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Lo sai che? Avviso di accertamento nullo senza la firma del capo ufficio

Lo sai che? Pubblicato il 11 gennaio 2013

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> Lo sai che? Pubblicato il 11 gennaio 2013

Ancora una sentenza a favore del contribuente e del rigore formale degli avvisi di accertamento: tali atti sono nulli qualora manchi la sottoscrizione del capo dell’ufficio o di altro impiegato della carriera direttiva da quest’ultimo delegato.

La Cassazione, in una recente sentenza [1], ha ricordato come la legge [2] imponga, su ogni avviso di accertamento, la presenza della sottoscrizione del capo dell’ufficio o di altro impiegato della carriera direttiva da lui delegato.

Se la firma non è quella del capo dell’ufficio titolare, ma quella di un funzionario, è l’Agenzia delle Entrate (e non il contribuente) a dover dimostrare, nel giudizio di contestazione davanti al giudice, che il sottoscrittore aveva il potere di firmare l’atto o era munito di una delega rilasciatagli del titolare d’ufficio.

Tale dimostrazione può essere fornita dall’amministrazione entro e non oltre il giudizio di primo grado. In secondo grado, infatti, vige il divieto di presentare nuove prove e nuovi documenti.

Non è la prima volta che la Cassazione si orienta in tale modo. La sentenza in commento, infatti, richiama altri precedenti dello stesso segno [3].

 

Nel caso deciso della Corte, l’avviso di accertamento era stato sottoscritto da un direttore tributario, soggetto che non è munito dalla legge dei poteri di firma (poteri che spettano invece al capo dell’Ufficio).

note

Articolo a cura dell’avv. FLORIANA BALDINO del foro di Trani (BT) esperta in diritto civile e tributario Per contatti scrivere a: florianabaldino@gmail.com oppure telefonare a 3491996463

[1] Cass. sent. n. 19739 del 13 novembre 2012.

[2] Art.42 del D.P.R. n.600/1973.

[3] Cass. sent. n. 14626/2000 e Cass. sent. n. 14195/2000

L’avviso di accertamento notificato dall’Agenzia delle entrate deve contenere sempre la firma del capo dell’ufficio. Se manca tale sottoscrizione, il contribuente può fare opposizione alla Commissione Tributaria. Davanti al giudice, poi, deve essere il fisco (e non il ricorrente) a dimostrare che il soggetto che ha firmato l’atto aveva i poteri per farlo. Se tale dimostrazione non viene data in primo grado, non può essere più fornita nei gradi successivi (per es. in appello).


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