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Lo sai che? Il padre ha diritto a riconoscere il figlio anche se la madre si oppone

Lo sai che? Pubblicato il 11 gennaio 2013

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> Lo sai che? Pubblicato il 11 gennaio 2013

A (quasi) nessun padre può essere negato il diritto di riconoscere i propri figli naturali: è quanto recentemente sancito dalla Suprema Corte di Cassazione [1].  Tale diritto non può essere negato anche nel caso in cui il padre sia affetto da una psicopatologia non interdicente [2] e anche se l’altro genitore, che abbia già riconosciuto il bambino, si opponga.

Cos’è il riconoscimento del figlio

Il riconoscimento è l’atto con cui uno o entrambi i genitori si attribuiscono la paternità e/o la maternità del bambino.

Il problema del riconoscimento del figlio non si pone nel caso in cui i genitori del bambino siano sposati. Infatti, in questo caso, la paternità si presume in capo al marito [3].

Invece il riconoscimento esplicito della paternità è richiesto solo nel caso di genitori non sposati, e può avvenire:

a. dopo il concepimento, ma prima della nascita, mediante dichiarazione contestuale dei genitori innanzi all’ufficiale dello stato civile,

b. contestualmente all’atto di nascita;

c. in un momento successivo mediante: dichiarazione ricevuta dall’Ufficiale di stato civile, atto pubblico o testamento [4];

d. tramite azione giudiziali [5].

Il riconoscimento tardivo

Nel caso di riconoscimento tardivo (cioè effettuato in un momento successivo all’atto di nascita), occorre il consenso preventivo del figlio se ultra-quattordicenne, oppure dell’altro genitore nel caso di figlio infra-quattordicenne [6]. Tuttavia, il consenso da parte dell’altro genitore, che ha effettuato il riconoscimento per primo non può essere rifiutato se il riconoscimento stesso è nell’interesse del figlio [7]. Se vi è tale opposizione, il padre può rivolgersi al tribunale dei minorenni [8].

Il riconoscimento del figlio, infatti, è un diritto primario garantito dalla Costituzione [9]. Il riconoscimento della paternità, pertanto, ove vi sia opposizione dell’altro genitore, potrà essere sacrificato solo in presenza di motivi gravi e irreversibili, tali da ledere gli interessi del minore, pregiudicare la sua crescita, sconvolgere il suo equilibrio, compromettere il suo sviluppo psico-fisico [10].

Esclusioni

Tale diritto di riconoscere la paternità trova eccezione nel caso in cui colui che intende effettuare il riconoscimento sia:

a. un soggetto dichiarato interdetto [11];

b. un minore di sedici anni [12];

c. un criminale: persona stabilmente inserita nella criminalità organizzata oppure detenuta per gravi reati [13].

La ragione di queste esclusioni è la necessità, primaria e centrale, di tutelare il minore e di garantire  lo sviluppo sereno della sua identità personale.

Il padre, che abbia compito sedici anni, non sia interdetto e non sia un criminale, nel caso in cui si veda negato dall’altro genitore, senza motivo, il consenso al riconoscimento del proprio figlio, può rivolgersi al Tribunale per ottenere una sentenza che sostituisca il consenso negato.

note

[1] Cass. sent. n. 23913/2012.

[2] Una patologia non tanto grave da far venire meno la capacità di intendere e volere di un soggetto.

[3] Art. 231 cod. civ..: il marito è padre del figlio concepito durante il matrimonio. Si tratta di una presunzione relativa, ossia il marito può contestare la paternità tramite l’azione di disconoscimento.

[4] Art. 254 cod. civ.

[5] Art. 269 Cod.Civ.

[6] Art. 254 comma 2 e 3.

[7] Linteresse del minore, già riconosciuto dalla madre, al  riconoscimento  della paternità  naturale  è definito dal complesso dei diritti che a lui deriverebbero dal secondo  riconoscimento, vale a dire dal diritto alla propria identità personale nella sua precisa ed integrale dimensione socio-psicofisica, dal diritto cioè ad avere una identità precisa e stabile con padre e madre definiti, e, altresì dal diritto di godere dell’apporto affettivo, educativo, assistenziale e patrimoniale del padre.  In tal senso: Cass. sent. n. 4 del  03 gennaio 2008.

[8] Art. 250 cod. civ..

[9] Art. 30 Cost.

[10] In tal senso: Cass. sent. n. 5115 del 3 aprile 2003; sent. n. 24931 del 10 ottobre 2008; sent. n. 4 del 03 gennaio 2008; sent. n. 2878 del 11 febbraio 2005; sent. n. 14894 del del 22 ottobre 2002; sent. n. 6470 del 10 aprile 2001; sent. n. 2338 del 16 marzo 1999; sent. n. 12018 del 26 novembre 1998; sent. n. 2669 dell’11 marzo 1998; sent. n. 11263 del  29 dicembre 1994.

[11] Art. 414 ss. cod. civ.. L’incapacità di riconoscere i figli si ha solo nel caso di interdizione giudiziale e non anche nel caso di interdizione legale (art. 32 c.p.), questa ultima, infatti è solo una pena accessoria all’ergastolo o alla reclusione maggiore di cinque anni.

[12] Se chi ha procreato un figlio è minore di 16 anni, non può assumere i diritti e i doveri che sono propri dei genitori e, in questo caso, il figlio dovrà essere affidato temporaneamente ad altre persone

[13] Cass. sent. n. 23913/2012.


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4 Commenti

  1. La legge italiana non è uguale per tutti: questa è la giusta definizione… . . Con quale criterio si stabilisce che una donna che subisce uno stupro non può impedire il riconoscimento del suo stesso figlio all’altro genitore biologico col quale si ritrova perciò a condividere l’affido condiviso del minore, frutto di un abuso?? ? ?

  2. io non sono sicuro che la mia compagna si incinta di me voglio fare il test del d n a posso farlo anche a 3 mesi che è incinta grazie

  3. Salve io sono un padre. Io e la mia ex compagna abbiamo avuto un figlio adesso a 20 mesi la riconosciuto lei e nn mi a messo la mia paternita. Ora nn stiamo piu assieme ma io desidero che mio figlio porti il mio nome e un mio diritto o no?

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