oltre al mancato pagamento delle rate del piano, quali:

  • morte del debitore: in questo caso la dilazione del debito può essere efficacemente richiesta dall’erede o dagli eredi coobbligati [18];
  • dichiarazione di fallimento del debitore [19];
  • domanda di concordato preventivo [20];
  • apertura della liquidazione forzata amministrativa [21];
  • dichiarazione dello stato di insolvenza [22].

Cosa accade se la domanda di dilazione del pagamento viene rigettata?

È possibile che a seguito dei controlli svolti dall’Agenzia di Riscossione, l’istanza presentata dal contribuente per la dilazione del pagamento venga rigettata. In questo caso, l’Agenzia di Riscossione dovrà motivare la sua decisione e comunicarla al contribuente. Secondo la giurisprudenza, ormai consolidata, della Corte di Cassazione, il rigetto della domanda può essere impugnato dal contribuente in primo grado dinanzi alla Commissione Tributaria Provinciale [23].

note

[1] Art. 29 c. 1 lett. f) DL 78/2010;
[2] Equitalia Comunicato stampa 18 agosto 2014;
[3] Dir. Equitalia 14 gennaio 2009 n. 2009/02;
[4] Art. 19 c. 1 quater DPR 602/73;
[5] Dir. Equitalia 7 maggio 2013;
[6] Dir. Equitalia 7 maggio 2013, Dir. Equitalia 1° marzo 2012 n. 7/2012;
[7] D.Lgs. 109/98;
[8] Dir. Equitalia 14 gennaio 2009 2009/274;
[9] Dir. Equitalia 13 maggio 2008;
[10] Art. 19 c. 1 quinquies DPR 602/73 e DM 6 novembre 2013;
[11] Art. 19 c. 1 bis DPR 602/73;
[12] Art. 21 DPR 602/73;
[13] Circ. Min. 6 settembre 1999 n. 184/E;
[14] Art. 30 DPR 602/73;
[15] Art. 19 c. 3 DPR 602/73;
[16] Art. 13 bis c. 2 DL 113/2016 conv. in L. 160/2016;
[17] Art. 19 c. 3 bis DPR 602/73;
[18] Dir. Equitalia 15 aprile 2011 n. 12/2011;
[19] Dir. Equitalia 15 aprile 2011 n. 12/2011 e art. 16 RD 267/42;
[20] Dir. Equitalia 15 aprile 2011 n. 12/2011 e art. 161 RD 267/42;
[21] Dir. Equitalia 15 aprile 2011 n. 12/2011 e art. 200 RD 267/42;
[22] Art. 18 D.Lgs. 270/99;
[23] Cass. SU 14 marzo 2011 n. 5928, Cass. SU 1 luglio 2010 n. 15647, Cass. SU 7 ottobre 2010 n. 20778.

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