Diritto e Fisco | Editoriale

Come annullare una cartella di pagamento

27 giugno 2018


Come annullare una cartella di pagamento

> Diritto e Fisco Pubblicato il 27 giugno 2018



Gli strumenti per impugnare una cartella esattoriale di Agenzia Entrate Riscossione: dall’autotutela all’istanza di sospensione. 

Ti è arrivata una cartella esattoriale dall’agente della riscossione (Agenzia delle Entrate Riscossione) e intendi contestarla. L’importo, a prima vista sproporzionato, è in ogni caso non dovuto. Peraltro, anche volendo, non hai i soldi per adempiere. Annullare la cartella di pagamento è quindi l’unica soluzione. Da un lato, però, vorresti evitare di ricorrere a un avvocato che potrebbe costarti quasi quanto la cartella stessa; dall’altro vorresti la sicurezza di non sbagliare e non peggiorare la situazione. Sai bene, infatti, che se la cartella non verrà impugnata entro 60 giorni, diventerà definitiva e non potrai più contestarla in futuro. Così ti chiedi come annullare una cartella di pagamento. Se questo è il tuo problema ti dò subito una buona notizia: ci sono diversi modi per chiedere l’annullamento delle cartelle esattoriali e, alcuni di questi, non richiedono neanche la presenza di un difensore.

La legge consente a tutti i cittadini di difendersi da soli quando le pretese dell’agente della riscossione sono manifestamente infondate come, ad esempio, quando sono presentate “fuori termine”. Senza contare che, nella peggiore delle ipotesi, se ti attiverai entro 60 giorni, potrai comunque rivolgerti al giudice.

In questo articolo ti daremo tutti i ragguagli su come annullare la cartella di pagamento, sia per vizi formali che sostanziali. Cercheremo di spiegarti come si fa un ricorso in autotutela e come si presenta una istanza di sospensione dell’esecutività. In quest’ultimo modo potrai anche evitare pignoramenti, fermi e ipoteche, almeno fin quando non viene presa una decisione.

Senza volerti anticipare ciò che diremo più avanti, ti posso garantire che esistono diverse soluzioni stragiudiziali per annullare i debiti con Agenzia Entrate Riscossione: parleremo in particolare della cosiddetta legge sul sovraindebitamento che, in passato, ha garantito un notevole sconto a molti contribuenti.

Ma procediamo con ordine.

L’annullamento della cartella di pagamento tramite sospensione

C’è un sistema per annullare la cartella di pagamento che non tutti conoscono. Si fa ricorso a una procedura disciplinata dalla legge e che consente, tramite una richiesta di sospensione e revisione della cartella stessa, di ottenerne la cancellazione senza bisogno di un giudice e di un avvocato. Questo strumento può essere utilizzato però solo a due condizioni: che si agisca entro 60 giorni dalla notifica della cartella e che si tratti di vizi particolarmente gravi indicati in modo tassativo dalla legge. Il contribuente presenta una richiesta di sospensione della cartella ad Agenzia delle Entrate Riscossione, tramite uno dei moduli scaricabili sul sito dello stesso agente, e se non ottieni risposta entro 220 giorni, la cartella è automaticamente annullata. L’aspetto più interessante di questa procedura è che, da quando viene presentata istanza di sospensione a quando viene presa una decisione, esattore non può procedere né a fermi, né a ipoteche, né a pignoramenti. In pratica la cartella resta sospesa.

Vediamo quindi come chiedere l’annullamento della cartella tramite una istanza di sospensione.

In questa sede ti daremo le linee guida su come muoverti. Ma troverai maggiori dettagli nell’articolo Sospensione della cartella di pagamento, con tutti i moduli.

Dicevamo che l’istanza di sospensione è ammissibile solo per determinati vizi. Eccoli:

  • prescrizione o decadenza formatesi prima del momento in cui il ruolo è stato reso esecutivo;
  • provvedimento di sgravio emesso dall’ente creditore;
  • sospensione dichiarata da un’autorità amministrativa ossia dall’ente creditore (ad esempio, contro una richiesta di pagamento, è stata presentata domanda di sgravio all’Inps che ha sospeso l’atto);
  • sospensione dichiarata da un giudice (succede quando si presenta ricorso e, nelle more del processo, il giudice sospende la richiesta di pagamento);
  • sentenza che abbia annullato in tutto o in parte il credito in un processo in cui l’agente della riscossione non ha preso parte;
  • pagamento effettuato in data antecedente alla formazione del ruolo.

