Diritto e Fisco | Editoriale

Chi sono gli evasori fiscali in Italia?

28 giugno 2018


Chi sono gli evasori fiscali in Italia?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 28 giugno 2018



Quali sono i contribuenti che, in Italia, non pagano le tasse? Quanti di questi lo fanno perché non hanno le possibilità economiche? I dati statistici confutano i luoghi comuni.

Spesso si sente dire che a pagare le tasse sono sempre e solo “i soliti”, quelli cioè che non possono sottrarvisi perché subiscono la trattenuta alla fonte: ossia lavoratori dipendenti e pensionati. I veri evasori sono i commercianti che non emettono scontrini, gli imprenditori che portano i soldi all’estero e i professionisti che incassano serenamente in nero, nel segreto del proprio studio, le laute parcelle dai propri clienti. È questo lo specchio della realtà? Chi sono gli evasori fiscali in Italia? A rivelarlo è uno studio della Fondazione Nazionale Commercialisti che ha predisposto un osservatorio su questo delicato argomento. Tracciare l’identikit dell’evasore fiscale è certamente difficile, poiché l’evasore – in quanto tale – sfugge al controllo del fisco, figuriamoci ai dati statistici. Tuttavia l’analisi uscita fuori dallo studio della Fondazione ha rivelato dati che possono lasciare davvero sorpresi. 

Prima di stabilire però chi sono gli evasori fiscali in Italia bisogna fare una premessa d’obbligo. In questo momento storico, parlare di “evasori” non significa necessariamente individuare “chi non vuol pagare le tasse”: tra questi c’è anche “chi non può pagarle”. L’esempio tipico è quello del figlio che eredita la casa del padre con cui ha convissuto e che, senza reddito, non ha la possibilità di versare le relative imposte (ad esempio quella sulla spazzatura, mentre l’Imu e la Tasi sulla prima casa sono già state neutralizzate). È anche evasore la partita Iva che non sa tenere una buona contabilità e spende l’Iva raccolta senza ricordare che deve poi riversarla allo Stato. È evasore l’autonomo che non ha la possibilità di pagare i contributi. Insomma, dire “evasore” non implica necessariamente il “dolo”, la malafede, anche se, per la legge, si può considerare evasore colui che non paga una cartella esattoriale di poche centinaia di euro.

Torniamo ai risultati dell’indagine statistica della Fnc e vediamo dunque chi non paga le tasse in Italia. Secondo i dati risultati dall’analisi, l’evasione (sia fiscale che contributiva) può essere così distribuita. In questo momento l’evasione totale in Italia ammonta a 108 miliardi di euro: tale è la cifra che manca nelle casse dello Stato. Di questi soldi, sappiamo che:

  • il 54,2% deriva dall’evasione di artisti, ditte individuali, professionisti e società;
  • il 45,8% deriva da tutti gli altri contribuenti, di cui l’80% sono lavoratori dipendenti e pensionati. 

È tutt’altro che vero, dunque, il luogo comune secondo cui dipendenti e pensionati pagano le tasse e che il totale dell’evasione è riconducibile alle partite Iva. Anzi, i professionisti costituiscono oggi una minima parte, se si tiene conto che questi dividono il 52,2% dell’evasione con le ditte individuali (ce ne sono tantissime in Italia), le società e gli artisti. Dall’altro lato, circa il 38% dell’evasione totale è addebitabile a lavoratori subordinati e pensionati. Come mai?

Innanzitutto il fenomeno è attribuibile al lavoro dipendente irregolare, quello cioè svolto in nero che sfugge chiaramente sia all’imposizione fiscale (pagamento dell’Irpef) che a quella contributiva. Solo questo genera ben 1% miliardi di euro di evasione. C’è poi l’evasione dovuta ad affitti in nero, omesso pagamento dell’Imu e del canone Rai che, in totale, comporta un’evasione di 7,4 miliardi di euro. 

L’imposta più evasa in Italia resta comunque l’Iva che determina un ammanco per l’erario di ben 35,8 miliardi di euro, di cui ben 26,3 miliardi sono evasi alla fine della filiera ossia al momento del versamento del bene o della prestazione del servizio al consumatore finale (parliamo quindi di commercianti e professionisti). I restanti 9,5 miliardi di euro riguarda fasi intermedie della lavorazione, ossia le operazioni business-to-business (b2b).

«Quando il lavoratore dipendente o pensionato, che si indigna per l’evasione altrui e afferma di pagare le sue tasse tutte fino all’ultima, accetta la proposta «100 senza fattura» invece che «122 con fattura», può legittimamente non rendersene conto, ma è lui che sta evadendo i 22 di Iva» conclude lo studio della Fnc.

È un falso mito affermare, quindi, che l’evasione è causata solo da lavoratori autonomi e dalla piccola e grande imprese. Al contrario è un fenomeno trasversale e anche il piccolo consumatore – che non ha la partita Iva – se ne infischia delle norme fiscali quando si tratta di risparmiare qualche decina o centinaio di euro sulla parcella del medico o sulla fattura alla ditta di lavori. 

Nel frattempo la Commissione Finanze delle Camera ha avviato un’indagine per tracciare l’identikit del contribuente moroso e comprendere chi sono gli “evasori per necessità”, quelli cioè che non pagano le tasse perché in difficoltà economica. 


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1 Commento

  1. Salve, concordo solo in parte con quanto scritto nell’articolo. Infatti a fronte dell’evasione del 22% di Iva evasa dal consumatore finale (che può essere dipendente o pensionato o anche esso stesso un autonomo) sul pagamento senza fattura, c’è sicuramente una partita Iva che evade almeno il 23% se non il 41% di irpef sul suo reddito. Quindi sarebbe più giusto che dire che in genere la categoria dei dipendente se evade l’iva lo fa in simbiosi ed in conseguenza dell’evasione irpef di un autonomo… da solo non ci riuscirebbe…

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