Diritto e Fisco | Editoriale

Oltraggio a pubblico ufficiale: qual è la pena

28 giugno 2018


Oltraggio a pubblico ufficiale: qual è la pena

> Diritto e Fisco Pubblicato il 28 giugno 2018



Nel reato di oltraggio a pubblico ufficiale (341bis codice penale) la presenza di più persone va provata e non presunta perché i fatti si sono svolti sulla pubblica via.

L’offesa a un vigile mentre sta elevando una multa per divieto di sosta, a un poliziotto che ferma un’auto per imporle una minuziosa perquisizione, a un insegnante che ha dato un brutto voto al proprio figlio, a un ispettore della Guardia di Finanza o a un dipendente dell’Agenzia delle Entrate mentre effettua una verifica può sembrare un’azione grave e punibile come oltraggio a pubblico ufficiale. Ma non è sempre così. Difatti, il reato in commento previsto dal codice penale [1] non scatta facilmente. La norma infatti richiede una serie di condizioni che devono sussistere tutte nello stesso tempo e che non sempre ricorrono. Ecco perché chi si chiede qual è la pena per l’oltraggio a pubblico ufficiale dovrebbe innanzitutto verificare se davvero il reato sussiste. E, a riguardo, qualche importante chiarimento viene fornito da una recente sentenza della Cassazione. 

In questo articolo faremo il punto della situazione per stabilire quand’è oltraggio a pubblico ufficiale: comprenderemo innanzitutto quali sono i presupposti affinché possa scattare il penale e spiegheremo che, laddove non sussistano i relativi estremi, si ha solo un illecito civile che comporta, tutt’al più, il risarcimento del danno e una multa amministrativa. Una volta accertata la presenza del reato indicheremo qual è la pena per l’oltraggio a pubblico ufficiale. 

Quando scatta l’oltraggio a pubblico ufficiale

Il delitto di oltraggio a pubblico ufficiale, introdotto nuovamente da una legge del 15 luglio 2009 [2] prevede che vi sia innanzitutto un’offesa all’onore e al prestigio del pubblico ufficiale, la quale può sostanziarsi in una frase o anche in un gestaccio. 

Tale offesa deve avvenire alla presenza di almeno due soggetti estranei al fatto. 

L’azione deve essere realizzata in un luogo pubblico o aperto al pubblico (ad esempio un bar o una scuola o un mezzo pubblico). 

L’offesa si deve infine consumare in un momento nel quale il pubblico ufficiale sta compiendo un atto del proprio ufficio e proprio a causa o nell’esercizio delle sue funzioni. 

Sono questi dunque gli elementi necessari per aversi il reato di oltraggio a pubblico ufficiale:

  • il carattere offensivo della comunicazione
  • la presenza di più persone
  • il luogo pubblico o aperto al pubblico
  • l’occasione in cui viene proferita l’offesa: mentre il pubblico ufficiale sta compiendo una sua tipica funzione e a causa proprio di questa (ad esempio: è oltraggio a pubblico ufficiale l’ingiuria a un vigile per una multa; non lo è invece l’offesa proferita all’auto della polizia che ha lasciato il mezzo in seconda fila impedendo a un cittadino di uscire con l’auto).

Non è una giustificazione lo stato emotivo in cui versi il colpevole al momento della condotta.

La norma del codice penale recita infatti nel seguente modo:

«Chiunque, in luogo pubblico o aperto al pubblico e in presenza di più persone, offende l’onore ed il prestigio di un pubblico ufficiale mentre compie un atto d’ufficio ed a causa o nell’esercizio delle sue funzioni è punito con la reclusione fino a tre anni.

La pena è aumentata se l’offesa consiste nell’attribuzione di un fatto determinato. Se la verità del fatto è provata o se per esso l’ufficiale a cui il fatto è attribuito è condannato dopo l’attribuzione del fatto medesimo, l’autore dell’offesa non è punibile.

Ove l’imputato, prima del giudizio, abbia riparato interamente il danno, mediante risarcimento di esso sia nei confronti della persona offesa sia nei confronti dell’ente di appartenenza della medesima, il reato è estinto».

Analizziamo ora i singoli presupposti del reato di oltraggio a pubblico ufficiale.

Oltraggio a pubblico ufficiale in luogo pubblico o aperto al pubblico

Per luogo pubblico si deve intendere quel luogo continuativamente libero, di diritto e di fatto, a tutti o a un numero indeterminato di persone senza alcuna limitazione di accesso o di orario.