Le cause di cui sopra devono essere antecedenti alla formazione del ruolo (data che si può evincere dalla lettura della cartella poiché indicata nell’estratto della stessa).

La prima cosa che devi fare è compilare questo modulo e spedirlo o consegnarlo allo sportello di Agenzia Entrate Riscossione entro 60 giorni da quando ti è stata consegnata la cartella. Come noterai, la richiesta deve essere motivata: deve cioè indicare le ragioni sulla base delle quali il contribuente ritiene l’atto illegittimo. Dovrai anche presentare la documentazione a conferma delle tue affermazioni (ad esempio la pronuncia del giudice che ha sospeso la richiesta di pagamento).

A questo punto l’esattore prenderà tutte le informazioni necessarie dall’ente titolare del credito. Ti dovrà fornire una risposta entro 220 giorni comunicandoti se intende accettare la tua richiesta di annullamento della cartella o rigettarla. Tuttavia se non riceverai alcuna risposta, la cartella si considera automaticamente cancellata per sempre.

L’annullamento della cartella di pagamento tramite autotutela

Per fare annullare la cartella di pagamento anche oltre il termine di 60 giorni dal suo ricevimento e per questioni anche non rientranti in quelle elencate al punto precedente, puoi sempre presentare una richiesta di sgravio. La richiesta di sgravio si chiama tecnicamente “ricorso in autotutela”. Questo nome è dovuto al fatto che, con questa istanza, il contribuente mette l’amministrazione nella condizione di tutelare sé stessa correggendo l’atto illegittimo ed evitando di essere citata in un giudizio che la vedrebbe di certo soccombente.

Per chiedere l’annullamento in autotutela di una cartella esattoriale bisogna prima verificare a chi sia addebitabile l’errore: se, cioè, all’ente titolare del credito o ad Agenzia Entrate Riscossione. Nel primo caso, infatti, l’istanza andrà presentata al primo; nel secondo, invece, all’esattore. Facciamo un esempio. Immaginiamo una cartella spedita a un indirizzo sbagliato ove il contribuente non ha alcun collegamento. Di questa, il cittadino ne prende casualmente conoscenza tramite un estratto di ruolo. Ebbene egli potrà chiederne l’annullamento direttamente all’agente della riscossione.

Viceversa se l’errore è stato fatto a monte o si tratta di un credito ormai prescritto, l’istanza in autotutela va inviata all’ente titolare del credito (ad esempio l’Inps, l’Agenzia delle Entrate, la Regione, l’Agenzia delle Dogane, ecc.). Lo trovi indicato nel dettaglio della cartella stessa. Ad esempio per debiti per contributi previdenziali vedrai che è specificato l’Inps; per le multe il Comune, così come per l’Imu e la Tasi. Per tutti i tributi erariali l’ente di competenza è invece l’Agenzia delle Entrate.

Ricevuta l’istanza del cittadino, l’amministrazione provvederà allo sgravio della richiesta di pagamento e lo comunicherà all’esattore che, a sua volta, provvederà all’annullamento della cartella di pagamento.

Per presentare una istanza in autotutela non ci sono formule particolari né termini. Può essere inviata in qualsiasi momento, senza bisogno dell’assistenza di avvocati, anche tramite posta elettronica certificata PEC.

Il cittadino avrà l’obbligo di indicare chiaramente i vizi di cui è affetta la cartella e le motivazioni per cui deve essere annullata.

Come chiedere l’annullamento della cartella facendo ricorso al giudice

L’ultimo, e sicuramente più drastico, sistema per chiedere l’annullamento della cartella di pagamento è quello di fare ricorso al giudice.

Per tutti i crediti derivanti da imposte è competente la Commissione Tributaria Provinciale. Il ricorso va presentato entro 60 giorni dal ricevimento della cartella.

Per i crediti da contributi previdenziali è competente il tribunale, sezione lavoro. Il ricorso va depositato entro 40 giorni.

Per i crediti da sanzioni amministrative e contravvenzioni (multe stradali) è competente il giudice di pace. Il ricorso va esperito entro 30 giorni.

Nel solo caso di crediti per cui è competente la Commissione Tributaria Provinciale (CTP), se l’importo richiesto con la cartella non supera 50mila euro, è necessario prima presentare una domanda di mediazione tributaria all’agente della riscossione stessa.

