Diritto e Fisco | Articoli

Bonus prima casa: basta la residenza nello stesso Comune

27 giugno 2018


Bonus prima casa: basta la residenza nello stesso Comune

> Diritto e Fisco Pubblicato il 27 giugno 2018



Sì all’agevolazione anche se i lavori all’alloggio non sono conclusi e il proprietario non è in grado di trasferirsi nell’appartamento nuovo appena acquistato.

Hai acquistato un appartamento usufruendo del cosiddetto “bonus prima casa”: in pratica hai pagato l’imposta di registro al 2% anziché all’8%, risparmiando diverse migliaia di euro di tasse. Senonché l’immobile era in condizioni fatiscenti e hai avuto necessità di avviare opere di ristrutturazione. I lavori stanno durando più a lungo del previsto, ben oltre i 18 mesi imposti dalla legge come termine ultimo per trasferirti nel nuovo appartamento e per non decadere dall’agevolazione fiscale. Cosa succederà se l’Agenzia delle Entrate dovesse accorgersi di ciò? Potrebbe chiederti il versamento delle imposte risparmiate al momento del rogito, oltre alle sanzioni? Oppure considererà il protrarsi dei lavori come quel tipico «caso fortuito» che consente di giustificare i ritardi? Sei andato a leggere attentamente la normativa e ti sei accorto che la norma richiede, come condizione per il bonus, solo il «trasferimento della residenza nel Comune in cui si trova il nuovo alloggio» e tu già risiedi lì, non in un altra città. Quindi, a ben vedere, non hai bisogno di dichiarare alcun trasferimento. Come stanno le cose? A dipanare la matassa ci ha pensato una interessante sentenza della Commissione Tributaria Regionale della Basilicata [1]. Secondo i giudici, per ottenere il bonus prima casa basta avere la residenza nello stesso Comune ove si trova la nuova abitazione. Ma procedimento con ordine e vediamo le motivazioni di questa interessante pronuncia.

Il diritto al riconoscimento dei benefici fiscali per l’acquisto della prima casa (cosiddetto bonus prima casa) è subordinato alla circostanza che il compratore trasferisca, entro diciotto mesi dall’acquisto, la propria residenza nel Comune in cui è ubicato l’immobile. Il mancato trasferimento della residenza nei termini di legge – che rappresenta un obbligo del contribuente ed un elemento costitutivo del beneficio richiesto – comporta la decadenza dall’agevolazione. Il contribuente dovrà quindi pagare le sanzioni oltre alla parte delle imposte inizialmente risparmiate. A volte si stratta di una batosta di diverse decine di migliaia di euro. L’unica giustificazione ammessa dalla legge per ammettere il ritardo è dimostrare che il mancato trasferimento è stato dovuto a causa di «forza maggiore», una causa che però deve essere sopravvenuta rispetto all’acquisto dell’immobile. Proprio con riferimento al protrarsi dei lavori di ristrutturazione, la Cassazione ha più volte detto che questi non possono rientrare nel caso fortuito, un po’ perché è circostanza nota che le ditte appaltatrici non rispettano a volte i tempi preventivati in contratto; un po’ perché la necessità dei lavori è nota all’acquirente già al momento del rogito. Non è quindi un fatto sopravvenuto che può giustificare il ritardo. Anche le lungaggini burocratiche nel rilascio del certificato di abitabilità non rientrano nel caso fortuito.

Chi è già residente nello stesso Comune della nuova casa deve anche trasferirsi al relativo indirizzo?

Ma come la mettiamo con quei contribuenti che, nel momento in cui acquistano la casa con il bonus, sono già residenti nello stesso Comune ove si trova l’immobile acquistato? A ben vedere, la legge non richiede il trasferimento della residenza nella via esatta ove si trova l’immobile nuovo, ma parla più genericamente di Comune. Il che significa che per costoro la condizione del trasferimento della residenza è già “avverata” e non possono essere dichiarati decaduti dall’agevolazione anche se il nuovo appartamento è ancora in ristrutturazione. In sintesi, le cose stanno nel seguente modo:

  • chi già è residente ne Comune ove si trova l’immobile acquistato con il bonus prima casa non deve compiere ulteriori attività e, anche se va a vivere nel nuovo appartamento dopo i 18 mesi dal rogito, non perde il bonus;
  • chi invece è residente in un altro Comune può trasferirvi la propria residenza ad un diverso indirizzo. Quest’ultimo chiarimento è stato fornito proprio dalla Cassazione a gennaio di quest’anno [2]. Anche la Corte sembra quindi aderire all’idea che, per il bonus prima casa, è sufficiente il trasferimento nello stesso Comune e non necessariamente nella via ove si trova il nuovo immobile.

La sentenza in commento si adegua dunque a questo indirizzo: ai fini del beneficio basta che il contribuente trasferisca la residenza nel Comune dove si trova l’immobile anche se all’interno di questo ancora non ci vive.

Un’altra interessante sentenza che è interessante riportare è quella della Commissione Tributaria Regionale del Veneto secondo cui [3] non perde l’agevolazione prima casa il contribuente che, pur non avendo trasferito la residenza nel termine dei 18 mesi indicati dalla vigente normativa, presta nel Comune stesso in cui è ubicato l’immobile attività di volontariato non retribuito nei confronti di un familiare affetto da invalidità.

note

[1] CTR Basilicata, sent. n. 110/18.

[2] Cass. sent.  n. 1588/2018 del 23.01.2018.

[3] CTR Venezia, sent. n. 62/2011.


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI