Diritto e Fisco | Editoriale

Il blackout dei tribunali italiani: saltano migliaia di sentenze e notifiche

10 gennaio 2013 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 10 gennaio 2013



Si comincia bene: è appena partito il processo telematico che già si leggono storie come quella di ieri, quando, a causa un blackout nel sistema informatico della Giustizia, tutte le cancellerie dei tribunali sono rimaste paralizzate per un giorno e mezzo.

Risultato: migliaia di sentenze e di notifiche da rifare nelle cancellerie, per prevenire il caos futuro in altrettante cause civili.

Solo a Milano sono quattromila le notifiche perse.

La ragione di tutto questo non è minimante paragonabile al famoso bug di quel famoso 9 settembre 1947, quando il tenente Hooper scoprì che un inspiegabile malfunzionamento dei computer della difesa americana era invece dovuto a una falena incastratasi tra i circuiti (a seguito di questo aneddoto, poi, il nome “bug” venne utilizzato per definire i misteriosi difetti informatici).

Il “bug” di ieri, invece, è stato causato dalla mancata manutenzione dei condizionatori che tengono bassa la temperatura dei server e impediscono ai grandi computer di surriscaldarsi e di guastarsi. Tutt’altro che una minuscola falena!

L’epicentro del problema è stato dunque il Centro Ministeriale della Balduina a Roma, dove sono situati i server del sistema su cui gira il PCT.

Il recente Decreto Sviluppo bis, modificato dalla legge di stabilità, ha concesso diciotto mesi di tempo affinché il nuovo strumento telematico nel processo civile diventi obbligatorio in tutta Italia. Ma se l’affidabilità del sistema è collegata a un server privo di manutenzione, la disastrata giustizia italiana non sembra proiettarsi verso un futuro più roseo! Fino a ieri, i disguidi che potevano verificarsi in cancelleria erano legati, a tutto voler concedere, a un cancelliere in pausa caffè o che distrattamente aveva perso un fascicolo. Cosa dobbiamo aspettarci invece per il futuro?

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1 Commento

  1. E’ assurdo che dei dati così importanti siano memorizzati in un modo così inefficente. Una qualsiasi banca dati, anche quelle che si possono realizzare gratuitamente grazie ai vari provider, garantiscono almeno una ridondanza 2 dei dati. Ovvero, ogni informazione è registrata su più computer, in due o più copie, tipicamente si usano 5 copie. Inoltre, per dati più importanti, si possono utilizzare banche dati a pagamento, che con poche decine di euro al mese garantiscono che i dati sono copiati costantemente su più server, dislocati in aree geografiche diverse. Questo garantisce che anche eventi particolari, come uno tsunami o una guerra nucleare, non provochino la perdita di alcuna informazione.
    Che poi il guasto dei condizionatori provochi la cancellazione dei dati è una scusa di chi gestisce il centro dati. Se i computer si surriscaldano, si fermano automaticamente. Non viene perso nessun dato fino a temperature ambiente di 60°C e oltre.
    Evidentemente il nostro governo è capace solo di prendere i soldi e sperperarli, dimostrando ancora una volta l’incapacità dei nostri politici di gestire qualsiasi cosa.

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