Invece per «luogo aperto al pubblico» si intende quello caratterizzato per un accesso limitato a determinati momenti, o a specifiche categorie di soggetti aventi determinati requisiti, oppure sottoposto all’osservanza di definite condizioni, poste da chi esercita un diritto sul luogo in questione. È ad esempio il caso della cella carceraria, di un cinema, di un ristorante.

Presenza di più persone

Ulteriore condizione per il reato di oltraggio a pubblico ufficiale è la necessaria presenza di più persone alla commissione del fatto. Queste devono aver effettivamente percepito le offese. Non devono cioè essere solo potenziali spettatori. Il fatto che è richiesta la presenza contestuale del pubblico fa sì che la prova del reato non possa ridursi alle semplici dichiarazioni del pubblico ufficiale.

Non si può quindi avere oltraggio a pubblico ufficiale in caso di telefonata, messaggio via email o cellulare, con uno scritto o con un disegno.  

Proprio di recente, la Cassazione ha detto [3] che non basta che l’offesa verbale contro il pubblico ufficiale sia avvenuta nella «pubblica via» per far scattare il reato di oltraggio. La presenza del traffico e del via vai delle persone non implica necessariamente che queste abbiano assistito e ascoltato la frase offensiva, che è ciò che richiede la norma del codice penale. 

Non si può presumere la presenza di più persone solo per via del carattere pubblico dei luoghi. Secondo infatti la Cassazione, la mera potenziale percezione delle offese da parte di più persone non vale di per sé, ma presuppone che tale presenza sia positivamente accertata. 

Il momento in cui si consuma il reato di oltraggio a pubblico ufficiale

L’offesa va proferita in uno specifico momento: mentre il pubblico ufficiale compie un atto d’ufficio ed a causa o nell’esercizio delle sue funzioni. Questo significa che chi offende un vigile mentre fa una multa, ma per una ragione diversa (ad esempio perché gli sta impedendo di uscire dal parcheggio avendo lasciato l’auto in seconda fila) non commette reato. Lo commetterebbe invece se l’offesa fosse proprio a causa della contravvenzione ricevuta.

Non commette oltraggio a pubblico ufficiale chi, ad esempio, critica un insegnante fuori dalla scuola e in un contesto completamente diverso, per ragioni personali. Se il vicino di casa è un intendente della finanza e uno dei condomini gli inveisce contro nel corso di uno scontro verbale per delle questioni di carattere condominiale non commette il reato di oltraggio. Così come non è oltraggio infangare la reputazione di un poliziotto in borghese in quanto non sta svolgendo le proprie funzioni. 

Il tipo di offesa per l’oltraggio a pubblico ufficiale

La frase oltraggiosa deve essere tale da ledere, nello stesso tempo, l’onore e il prestigio del pubblico ufficiale: non solo quindi la moralità della persona, ma anche il decoro della divisa. 

Per onore si deve infatti intendere l’insieme delle qualità morali della persona, quali lealtà, correttezza, onestà ecc. mentre il prestigio concerne le qualità proprie del pubblico ufficiale afferenti la funzione svolta. Insomma, serve qualcosa in più rispetto alla semplice ingiuria (che si rivolge alla morale della persona). Per configurarsi il reato di oltraggio non saranno quindi sufficienti offese “generiche” (ad esempio relative a caratteristiche fisiche della persona – “Sei brutto da fare schifo!” – o di provenienza geografica – Terrone che non sei altro! -) o semplici manifestazioni di maleducazione del soggetto agente, ma sarà necessario che questi leda l’onore e il prestigio del pubblico ufficiale per il tramite di offese rivolte a qualità connesse con la funzione pubblica svolta.

Oltraggio a pubblico ufficiale: qual è la pena 

Veniamo ora alle pene applicate dal codice penale. Come dice la norma stessa, chi offende un pubblico ufficiale (sempre che ricorrano gli elementi appena indicati) rischia la reclusione fino a 3 anni. Se l’offesa riguarda l’attribuzione di un fatto specifico la pena è aumentata, ma se viene accertato che tale fatto è realmente accaduto, allora non c’è punizione.

 Se non è oltraggio a pubblico ufficiale, cos’è?

Attenzione però: il fatto che non scatti il reato di oltraggio a pubblico ufficiale non esclude che possano sussistere altri illeciti e, in particolare:

  • il reato di minaccia, che ben può essere rivolto a un privato: è ad esempio il caso di chi dice «Te la faccio pagare», «Non sai con chi hai a che fare, ora vedrai…», ecc.
  • il reato di diffamazione, che sussiste quando si parla male di una persona in sua assenza e alla presenza invece di almeno due persone: si pensi a un post su Facebook o alla conversazione in pubblico
  • l’illecito civile di ingiuria (di recente depenalizzato): si ha quando una persona pronuncia frasi offensive in faccia alla vittima. In tal caso si può subire una causa civile per il risarcimento del danno (ma la vittima deve prima rivolgersi a un avvocato, notificare un atto di citazione e avviare un normale processo) e, a fine giudizio, l’applicazione di una multa da 100 euro a 8mila euro. Leggi Ingiuria: come tutelarsi.

note

[1] Art 341 bis cod. pen.

