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Lo sai che? Enti ecclesiastici: come avviene l’accettazione dell’eredità con beneficio d’inventario

Lo sai che? Pubblicato il 7 luglio 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 7 luglio 2018

Un Ente ecclesiastico con personalità giuridica è obbligato ad accettare l’eredità con beneficio d’inventario. Quando, come Ente morale riconosciuto, siamo obbligati a ricorrere al tribunale? Qual è l’iter da seguire a partire dall’apertura della successione fino alla fase di vendita totale del patrimonio del de cuius?

Come giustamente affermato dalla lettrice, per espressa previsione normativa (art. 473 cod. civ.), gli enti devono necessariamente accettare l’eredità con beneficio di inventario, non potendo divenire eredi puri e semplici. Ciò comporta una serie di adempimenti e, soprattutto, il rispetto di determinati termini, decorsi i quali l’accettazione deve considerarsi inesistente (Cass. sent. n. 19598/2004). Accettare con beneficio di inventario comporta la separazione dal patrimonio dell’ente erede da quello del de cuius, con la conseguenza che il primo risponde dei debiti ereditari nei limiti del valore dei beni ricevuti per effetto della successione.

I vari passaggi da attuare per l’accettazione con beneficio di inventario possono essere sintetizzati come segue:

1. Un rappresentante dell’ente, munito di delega e di valido documento di identità, deve recarsi presso la Cancelleria della Volontaria giurisdizione del Tribunale civile del luogo di apertura della successione (luogo in cui il defunto ha avuto l’ultimo domicilio). Egli deve presentare una dichiarazione in cui manifesta la volontà di accettare l’eredità con beneficio d’inventario. La modulistica si trova presso la cancelleria oppure on line sul sito del Tribunale competente.

In alternativa, l’ente può rivolgersi ad un notaio il quale si occupa della trasmissione della dichiarazione al tribunale.

2. La dichiarazione dell’accettazione dell’eredità viene inserita dal cancelliere nel registro delle successioni tenuto presso il Tribunale.

3. Dopo aver reso la dichiarazione (ma si può fare anche prima), l’ente deve presentare, sempre presso la cancelleria del tribunale, un’istanza per la formazione dell’inventario dei beni del defunto con richiesta di nomina del pubblico ufficiale che si occuperà dell’inventario stesso (cancelliere o notaio). La cancelleria iscrive a ruolo il procedimento e rilascia il relativo numero. Il Tribunale provvede con decreto, nominando il notaio o il cancelliere del Tribunale.

È possibile seguire l’esito del procedimento collegandosi al Portale Telematico del Ministero della Giustizia (consultazione pubblica dei registri attraverso il numero di ruolo rilasciato dalla cancelleria). Verificato l’avvenuto accoglimento della domanda, è possibile ritirare in cancelleria il provvedimento di nomina.

4. L’inventario è redatto dal cancelliere o da un notaio designato dal defunto con testamento o nominato dal Tribunale, il quale deve comunicare alle persone interessate ad assistere all’inventario il luogo, la data e l’ora di inizio delle operazioni. All’inventario si procede mediante la descrizione dettagliata di tutti i beni immobili e mobili e i documenti del defunto (art. 769 e ss. cod. proc. civ.).

Occorre prestare molta attenzione ai termini di legge (artt. 484 e ss. cod. civ.):

a) Se l’ente è già in possesso di (tutti o alcuni) beni ereditati deve compiere l’inventario entro tre mesi dalla data di apertura della successione. Se l’inventario non è compiuto nei tre mesi, l’ente non può più accettare l’eredità.

Compiuto l’inventario, l’ente che non ha ancora presentato la dichiarazione di accettazione con beneficio d’inventario deve farlo entro quaranta giorni dal compimento dell’inventario stesso;

b) Se l’ente non è in possesso di beni appartenenti al defunto, può presentare dichiarazione di accettazione con beneficio d’inventario entro dieci anni dalla data di apertura della successione.

L’inventario deve essere compiuto entro tre mesi dalla data di presentazione della dichiarazione di accettazione con beneficio d’inventario.

Se l’ente ha formato l’inventario prima di presentare la dichiarazione di accettazione con beneficio d’inventario, deve presentare quest’ultima entro quaranta giorni dalla data del compimento dell’inventario stesso.

Per quanto concerne la vendita dei beni ereditati, questa è possibile solo dietro autorizzazione del giudice (artt 747 e ss. cod. proc. civ.). L’autorizzazione serve per l’alienazione e gli atti di straordinaria amministrazione riguardanti sia i beni immobili che i beni mobili (per questi ultimi l’autorizzazione non è necessaria se sono decorsi oltre 5 anni dall’accettazione). Più precisamente, l’ente che voglia vendere i beni accettati con beneficio di inventario deve presentare un ricorso al Tribunale del luogo in cui è aperta la successione (cioè Tribunale del luogo dell’ultimo domicilio del defunto al momento della morte). Al ricorso devono essere allegate: copia dell’accettazione con beneficio d’inventario; copia dell’inventario; copia della dichiarazione di successione (per gli immobili); perizia giurata (per gli immobili); contributo unificato di euro 98,00 oltre marca da bollo di euro 27,00.

Il giudice concede con decreto l’autorizzazione alla vendita.

Dunque, in estrema sintesi, l’ente dovrà rivolgersi al Tribunale:

a) per la fase di accettazione con beneficio di inventario (a meno che non decida di rivolgersi direttamente ad un notaio);

b) per l’eventuale fase di vendita dei beni del patrimonio del de cuius.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Maria Monteleone


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