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Conto corrente estero: qual è il regime fiscale da rispettare?

7 luglio 2018


Conto corrente estero: qual è il regime fiscale da rispettare?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 7 luglio 2018



A quale regime fiscale è assoggettato un conto corrente estero? Vorrei accedere ad un sito di transazioni di oro, argento, e platino da investimento, ma per fare ciò mi viene chiesto di aprire un conto di appoggio sul loro sito. Detto sito si trova in Svizzera e in Inghilterra. Da qui nasce il mio dubbio.

La legge in generale non prevede alcuna limitazione alla apertura di conti correnti all’estero da parte di soggetti residenti in Italia.

L’unico limite che la legge pone in capo al contribuente è l’obbligo di monitoraggio delle attività finanziarie e patrimoniali detenute all’estero da persone fisiche e enti non commerciali residenti in Italia.

La disciplina del monitoraggio delle attività estere comporta l’obbligo di dichiarare tutte le attività finanziarie e le immobilizzazioni detenute all’estero da persone fisiche ed entità non commerciali residenti in Italia, per ogni periodo di imposta, in un apposito modello della dichiarazione dei redditi, il Quadro RW.

Per i depositi ed i conti correnti bancari l’obbligo scatta solo quando viene superato il valore massimo complessivo di euro 15.000,00 nel corso del periodo d’imposta.

La norma inoltre prevede che in ogni caso è obbligatorio compilare il Quadro RW quando è dovuta l’Ivafe – Imposta sul Valore delle Attività Finanziarie.

Per valore complessivo massimo nel corso del periodo di imposta si intende il valore che il conto corrente o il deposito assumono a seguito di tutti i movimenti di entrata ed uscita registrati, infatti se, ad esempio, il conto viene aperto con un versamento di euro 1.000,00 e poi vengono effettuati un versamento di euro 14.500,00 ed un prelievo di euro 10.000,00 lo stesso giorno, la consistenza del conto sarà di euro 5.500,00 ma il valore massimo raggiunto sarà stato comunque superiore a 15.000,00

– infatti la somma di 1.000,00 più 14.500,00 fa 15.500,00, anche se in effetti il conto ha avuto una consistenza media o giacenza, inferiore al limite indicato.

L’obbligo di versare l’Ivafe invece è previsto in modo forfetario, pari ad euro 34,20 annui, quando le attività finanziarie sono costituite da conti correnti esteri, pertanto, anche nel caso in cui il conto estero non raggiunga il valore massimo complessivo obbligatorio per legge, almeno in via prudenziale, si consiglia di indicare in ogni caso il conto corrente, anche con il valore inferiore a quello indicato dalla legge, al fine di versare l’Ivafe nella misura di euro 34,20 annuali per ogni conto corrente.

Si fa presente infine che se, dal deposito o dal conto corrente esteri, vengono prodotti redditi di capitale esteri – interessi e dividendi – o redditi diversi esteri – plusvalenze – allora sarà obbligatorio dichiarare anche tali redditi negli altri Quadri previsti dalla dichiarazione dei redditi come il Quadro RL ed i Quadri RT/RM provvedendo a versare le imposte relative, a meno che i redditi prodotti all’estero non siano esenti da imposte o non siano già stati sottoposti a prelievo tramite ritenuta alla fonte a titolo d’imposta.

Articolo tratto dalla consulenza resa dal dott. Mauro Finiguerra

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