[2] Legge n. 94/2009.

[2] Cass. sent. n. 29406/208 del 27.06.2018.

Corte di Cassazione, sez. VI Penale, sentenza 6 – 27 giugno 2018, n. 29406

Presidente Paolini – Relatore Scalia

Ritenuto in fatto

1. La Corte di appello di Napoli con sentenza del 24 febbraio 2017, su impugnativa del procuratore generale ed in riforma della sentenza di assoluzione emessa il 9 novembre 2012 dal Tribunale di Torre Annunziata, sezione distaccata di Torre del Greco, che aveva ritenuto non provato l’estremo della presenza di più persone, ha condannato l’imputato, R.C. , per il reato di cui all’art. 341-bis cod. pen., per avere egli offeso, in luogo pubblico ed in presenza di più persone, l’onore ed il decoro di agenti di p.g. di Torre del Greco, pronunciando al loro indirizzo frasi offensive.

2. Il difensore di fiducia dell’imputato ricorre in cassazione per l’annullamento dell’indicata sentenza con unico articolato motivo.

La Corte di appello, incorrendo in motivazione mancante, contraddittoria e manifestamente illogica, avrebbe ritenuto integrata la fattispecie criminosa contestata sull’assunto che essendo l’episodio avvenuto sulla pubblica via, presso il comando degli agenti oltraggiati, lo stesso non avrebbe potuto che svolgersi alla presenza di più persone là dove, all’esito del dibattimento di primo grado, avrebbero deposto in senso contrario le dichiarazioni rese dagli agenti escussi e la circostanza che primo teatro della condotta sarebbe stata l’isola ecologica comunale posta all’interno di un parcheggio comunale ove era da escludersi un intenso traffico pedonale e veicolare e che la successiva condotta, posta in essere all’interno del comando dei carabinieri, doveva ritenersi avvenuta alla presenza dei soli agenti destinatari della frase pronunciata.

Considerato in diritto

Il ricorso è fondato e la sentenza impugnata va annullata senza rinvio per le ragioni di seguito indicate.

2. La Corte di appello di Napoli nel ribaltare l’esito assolutorio di primo grado ha osservato un fallace ragionamento invocando a sostegno dell’assunta decisione una errata lettura di principio affermato da questa Corte in relazione al reato di oltraggio a pubblico ufficiale di cui all’art. 341-bis cod. pen..

Il reato di oltraggio a pubblico ufficiale previsto dall’art. 341-bis cod. pen. richiede per la sua integrazione che l’offesa all’onore e al prestigio del pubblico ufficiale mentre egli compie un atto d’ufficio ed a causa o nell’esercizio delle sue funzioni avvenga in luogo pubblico o aperto al pubblico ed in presenza di più persone, estremo quest’ultimo che deve essere provato non potendo essere affidato, quanto alla sua sussistenza, a valutazioni presuntive.

L’art. 341-bis cod. pen. ha inteso invero disegnare una fattispecie di reato a contenuto plurimo alla cui definizione concorrono le circostanze del luogo pubblico o aperto al pubblico e della presenza di più persone.

Il principio affermato da questa Corte, ed utilizzato nell’impugnata sentenza al fine di accogliere l’appello del P.m. e riformare in peius la decisione assolutoria di primo grado, per il quale si è ritenuto sufficiente ad integrare il reato la mera potenziale percezione, da parte delle persone presenti, dell’espressione oltraggiosa è destinato ad operare là dove la presenza di più persone risulti comunque provata.

La regola presuntiva non vale pertanto a sostituirsi alla prova dell’elemento di struttura del reato costituito dalla presenza di più persone, ma, solo ove risulti accertata quest’ultima, vale a consentire che non debba provarsi il diverso dato della “percezione” dell’offesa, estremo che avanza, sostenuto da regola di esperienza, sino alla “mera percepibilità” (Sez. 6, n. 15440 del 17/03/2016, Saad, Rv. 266546; Sez. 6, n. 190:10 del 28/03/2017, Trombetta, Rv. 269828).

3. Gli opposti epiloghi decisori e la divisata regola interpretativa impongono l’annullamento senza rinvio dell’impugnata sentenza perché il fatto non sussiste.

P.Q.M.

Annulla senza rinvio la sentenza impugnata perché il fatto non sussiste.


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI