Diritto e Fisco | Editoriale

730 precompilato sbagliato: come e quando correggerlo

28 giugno 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 28 giugno 2018



Ritenute e redditi errati comunicati dal datore di lavoro o dal committente, spese inferiori o mancanti: si può rimediare?

Hai visionato la dichiarazione dei redditi fai-da-te, cioè il 730 precompilato, ma ti sei accorto che ci sono diversi errori? Se i dati sbagliati riguardano soltanto il quadro oneri e spese, cioè dei costi che tu hai sostenuto, non ci sono particolari problemi, in quanto ti basta integrare le informazioni comunicate dai fornitori all’Agenzia delle entrate. La situazione, invece, si fa più problematica nel caso in cui sia stato il tuo datore di lavoro, o un committente, a comunicare dei dati sbagliati: ad esempio, il datore di lavoro potrebbe aver comunicato un reddito maggiore di quello che tu hai ricevuto, oppure di avere effettuato ritenute più basse, o ancora di averti erogato il bonus Irpef in misura più elevata di quello realmente riconosciuto. Facciamo allora il punto della situazione sul 730 sbagliato: come e quando correggerlo, che cosa fare nel caso in cui la correzione possa dar luogo ad accertamenti da parte dell’Agenzia delle entrate.

Come si controlla la dichiarazione precompilata?

Per renderti conto della presenza di errori nel tuo 730, devi innanzitutto sapere come controllare i dati che sono stati comunicati da datori di lavoro, committenti e fornitori. Per capire che cosa è stato comunicato devi in primo luogo accedere, attraverso le tue credenziali (Pin e password di Fisconline, identità unica digitale Spid, Pin dell’Inps, Carta nazionale dei servizi), al servizio 730 precompilato dell’Agenzia delle entrate. Questo servizio è accessibile anche attraverso il sito dell’Inps e il sito NoiPa dedicato ai dipendenti pubblici. Per sapere, nel dettaglio, come ottenere le credenziali per l’accesso e con quali modalità accedere, puoi leggere la nostra guida: Come accedere al 730 precompilato.

Una volta effettuato l’accesso, la pagina dedicata al 730 precompilato ti farà scegliere il tipo di dichiarazione dei redditi, ossia ti farà scegliere tra 730 e modello Redditi (si tratta del modello che ha sostituito il modello Unico, al quale sono obbligati coloro che possiedono una partita Iva, anche se non hanno fatturato nulla).

Nel servizio 730 precompilato, prima di accedere alla vera e propria modifica della dichiarazione, puoi accedere alla sezione Controlla i dati. In questa pagina puoi vedere se ci sono state comunicazioni da parte di chi ti ha erogato dei redditi, quindi committente, datore di lavoro, o ancora ente previdenziale, ad esempio se sei disoccupato o pensionato. Purtroppo, però, non puoi controllare i dati comunicati nel dettaglio direttamente da questa pagina. Puoi invece verificare nel dettaglio le spese comunicate, ad esempio le spese per l’acquisto di medicinali o gli interessi del mutuo per l’abitazione principale.

Puoi comunque controllare i dati comunicati nella maschera di modifica del 730.

Che cosa fare se le spese comunicate sono inferiori alle spese reali?

Accade spesso che le spese sostenute realmente siano più elevate di quelle che figurano nella dichiarazione dei redditi precompilata. Questo può accadere, ad esempio, perché ci sono stati degli errori nelle comunicazioni inviate dai fornitori all’Agenzia delle entrate. Non tutte le spese, peraltro, sono comunicate all’Agenzia delle entrate, alcune devono essere inserite manualmente direttamente da te. In ogni caso, puoi integrare le spese che risultano inferiori a quelle sostenute o quelle che non risultano direttamente dalla sezione Modifica il 730, indicandole nel quadro oneri e spese, il quadro E. Ricorda che i costi che puoi scaricare nella dichiarazione dei redditi sono davvero numerosi, anche quando tu non possiedi una partita Iva: puoi scaricare, ad esempio, le spese per l’acquisto di medicinali o per ticket e visite mediche, le spese per la tua istruzione e quella dei figli, le spese dell’affitto, le donazioni alle onlus, le spese veterinarie… Per saperne di più, puoi leggere: 730, tutti i costi che si possono scaricare.

L’importante, una volta effettuata la correzione, è che tu conservi e custodisca gelosamente la documentazione che prova le spese realmente sostenute, in caso di controlli da parte delle Entrate.

Che cosa fare se il datore di lavoro comunica dei dati sbagliati?

Può capitare, inoltre, che il tuo datore di lavoro comunichi dei dati errati: ad esempio, nel 730 precompilato può risultare uno stipendio più alto di quello percepito, oppure possono risultare delle ritenute più basse rispetto a quelle che realmente sono state effettuate, o ancora, il bonus Irpef (ossia il bonus da 80 euro accreditato in busta paga) può risultare erogato in misura diversa rispetto a quella realmente riconosciuta nel cedolino paga. Che cosa fare, allora, in questi casi? Secondo il buonsenso, dovrebbe bastare correggere manualmente i dati sbagliati e conservare le buste paga, o comunque i documenti che provano quali sono i redditi realmente percepiti e le ritenute realmente effettuate. Purtroppo, però, nella maggior parte degli accertamenti da parte dell’Agenzia delle entrate (accertamento automatico, in quanto i dati comunicati con la Cu, il modello che sostituisce il Cud, ed il modello 770, risultano diversi dai dati dichiarati), i funzionari riferiscono che quanto indicato nei cedolini paga per loro non è sufficiente per annullare le sanzioni derivanti dall’incongruenza delle dichiarazioni del datore di lavoro con la dichiarazione dei redditi. L’unica soluzione, dunque, è che il datore di lavoro corregga la sua dichiarazione, anche tardivamente.

Che cosa fare se il committente comunica dei dati sbagliati o non paga le ritenute?

A comunicare i redditi più elevati o ritenute inferiori può essere anche il committente, ad esempio se hai svolto un contratto di lavoro autonomo occasionale. In questi casi, devi ugualmente chiedere di modificare quanto da lui comunicato all’Agenzia delle entrate. È inoltre importante accertarsi dell’avvenuto pagamento delle ritenute applicate in fattura, diversamente l’Agenzia delle entrate potrebbe contestarti lo scomputo il legittimo di queste somme che abbassano l’imposta dovuta.

Naturalmente, verrebbe da chiedersi come mai lo scomputo delle ritenute per le Entrate sia considerato illegittimo, dal momento che si può facilmente dimostrare di aver subito una trattenuta sui compensi: per quale motivo il lavoratore dovrebbe pagare le tasse due volte? Sfortunatamente, anche se c’è una circolare dell’Agenzia delle entrate [1] dalla quale emergerebbe la non responsabilità del lavoratore che ha subito le ritenute, la prevalente giurisprudenza [2] lo considera comunque responsabile in solido col committente.

In parole semplici, il lavoratore subisce la ritenuta sui compensi, quindi paga le tasse e, se il committente non versa all’erario la ritenuta, e il lavoratore la scomputa dalla dichiarazione dei redditi, è responsabile in solido del suo pagamento. Poi, si potrà rivalere sul committente (che però, bizzarramente, non viene perseguito dalle Entrate): un’interpretazione della normativa sicuramente iniqua e discriminatoria.

note

[1] Circ. n.68/E/2009.

[2] Cass. Sent. n.2256/2017.


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