A questo punto è bene farsi una domanda: per quali ragioni chiedere l’annullamento della cartella esattoriale? Esistono motivi di sostanza e di forma. Sono più frequenti questi ultimi. La ragione è semplice. Quando arriva la cartella di pagamento, ogni contestazione contro il tributo non può più essere sollevata. Difatti la legge assegna al contribuente un termine – che di solito è di 60 giorni – per contestare l’accertamento e l’avviso di pagamento spedito dalla pubblica amministrazione o dall’Agenzia delle Entrate. Decaduto da tale possibilità non può poi riesumarla con il ricorso contro la cartella. Dunque, quando si impugna la cartella è solo per vizi inerenti alla formazione di quest’ultima. Vizi che sono per lo più formali come, ad esempio, l’omessa indicazione dei criteri di calcolo degli interessi, la mancata notifica dell’avviso di accertamento o della cartella stessa. Il vizio sul merito più “gettonato” è quello della prescrizione. Le cartelle infatti hanno un termine massimo oltre il quale “scadono”. Questo termine è la prescrizione della singola imposta che è di 10 anni per tutte le imposte erariali (Iva, Irpef, bollo, registro, ecc.), di 5 per le imposte locali e le sanzioni (Imu, Tasi, Tari, contravvenzioni stradali, ecc.), di 3 per il bollo auto.

Per far valere la prescrizione non ci sono, ovviamente, i termini di cui abbiamo parlato prima. Quindi, una cartella pervenuta diversi anni fa può sempre essere annullata per prescrizione (del resto, se si agisse nei 60 giorni dalla notifica, di certo non si sarebbe ancora formata la prescrizione). In tal caso però non è possibile opporsi alla cartella – perché  i termini sono scaduti – ma contro l’eventuale successivo atto che l’esattore dovesse notificare (ad esempio un pignoramento).

Allo stesso modo non ci sono termini per agire contro le cartelle mai notificate e di cui si è avuto conoscenza solo tramite una copia dell’estratto di ruolo (bisognerà però proporre ricorso entro 60 giorni dalla consegna dell’estratto).

Abbiamo elencato tutti i possibili motivi di contestazione per chiedere l’annullamento della cartella di pagamento in questi due articoli:

Cartella di pagamento: la guida per annullare il debito

Come difendersi da Agenzia Entrate Riscossione.

Come cancellare i debiti con Agenzia Entrate Riscossione

Esiste un ultimo metodo per cancellare i debiti con Agenzia delle Entrate Riscossione provenienti da cartelle esattoriali ed è quello della cosiddetta legge “salvasuicidi” o sul “sovraindebitamento”. Funziona in questo modo:

  1. per debiti di natura imprenditoriale, il contribuente deve avviare la cosiddetta “proposta ai creditori” che, nel caso specifico, è Agenzia Entrate Riscossione. Con l’ausilio di un organismo di composizione della crisi, l’interessato presenta un’offerta di pagamento in percentuale, offrendo delle garanzie (ad esempio la vendita di un immobile o la copertura dei pagamenti tramite l’intervento di un terzo). Se i creditori che rappresentano il 60% dei crediti accettano la proposta, il programma si avvia e il debitore si libera di tutto il residuo;
  2. per i debiti di natura personale, non derivanti cioè da attività commerciale, il contribuente presenta l’istanza direttamente al giudice: è il cosiddetto piano del consumatore. È quest’ultimo che valuta la fattibilità della proposta ed, eventualmente, autorizza il taglio del debito.

Sul punto leggi Come funziona la legge salvasuicidi.

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1 Commento

  1. Ho letto tutto con attenzione, ma qualcuno mi deve spiegare quanto segue: perché, a fronte di un mio errore puramente formale, IN TOTALE ASSENZA DELL’OGGETTO SU CUI SI BASA LA PRETESA di emettere la tassa (Tarsu) e pienamente certo di una tale situazione oggettiva, io debba impazzire per dover affrontare un contenzioso con la controparte (nella fattispecie specifica il Comune di Milano) per dimostrare l’inesistenza dell’oggetto su cui viene vantata la richiesta da parte della P.A. Una volta la società Autostrade mi ha mandato una multa con richiesta di pagamento di pedaggio per il tratto Milano-Reggio Calabria, ma io, a Reggio Calabria… NON CI SONO MAI STATO e quel giorno in cui l'”Autostrade” mi ha “visto” a RC mi trovavo in Alto Piemonte! Avevano sbagliato a leggere la targaaaaaaaa… In questo paese siamo alla più totale folliaaaaaaaa… Ma verrà pure, prima o poi, un Giudice a Berlino…

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