Diritto e Fisco | Editoriale

Facebook: attenti a ciò che scrivete come “stato” sul vostro profilo

11 Gennaio 2013
Facebook: attenti a ciò che scrivete come “stato” sul vostro profilo

Uno stato offensivo o ingiurioso può costare una condanna penale: stiano quindi attenti gli utenti di Facebook quando aggiornano il loro profilo con qualche post indirizzato a persone specifiche.

Non lavorano seriamente” aveva scritto sulla propria bacheca un ragazzo, riferendosi alla ditta ove aveva prestato lavoro sino a poco prima. Le accuse erano indirizzate alla qualità dei servizi e alle condizioni igieniche.

Diritto di critica? Diritto di informazione? Macché: secondo il Tribunale di Livorno [1] si tratta di vera e propria diffamazione che costa una condanna a ben mille euro di multa, oltre a tremila euro di risarcimenti.

Aggravante del mezzo di stampa

Non solo. Il tribunale ha anche applicato, al colpevole, l’aggravante del cosiddetto “mezzo di stampa” per via del fatto che l’espressione sarebbe stata diffusa e resa conoscibile a una platea illimitata di persone.

Tuttavia si tratta di una scelta azzardata da parte del magistrato, atteso che la giurisprudenza della Cassazione ha da sempre ribadito che l’impiego di internet non è equiparabile alla stampa tradizionale, ma, a tutto voler concedere, potrebbe giustificare solo l’aggravante della pubblicità. Una differenza sostanziale!

Il profilo falso

Attenzione: scrivere frasi ingiuriose con profili falsi non salva dalla condanna. Non poche volte, la polizia postale riesce a individuare, nel giro di poco tempo, gli autori delle condotte che si sono celati sotto mentite spoglie.

È successo, per esempio, nel caso deciso dal Tribunale di Benevento [2], allorché una donna aveva, sotto mentite spoglie, rivelato a tutti la relazione extraconiugale tra due soggetti. “Lo sa tutto il paese!” aveva scritto sul proprio profilo. L’imputata ha dovuto patteggiare la pena a ben due mesi e venti giorni di reclusione.


note

[1] Trib. Livorno, sent. n. 38912/12.

[2] Trib. Benevento, sez. Airola, sent. n. 322/12.


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3 Commenti

  1. Mi sembra ridicolo per un semplice motivo, se io metto nella privacy dell’account di facebook che i miei status possono leggerli solo gli “amici” non capisco perché il magistrato asserisca quel “platea illimitata di persone”.

    Teoricamente non dovrebbe essere tanto differente da una frase detta a cena con amici.

  2. cioè, adesso saremo perseguiti anche se facciamo le critiche scritte da qualche parte? queste aziende imparino a fare il loro lavoro e a dimostrare che ci sbagliamo, poi fanno denunce di diffamazione… ma guarda te, se questa è libertà!

  3. io ripeto: la diffamazione non sussiste se non vengono esplicitati i nomi e soprattutto se le dichiarazioni corrispondono a verità cioè io diffamo o calunnio nel momento in cui so id mentire. Allora smettiamola di vedere e difendere chi invece comemtte spesso illegalità. Andiamo invece a verificare se quanto dichiarato trova corrispondenza nella realtà. Poi se non si trova corrispondenza si punisca pure ma facciamole queste indagini e smettiamola di accanirci contro chi è davanti alla legge la parte più debole. Questa è la mia opinione.

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