Diritto e Fisco | Editoriale

Se cambio un assegno allo sportello il fisco lo viene a sapere?

27 giugno 2018


Se cambio un assegno allo sportello il fisco lo viene a sapere?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 27 giugno 2018



Per non far transitare un assegno sul proprio conto corrente basta cambiarlo presso lo sportello della banca del debitore emittente, ma quest’ultima è obbligata a informare di ciò l’Agenzia delle Entrate?

Hai ricevuto un assegno bancario da un conoscente. Ora ti tocca incassarlo, ma non vuoi che si sappia in giro: non lo deve sapere né tua moglie né l’Agenzia delle Entrate con la quale non hai mai avuto “ottimi rapporti”. Così decidi di non farlo transitare sul conto corrente, ossia di cambiarlo direttamente allo sportello della banca emittente. Otterrai, in questo modo, il denaro in contanti e potrai farne quello che vuoi, senza che rimanga traccia sull’estratto conto. Ma è davvero così come credi o c’è un margine di rischio? Se cambi un assegno allo sportello, il fisco lo viene a sapere? Cerchiamo di spiegare come stanno le cose.

Cambiare un assegno in contanti: presso quale banca?

Quando cambi un assegno e vuoi ottenere i contanti senza che ne rimanga traccia sulla lista delle movimentazioni del tuo conto corrente, devi recarti presso la banca di chi ha emesso l’assegno, quella cioè il cui nome appare sul titolo stesso (la cosiddetta banca emittente). L’impiegato allo sportello ti consegnerà il cash, senza poter opporre resistenze o restrizioni ed anche se l’importo è superiore a 3mila euro (limite oltre il quale, come certo saprai, sono vietati i trasferimenti di contanti tra soggetti diversi); difatti la tracciabilità dell’operazione – richiesta dalla legge dopo la soglia di 2.999,99 euro – è garantita proprio dall’esistenza dell’assegno stesso. Si può quindi cambiare un assegno, dietro contanti, anche se la somma è di diverse migliaia di euro. E se la polizia dovesse trovarti coi contanti in tasca? Nessun problema: a parte che non è possibile trarre elementi per ipotizzare un eventuale reato di riciclaggio dal semplice possesso di soldi in contanti, avrai sempre la ricevuta della banca con cui potrai dimostrare la provenienza del denaro. Leggi Andare in giro con molti contanti: cosa rischio?

Questa operazione fa sì che l’importo non transiti, neanche virtualmente, sul tuo conto corrente. Nessuno lo verrà mai a sapere, tranne ovviamente tu e il debitore che ti ha rilasciato l’assegno (il quale troverà l’addebito sul proprio conto). Ma nei confronti del fisco valgono altre regole di cui parleremo a breve.

Diversamente vanno le cose se, invece, decidi di cambiare l’assegno presso la tua banca. Il tuo istituto di credito può solo versare il tutto sul tuo conto corrente e poi, eventualmente, a tua richiesta, consegnarti i contanti. La conseguenza logica è che di tale operazione resterà traccia nel tuo estratto conto e chiunque dovesse accedere ad esso potrà sapere che hai ricevuto l’assegno e lo hai cambiato allo sportello con contanti.

Quindi, se non vuoi lasciare prove del cambio dell’assegno dovrai andare presso la banca emittente: entro 7 giorni se si trova nella tua stessa città oppure entro 15 giorni se si trova in un’altra città. Se superi questi termini l’assegno non “scade” ma chi lo ha emesso potrebbe validamente revocare l’ordine di pagamento alla propria banca e tu resteresti con in mano una prova monca del credito. Potresti pur sempre chiedere un decreto ingiuntivo, ma ti toccherebbe ricorrere al giudice.

Cambiare un assegno in contanti: lo viene a sapere l’Agenzia delle Entrate?

I rapporti con il fisco vengono regolati in modo diverso. Oggi, con l’istituzione della cosiddetta anagrafe dei conti correnti (o meglio: Archivio dei rapporti finanziari), anche se vai a cambiare l’assegno presso la banca emittente quest’ultima è tenuta a comunicarlo all’Agenzia delle Entrate. Non è necessaria un’apposita verifica perché le informazioni vengono comunicate automaticamente, in via telematica, e aggiornate con costanza. Ad imporlo sono le nuove norme di contrasto all’evasione fiscale. Più in particolare, l’anagrafe dei conti correnti è un’apposita sezione dell’anagrafe tributaria ed è alimentata dai dati contenuti nelle comunicazioni (mensili ed integrativa annuale) trasmesse dagli operatori finanziari riguardanti i rapporti in essere con la clientela.

Le informazioni contenute nell’anagrafe tributaria sono strumentali all’attività di accertamento e controllo dell’evasione fiscale svolte dall’amministrazione finanziaria.

Oltre all’utilizzo nell’ambito delle indagini finanziarie, tali informazioni sono utilizzate sia per selezionare soggetti da sottoporre a controllo sia nell’ambito di procedimenti già avviati.

In sintesi, questo significa che tutte le banche comunicano periodicamente all’Agenzia delle Entrate una serie di informazioni come: numero di conto corrente del contribuente con saldo disponibile, estratto conti lista movimenti, bonifici in entrata e in uscita, assegni cambiati allo sportello e accreditati sul conto; cassette di sicurezza; gestione di titoli e fondi di investimento, ecc.

Insomma, tutti i rapporti tra banche e contribuenti entrano in questo maxi database a cui il fisco può accedere in qualsiasi momento. Questo significa che se cambi un assegno in contanti allo sportello della banca, sia che tu lo faccia presso la banca emittente che presso quella tua, questa informazione finirà comunque nella mani dell’Agenzia delle Entrate.

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1 Commento

  1. Non so se l’Autore dell’articolo (collega avvocato?) abbia mai tentato di cambiare un assegno in contanti presso la banca emittente. Quasi sempre si rifiutano di farlo e, nella fortunata ipotesi che lo facciano, frappongono una mole enorme di difficoltà varie, a cominciare da un doppio documento di identità (??) e da un numero infinito di moduli e dichiarazioni da riempire, che te ne vanno passare la voglia. So bene che, per legge, l’assegno andrebbe pagato “a vista” al portatore (spesso c’è anche scritto sopra), ma, come in tante altre occasioni nel nostro BelPaese, una cosa è la legge, un’altra è la sua applicazione o, peggio, la sua interpretazione (che, in Italia, chiunque, oltre al giudice, si sente libero di fare, vuoi che sia un impiegato, un addetto di sportello, un funzionario pubblico, un semplice cittadino; vedi quando si verifica un sinistro stradale: vengono fuori le più disparate interpretazioni del codice della strada ed entrambi i conducenti coinvolti ritengono di avere ragione perche la “legge” è dalla loro parte…; quante volte allo sportello ASL ci si sente rispondere che, per l’esame richiesto, “le prenotazioni sono chiuse”, commettendo, di fatto un illecito civile e penale?): di fatto, un assegno non viene mai cambiato in contanti. Ma cosa fare di fronte al rifiuto illegale? Non puoi neanche chiamare i carabinieri per un diritto violato: dovresti prendere gli “estremi” del/i rifiutante/i e sporgere denuncia e allora (a parte che dovresti farlo almeno una volta al giorno per tutti i soprusi cui si va incontro “normalmente”, come l’esempio della ASL soprariportato)…campa cavallo e si “abbozza”!

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