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Box auto ad uso studio: quali regole rispettare per le norme antincendio

7 luglio 2018


Box auto ad uso studio: quali regole rispettare per le norme antincendio

> Diritto e Fisco Pubblicato il 7 luglio 2018



Sono un musicista e per non disturbare i vicini del condominio quando suono, ho deciso tanti anni fa di inserire nel mio box-auto una parete e una porta insonorizzanti in modo da ricavarne uno studio. Nello studio a poco a poco ho aggiunto una libreria in legno con tutta la musica in cartaceo che ho, un climatizzatore, una postazione di lavoro per riparazione flauti, un piccolo fornelletto, ecc. Di recente, il box si è allagato più volte. Ho chiesto all’amministratore di incaricare un esperto per risolvere il problema, ma la risposta è stata che avrebbero provveduto solo se avessi svuotato il box, per le norme antincendio. Mi sono affidato a un ingegnere per cercare di fare il cambio di destinazione d’uso da C6 a C3 o C2 ma il passaggio non è risultato praticabile. A breve incaricherò un idraulico a spese mie. Come posso mantenere il mio studio nel rispetto delle norme antincendio?

A parere dello scrivente, con riferimento alla normativa e alla giurisprudenza prevalente, l’utilizzo di un box auto come ufficio o studio, se non in contrasto con i regolamenti condominiali, è consentito solo ed esclusivamente nell’eventualità di modifica di destinazione d’uso, ad esempio da garage a magazzino-deposito.

A questo punto, poiché il passaggio non risulta praticabile, occorre uniformarsi a quanto stabilito dall’amministratore del condominio che, investendo della questione un tecnico, per l’incolumità e la sicurezza dei suoi condomini, è obbligato ad ottenere dai Vigili del Fuoco il Certificato prevenzione incendi dell’autorimessa.

La libreria, il fornello, il climatizzatore e il rivestimento acustico sono tutti elementi che, come evidenzierà lo stesso tecnico, costituiscono un pericolo perché soggetti ad incendio quindi, onde continuare ad utilizzare lo spazio, probabilmente sarà utile adottare un arredamento più basico e minimale.

Quanto evidenziato, viene affermato per i seguenti motivi.

La nuova “Bozza di regola tecnica integrativa del D.M. 16 maggio 1987, n. 246, recante misure gestionali e di esercizio commisurate al livello di rischio ipotizzabile”, rispetto alla versione precedente che limitava a 5 i livelli di prestazione antincendio (L.P.), variabili in base all’altezza antincendio dell’edificio, oggi ne impone 4:

  1. L.P.0 per gli edifici di altezza antincendi da 12 metri a 24 metri;
  2. L.P.1 per gli edifici di altezza antincendi da 24 metri a 54 metri;
  3. L.P.2 per gli edifici di altezza antincendi da oltre 54 metri fino a 80 metri;4
  4. L.P.3 per gli edifici di altezza antincendi oltre 80 metri.

Maggiore è l’altezza dell’edificio e maggiore sarà dunque il pericolo per gli occupanti, per questa ragione l’amministratore, quale responsabile della sicurezza, deve fare in modo che i condomini possano avere tutte le informazioni necessarie a prevenire ed evitare i danni, cioè:

a) sapere come allertare i Vigili del Fuoco e quali indicazioni fornire per un soccorso veloce ed efficace;

b) sapere come mettere in sicurezza le apparecchiature e gli impianti presenti nell’edificio e individuare le vie di fuga;

c) sapere come effettuare un corretto esodo, soprattutto in presenza di persone con ridotte capacità motorie;

A seguito della messa in sicurezza, che è obbligatoria a pena di divieto di utilizzo dei garage stabilito dal Sindaco in caso di evidente pericolo, l’amministratore di condominio, con apposito sopralluogo, chiede la conformità di quanto svolto ai Vigili del Fuoco che in caso di esito favorevole emettono il Certificato prevenzione incendi, documento che attesta la sicurezza dei locali adibiti a rimessa.

La giurisprudenza conferma quanto detto:

Il condominio che abbia acquistato in proprietà esclusiva lo spazio destinato al parcheggio di un autoveicolo, ancorchè sito nel locale adibito ad autorimessa comune del condominio, ha facoltà, a norma dell’art. 841 cod. civ. di recintarlo anche con la struttura di un cosiddetto “box”, sempre che non gliene facciano divieto l’atto di acquisto o il regolamento condominiale avente efficacia contrattuale e non derivi danno alle parti comuni dell’edificio ovvero una limitazione al godimento delle parti comuni dell’autorimessa”. Cass civ. sentenza n. 26426 del 16/12/2014.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Rossella Blaiotta


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