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Comunione legale dei beni: quando può finire?

14 Agosto 2018 | Autore:
Comunione legale dei beni: quando può finire?

Per la Cassazione non basta la separazione dei beni affinché i coniugi dispongano delle proprie quote. Ma una contraddizione potrebbe lasciare tutto come prima.

Chi si sposa e sceglie il regime di comunione dei beni può cambiare idea? Ciò che fino ad un certo punto era di proprietà di entrambi può essere diviso tra i coniugi? La legge concede questa seconda opportunità? Sì, ma non in automatico. Lo ha stabilito la Cassazione [1], spiegando in una sentenza un paio di princìpi per chiarire quando può finire la comunione legale dei beni e quando no: il primo, che i beni in comune restano tali anche quando si sceglie successivamente il regime di separazione. E questa è già una notizia. Ed il secondo, che dividere la proprietà di quei beni in un secondo momento è possibile ma solo attraverso un’operazione particolare, cioè: bisogna che i coniugi decidano di comune accordo di sottrarre i beni oggetto di comunione legale al regime stesso di comunione. Che cosa comporta questa scelta? Cominciamo a vedere come funziona la comunione dei beni e come arrivare alla separazione dopo quanto stabilito dalla Cassazione.

Comunione legale dei beni: come funziona?

La comunione legale dei beni viene applicata su tutti i rapporti matrimoniali per i quali i coniugi non hanno scelto diversamente, cioè quando non si sono decisi per la separazione dei beni. In questo modo si cerca di tutelare la famiglia.

Ci sono, però, due forme di comunione dei beni: quella legale, appena citata, e la comunione ordinaria. Quest’ultima non comprende tutti i beni dei coniugi ma solo alcuni. Gli altri rientrano nella separazione dei beni.

In altre parole, la comunione legale non comporta né partecipazione di estranei né quote: marito e moglie sono titolari dei beni e dei diritti in comunione. Significa che ciascuno dei coniugi dispone – anche senza il consenso dell’altro – dei beni senza poter cedere una parte di essi a terzi. Ma facciamo qualche esempio per capire meglio la differenza tra la comunione legale e quella ordinaria.

Elemento

Comunione legale dei beni

Comunione ordinaria dei beni

Acquisto da parte di un solo coniugeRientraNon rientra
QuoteUguali per entrambiSi presumono uguali se non è stato disposto diversamente
Disponibilità del singoloIndisponibileLiberamente disponibile
Ordinaria amministrazione dei bene comuneCompiuta anche dal singoloCompiuta con la maggioranza dei partecipanti
Straordinaria amministrazione del bene comuneCompiuta da entrambi i coniugiCompiuta con il consenso della maggioranza dei 2/3
Interesse perseguitoDella famigliaDel singolo comproprietario
Scioglimento e divisioneSolo quando previsto dalla leggeIn qualsiasi momento
Espropriazione Possibile sull’intero benePossibile per la quota del debitore

Comunione legale dei beni: quando può finire?

Poniamo il caso di due coniugi che vivono in comunione legale dei beni ma che, ad un certo punto e per qualsiasi motivo, vogliono optare per la comunione ordinaria attraverso la separazione dei beni. Possono farlo? Come dicevamo all’inizio, questo è possibile ma non accade in automatico, cioè ci vuole un passaggio particolare dopo il pronunciamento in merito della Cassazione. In pratica, i beni che rientrano nella comunione legale dei beni restano in tale disciplina anche quando i coniugi decidono di comune accordo di passare al regime di separazione dei beni.

Che cosa succedeva fino a questa sentenza della Suprema Corte? Succedeva che se i coniugi si trovavano in regime di comunione legale e adottavano quello di separazione dei beni, ciò che era stato acquisito durante il matrimonio venivano sottoposti alla disciplina della comunione ordinaria. È il caso, ad esempio, delle quote di comproprietà che spettano ai coniugi in comunione legale sui beni che rientrano in tale regime. Come abbiamo detto, nella comunione legale non ci sono delle quote e, quindi, non è possibile l’alienazione di una parte del bene: o lo si fa su tutto o tale alienazione diventa nulla su domanda dell’altro coniuge. Tuttavia, attraverso la separazione dei beni, la comunione legale sarebbe diventata comunione ordinaria e, pertanto, ciascun coniuge poteva disporre della propria quota di appartenenza di tali beni anche se l’altro coniuge non era d’accordo.

Che succede, invece, dopo la sentenza della Cassazione? Succede che la separazione dei beni non trasforma automaticamente il regime di comunione legale in quello di comunione ordinaria. Questo, sostiene la Suprema Corte, perché il nostro ordinamento prevede questo principio: i beni che si acquistano durante un regime patrimoniale restano sottoposte a quel regolamento anche se il regime dovesse cambiare.

Cosa fare per finire la comunione legale dei beni?

Non essendo più possibile fare in automatico il passaggio dal regime di comunione legale a quello di comunione ordinaria attraverso la separazione dei beni, che cosa devono fare i coniugi che vogliono cambiare? Dovrebbero mettersi d’accordo per togliere i beni sottoposti a comunione legale da tale regime. C’è, però, un passaggio della sentenza della Cassazione che può destare qualche perplessità. La Suprema Corte sostiene che le regole della comunione legale senza quote rimangono fino al momento in cui la comunione stessa viene sciolta per le cause di cui all’articolo 191 del Codice civile.

Che cosa dice questo articolo? È proprio quello che disciplina lo scioglimento della comunione dei beni. Ciò avviene – recita il Codice – per:

  • la dichiarazione di assenza o di morte presunta di uno dei coniugi;
  • l’annullamento, lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio;
  • la separazione personale;
  • la separazione giudiziale dei beni;
  • il mutamento convenzionale del regime patrimoniale;
  • il fallimento di uno dei coniugi.

Uno di questi motivi, dunque, è sufficiente a ritenere sciolta la comunione dei beni. Ma la sentenza continua e dice che quelle regole rimangono fino allo scioglimento nel momento in cui i beni cadono in comunione ordinaria ed ogni coniuge che mantenga il potere di disporre della propria quota può liberamente ed autonomamente alienarla.

La perplessità nasce dal fatto che, come abbiamo visto, tra i motivi di scioglimento della comunione dei beni c’è il mutamento convenzionale del regime patrimoniale, come, appunto, la separazione dei beni. Che significa tutto ciò? Che, da una parte, la Cassazione stabilisce con la sua sentenza che i beni oggetto di comunione legale restano in tale regime anche se si adotta la separazione dei beni, a meno che si adotti quell’opzione rafforzata che abbiamo citato prima. Dall’altra, però, la stessa sentenza dice che i beni restano in comunione fino allo scioglimento di tale regime per uno dei motivi elencati dall’articolo 191 del Codice civile, tra i quali, come abbiamo visto, c’è anche la modifica del regime patrimoniale. Una contraddizione abbastanza evidente.



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